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Pensione di vecchiaia

del 02/10/2015
CHE COS'È?

Pensione di vecchiaia: definizione

La pensione di vecchiaia è il riconoscimento, da parte dell’Ente erogante, di un assegno mensile continuativo, da corrispondersi per tredici mensilità nell’anno, il cui diritto si consegue al raggiungimento di requisiti prestabiliti essenziali: età, contribuzione minima e cessazione del rapporto di lavoro dipendente.
I lavoratori autonomi possono chiedere la pensione e proseguire la propria attività, ma devono cessare da eventuale lavoro dipendente. In generale, per “andare in pensione”, oltre alla risoluzione del rapporto di lavoro subordinato, è necessario il requisito anagrafico di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne (dal 1° gennaio 2000 e fino al 2013 per il settore privato). Il terzo requisito richiesto è il possesso di almeno 20 anni di contribuzione versata o accreditata (effettiva, cioè in costanza di rapporto di lavoro, nelle varie forme: da riscatto, ricongiunzione, contributi figurativi e volontari). 
Prima dell’entrata in vigore della legge Dini (legge 335/95), le pensioni venivano calcolate con il sistema retributivo. Le variabili da considerare ai fini del calcolo erano il numero di contributi accreditati nel conto previdenziale del lavoratore e la media delle ultime retribuzioni annue percepite.
Con la riforma Dini alla pensione di vecchiaia "retributiva" si aggiunge quella “mista” per approdare al sistema di calcolo cosiddetto "contributivo", destinato a sostituire negli anni i primi due. Tale riforma ha comportato che le modalità di liquidazione della pensione debbano essere commisurate a seconda del numero di contributi versati sul conto di ciascun lavoratore alla data del 31 dicembre 1995.
I lavoratori dipendenti che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 rientrano automaticamente nel sistema di calcolo contributivo: questo significa che avranno diritto a un solo tipo di pensione, denominata pensione di vecchiaia (che sostituisce la pensione di vecchiaia e quella di anzianità del sistema retributivo). Quindi, alla data del 1 gennaio 1996, per il calcolo di pensione:

  1. a chi non aveva nessun contributo previdenziale si applica il sistema contributivo;
  2. a chi aveva più di 18 anni di contributi versati al 31 dicembre 1995 si applica il sistema retributivo;
  3. a chi invece aveva meno di 18 anni di contributi si applica il sistema misto. La pensione viene liquidata in parte con il sistema di calcolo retributivo (per le anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 1995) e in parte con il sistema contributivo (per le anzianità maturate a partire dal 1 gennaio 1996).

COME SI FA
I requisiti per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia continuano a variare per effetto dei frequenti interventi governativi sulla sostenibilità del sistema pensionistico nazionale e necessitano dell’intervento di esperti professionisti per un’attenta e approfondita valutazione (vedi "chi").
Il calcolo contributivo, introdotto dalla riforma Dini (articolo 1 legge 335) si basa sull'accantonamento dei contributi annui versati, rivalutati in base all'andamento del prodotto interno lordo (Pil). Si applica ai lavoratori dipendenti e autonomi, assunti a partire dal 1° gennaio 1996, senza, quindi, precedente contribuzione o a chi ha optato per il sistema contributivo (titolare di 15 anni di contribuzione, di cui almeno 5 versati col nuovo sistema).
I presupposti del sistema sono il montante contributivo individuale e il coefficiente di trasformazione (tabella A - legge 335/95) relativo all'età dell'assicurato al momento della pensione. Il montante contributivo è costituito dalla somma degli accantonamenti annui della quota contributiva a carico dei lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli. Il coefficiente di trasformazione è una percentuale che si applica al montante contributivo individuale e fornisce la misura della pensione annua lorda del soggetto. Sono previsti benefici per le lavoratrici madri e per chi effettua attività usuranti. 
Le pensioni liquidate con tale sistema, a parità di numero di contributi e retribuzione, risultano di importo inferiore a quelle liquidate con il sistema retributivo: i lavoratori più giovani quindi dovranno cautelarsi per tempo, pensando a forme di pensione integrativa con cui colmare il minor gettito da pensione risultante.
Per le pensioni liquidate con il sistema contributivo, inoltre, non si applicano le disposizioni sull’integrazione al minimo previste invece per il sistema retributivo: di conseguenza, chi versa contributi di valore ridotto potrebbe ritrovarsi a percepire una pensione di importo esiguo anche con molti anni di versamenti contributivi.

CHI
Per maggiori informazioni e approfondimenti sulla propria situazione previdenziale è consigliabile rivolgersi presso gli sportelli delle sedi periferiche degli enti di riferimento (INPS o altri), presso i patronati, le associazioni sindacali dei lavoratori, gli studi di Consulenza del Lavoro ed esperti in materia pensionistica.
Vale la pena di segnalare l’opportunità dell’utilizzo di strumenti professionali quali servizi di pianificazione previdenziale individuale, con analisi del pregresso e proiezione della situazione futura di pensione nelle varie forme, obbligatoria e integrativa o complementare.

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