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Pensione integrativa

del 27/10/2011
CHE COS'È?

Pensione integrativa: definizione

Nel nostro Paese negli ultimi decenni si vive di più: è aumenta la popolazione anziana e come conseguenza le pensioni si pagano per più persone e per più tempo.
Alla luce di questa nuova realtà, per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale contenendo la spesa pensionistica ma garantendo nello stesso momento la sostenibilità finanziaria, si è reso necessario dare luogo alla riforma del sistema pensionistico.
Questa riforma, che rappresenta un’importante evoluzione nella storia della previdenza italiana, ha avuto come effetto una riduzione delle pensioni rispetto ai valori del recente passato.
Per garantire a tutti i lavoratori di mantenere un reddito non molto diverso durante la pensione, la legge ha pertanto istituito e sostiene un sistema pensionistico basato su due “pilastri”: il primo è rappresentato dalla previdenza obbligatoria e assicura la pensione base; il secondo è rappresentato dalla previdenza complementare il cui fine è quello di sommarsi alla previdenza di base.
La previdenza complementare, anche se è volonataria, rappresenta una necessità fondamentale per i lavoratori più giovani, ai quali la pensione di base determinata con il sistema di calcolo “contributivo” non sarà più in grado di assicurare un tenore di vita paragonabile a quello derivante dalla retribuzione percepita durante la vita lavorativa.
La previdenza complementare trova le sue fondamenta nel decreto legislativo 252/2005 entrato in vigore il 01/01/2007 ed è gestita da appositi Fondi pensione, Enti dotati di personalità giuridica.
I destinatari potenziali dei fondi pensione coincidono con i destinatari della previdenza obbligatoria e, pertanto, le forme pensionistiche complementari possono essere istituite per i lavoratori dipendenti, per i soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro nonchè per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.
Principalmente le forme pensionistiche complementari si distinguono in collettive e individuali.
Costituiscono delle forme pensionistiche collettive i fondi pensione di natura negoziale istituiti per effetto di un contratto o accordo collettivo di lavoro anche aziendale, i fondi istituti dalle Regioni, i fondi aperti che ricevono adesioni collettive, i fondi preesistenti.
Rientrano nelle forme pensionistiche individuali i fondi di pensione aperti ad adesione individuale e le polizze di assicurazione sulla vita.
Le forme di previdenza complementare previste dalla normativa possono essere così distinte:
  • fondi pensione negoziali o chiusi: nascono da contratti o accordi collettivi o da regolamenti aziendali. A questi fondi possono aderire solo i lavoratori ai quali si applica il contratto collettivo che ha istituito il fondo pensione o che appartengono a un determinato comparto o territorio;
  • fondi pensione aperti: sono istituiti da intermediari bancari, finanziari e assicurativi. L’adesione a questi fondi può avvenire in forma individuale o collettiva a seguito di contratti e accordi collettivi anche aziendali nei quali si è deciso di aderire in modo collettivo ad uno o più fondi aperti;
  • forme pensionistiche individuali: possono essere realizzate con l’adesione individuale a un fondo pensione aperto oppure mediante contatti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese di assicurazioni. L’adesione riguarda tutti i soggetti anche non titolari di redditi da lavoro e da impresa;
  • fondi pensione istituiti dalle regioni: possono aderirvi i lavoratori dipendenti che svolgono attività nel territorio della regione che ha istituito il fondo;
  • fondi pensione preesistenti: sono costituiti dai fondi pensioni già esistenti alla data di entrata in vigore della legge n.421/1992 e che pertanto rientrano in un regime transitorio caratterizzato da regole differenti rispetto alla disciplina applicabile per la generalità dei fondi pensione.
Barbara Colombo
Ordine dei Consulenti del Lavoro di Varese
Studio Barbara Colombo

COME SI FA
Una delle novità più importanti della riforma del sistema pensionistico, riguarda il Trattamento di fine rapporto (Tfr) che può essere utilizzato, insieme a una contribuzione a carico sia del lavoratore che del datore di lavoro, come fonte di finanziamento della forme pensionistiche complementari.
Dalla data di entrata in vigore della norma, 1 gennaio 2007, ogni lavoratore dipendente deve decidere, entro 6 mesi dall’assunzione, se destinare il proprio Tfr da maturare alle forme pensionistiche complementari o mantenere lo stesso presso il proprio datore di lavoro.
La scelta sulla destinazione del Tfr riguarda solo il Tfr maturando infatti il Tfr maturato fino alla data di esercizio della scelta resta accantonato presso il datore di lavoro e sarà quindi liquidato alla cessazione del rapporto di lavoro. In qualsiasi momento il lavoratore può decidere di revocare la scelta di mantenere il Tfrin azienda e di conferire lo stesso ad un fondo di previdenza, viceversa, l’opzione per la previdenza complementare è irrevocabile.
Per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti il finanziamento si realizza mediante contribuzione a carico degli stessi.
Le prestazioni che vengono erogate dai fondi seguono i criteri stabiliti dalle fonti costitutive e nello specifico per acquisire il diritto alla prestazione è necessario:
  • aver maturato i requisiti di accesso alle prestazioni previsti nel regime obbligatorio di appartenenza;
  • poter far valere almeno 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.
Le prestazioni pensionistiche possono essere erogate:
  • in rendita, mediante l’erogazione della pensione complementare (pensione);
  • in rendita e capitale fino a un massimo del 50% del capitale finale accumulato;
  • in capitale, qualora la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale risulti inferiore al 50% dell’assegno sociale Inps.
La normativa prevede inoltre che nel, caso di cessazione dell’attività lavorativa seguita da un periodo di disoccupazione superiore a 48 mesi, la prestazione può essere concessa al lavoratore con un anticipo massimo di 5 anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza.
Sulle prestazioni erogate si applica una ritenuta a titolo di imposta con un’aliquota del 15% che viene ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno aggiuntivo al quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, fino ad un massimo di 6 punti percentuali, raggiungendo così l’aliquota minima del 9%.
Così come previsto per il Tfr maturato presso il datore di lavoro, in determinati casi la legge consente anche nella previdenza complementare di usufruire di anticipazioni sulla quota personale maturata.
Nello specifico è possibile richiedere le seguenti anticipazioni:
  1. in qualsiasi momento della partecipazione alla forma pensionistica fino al 75% del maturato per spese sanitarie conseguenti a gravissime condizioni relative a se, al coniuge e ai figli;
  2. dopo 8 anni di iscrizione al fondo fino al 75% per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sè e per i figli; e fino al 30% per ulteriori esigenze dell’iscritto.
Nelle anticipazioni illustrate nel punto 1) si applica la tassazione a titolo di imposta già sopra esposta, con l’aliquota del 15% alla quale si applica la riduzione di 0,30 punti percentuali per ogni anno superiore al 15° di contribuzione; mentre per le anticipazioni illustrate nel punto 2) si applica la tassazione a titolo di imposta con l’aliquota del 23%.
L’aderente al fondo di previdenza complementare può trasferire la propria posizione individuale a un’altra forma pensionistica complementare, sia collettiva che individuale, se ricorrono i seguenti requisiti:
  • in caso di perdita dei requisiti di partecipazione, ad esempio per cambiamento di attività lavorativa;
  • per scelta volontaria dopo un minimo di due anni di iscrizione.
In questo caso l’iscritto ha diritto alla prosecuzione dei versamenti alla nuova forma di previdenza prescelta, sia del Tfr che dell’eventuale contribuzione a carico del datore di lavoro, secondo quanto stabilito dal contratto o dagli accordi collettivi.
Nell’ipostesi di decesso dell’aderente in costanza di attività lavorativa, ossia prima del pensionamento, l’intera posizione maturata è versata agli eredi o alle persone individuate dall’iscritto.

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