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Destinazione del tfr a previdenza complementare

del 27/07/2016
CHE COS'È?

Destinazione del tfr a previdenza complementare: definizione

La destinazione del Tfr alla previdenza complementare è una possibilità prevista da quando è entrato in vigore, il 1° gennaio del 2007, il decreto legislativo 252/2005 che ha esteso le opportunità di adesione e finanziamento della previdenza complementare stessa: in sostanza, i lavoratori dipendenti del settore privato sono liberi di decidere se contribuire con il conferimento del trattamento di fine rapporto che stanno maturando a un fondo pensione. Tale modalità di adesione, però, non è ancora concessa a chi lavora nel settore pubblico. 


COME SI FA

Come si destina il Tfr alla previdenza complementare?

A partire dal 1° gennaio del 2007, i lavoratori del settore privato possono esprimere la propria scelta di destinare a un fondo pensione il trattamento di fine rapporto maturando entro sei mesi dalla data in cui vengono assunti, facendo riferimento al modello TFR2, a patto che durante un rapporto di lavoro precedente tale scelta non sia già stata espressa. Il lavoratore, comunque, con il modello TFR1 o con il modello TFR2 può decidere, entro i termini, di conservare presso il proprio datore di lavoro il Tfr. La scelta deve essere ponderata con la massima attenzione, in quanto la destinazione alla previdenza complementare non può essere modificata, visto che è irrevocabile. Diverso, invece, il discorso per il Tfr mantenuto presso il datore di lavoro: in questo caso si può cambiare idea in qualsiasi momento per passare a una forma pensionistica complementare. 


CHI

I lavoratori del settore privato.


FAQ

1. In cosa consiste la scelta tacita?

Se il lavoratore nei mesi successivi alla data in cui è stato assunto non manifesta alcuna volontà scatta il cosiddetto silenzio assenso: in sostanza il Tfr che viene maturato è destinato in automatico alla previdenza complementare. Ciò vuol dire che, dal mese seguente al mese in cui il silenzio assenso è maturato, il Tfr deve essere trasferito dal datore di lavoro alla forma pensionistica collettiva stabilita dai contratti o dagli accordi collettivi, a meno che tra le parti non sia intervenuto un accordo aziendale differente in virtù del quale il Tfr debba essere destinato a un altro tipo di forma pensionistica complementare collettiva. Se sono presenti più forme pensionistiche complementari, si trasferisce il Tfr alla forma a cui hanno aderito più lavoratori, sempre che non sia previsto un accordo aziendale diverso. 

2. Come deve essere informato il lavoratore a proposito della destinazione del Tfr a previdenza complementare?

Il datore di lavoro deve consegnare ai dipendenti una adeguata informativa a proposito delle scelte che possono compiere: tale informativa va fornita prima dell'inizio dei sei mesi, e deve essere seguita da una seconda informativa, da rendere non più tardi di trenta giorni prima che i sei mesi scadano, da consegnare a tutti i lavoratori che non hanno ancora espresso la propria volontà, così che sappiano che allo scadere del termine il Tfr maturando sarà destinato - in assenza di decisioni - alla previdenza complementare.

3. Quali sono gli adempimenti obbligatori per i datori di lavoro?

I datori di lavoro sono tenuti a versare le quote di Tfr dei dipendenti maturate secondo la periodicità e secondo la tempistica previste dai fondi. A regime, le quote che i lavoratori destinano alla previdenza complementare vanno versate a partire dal mese seguente rispetto a quello in cui è stata scelta tale destinazione. Per i datori di lavoro, che potrebbero dover eseguire versamenti su più fondi, si tratta di un impegno significativo. 
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