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Associazione in partecipazione

del 19/01/2012
CHE COS'È?
Il contratto di associazione in partecipazione è regolamentato dagli articoli 2549 e seguenti del codice civile. Esso consiste nella possibilità che un soggetto (denominato associato) partecipi agli utili dell’impresa, o di uno o più affari, di un altro soggetto (denominato associante) con diritto ad un compenso determinato in percentuale all’utile prodotto.
L’associato matura il diritto al compenso a fronte di un determinato apporto, che può essere la prestazione della propria opera oppure capitale (somme di denaro, apporto di un bene – mobile o immobile  sia in proprietà che in godimento).
Nell’associazione in partecipazione la gestione dell’impresa rimane in capo all’associante, il quale rimane l’unico titolare dell’impresa o dell’affare e si fa carico di tutti i rischi di impresa. L’associato non ha alcun potere decisionale.
L’associato partecipa alle perdite dell’impresa o dell’affare nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite non possono superare il valore dell’apporto.
L’associato ha diritto al rendiconto dell’affare o a quello annuale, nel caso la gestione si protragga per più di un anno, e potrà verificare direttamente, o a mezzo persona di comune fiducia, la contabilità dell’associante.
Fiscalmente parlando occorre individuare bene il tipo di contratto di associazione in partecipazione, in quanto diversi sono i riflessi fiscali se viene attuato un apporto di capitale, o capitale ed opera (misto), oppure un apporto di solo opera.
Nel primo caso (apporto di capitale o capitale ed opera) il compenso percepito rientra nei redditi da capitale; nel secondo caso (apporto di opera) il compenso rientra nei redditi di lavoro autonomo.
Anche in capo all’associante è diversa la modalità di deduzione del compenso corrisposto. Infatti in caso di contratto con apporto di opera il compenso è un costo deducibile; nel caso di contratto con apporto di capitale o misto il compenso erogato è un costo indeducibile.

Dott. Rag. Claudio Mazzei
Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Pistoia
Maffia & Associati

COME SI FA
Deve essere redatto un contratto scritto tra le parti (associante ed associato) che è opportuno registrare presso il competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate al fine di dare la data certa.
In tale contratto devono essere indicati i seguenti elementi:

  1. tipo di apporto dell’associato. Nel caso l’apporto consista nell’opera svolta dall’associato è opportuno specificare il lavoro svolto e indicare che l’associato presta la propria opera a sua discrezione, nelle ore e nei giorni di lavoro che saranno necessari per lo svolgimento dell’attività e che tale apporto lavorativo viene prestato senza il vincolo della subordinazione, non essendo soggetto ad alcuna direttiva e/o controllo da parte dell’associante e/o rapporto gerarchico;
  2. percentuale di partecipazione;
  3. durata del contratto;
  4. modalità di corresponsione del corrispettivo spettante all’associato. E’ possibile prevedere anche il pagamento di eventuali acconti che saranno conguagliati in sede di rendiconto;
  5. possibilità di attribuire partecipazioni per la stessa impresa o affare ad altre persone senza che sia richiesto il consenso dell’associato;
  6. fare menzione che fiscalmente il rapporto di associazione in partecipazione con apporto dell’opera è regolamentato dall’articolo 53 del TUIR e che è soggetto a contribuzione INPS ai sensi dell’articolo 43 del decreto legge. n. 269 del 30/09/2003. Nel caso di apporto di capitale o misto si applica la normativa prevista dall’articolo 44 del TUIR.

CHI
I soggetti che possono sottoscrivere un contratto di associazione in partecipazione agli utili possono essere:

  • per l’associante = chiunque svolga un’attività d’impresa, sia in forma individuale che societaria;
  • per l’associato = sia persona fisica non imprenditore, sia persona fisica imprenditore, sia società.

Possono farsi assistere, per la redazione dell’atto e gli adempimenti successivi, da un commercialista, un consulente del lavoro, un avvocato, un notaio.

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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

lara

27/04/2012 13:52:52

E' un peccato che questo contratto, che prevede la partecipazione di persone anche non facoltose, ad intraprendere un opera imprenditoriale, venga distorto per farlo diventare un vero e proprio contratto che nasconde uno sfruttamento sul lavoro. Sono 400 mila le persone in Italia che ad oggi invece di essere regolate con un normale contratto al commercio, diventano socie di aziende senza ne averne l'esigenza, ne gli agi che può avere un titolare di una società.

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