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Lavoratori mobili

del 04/01/2012
CHE COS'È?

Lavoratori mobili: definizione

Sebbene vi sia confusione in merito alla terminologia utilizzata dalla normativa, si ritiene che per lavoratori mobili (mobile workers), si intendono quelli impiegati nelle imprese di autotrasporto professionale sia di merci che di persone. Ciò che ha rilevanza decisiva è l’attività dell’impresa e non già quella del singolo lavoratore. Pertanto ciò che segue riguarda questa categoria di lavoratori e non anche gli autisti di imprese che utilizzano veicoli in conto proprio, anche se muniti di cronotachigrafo, ai quali viene applicata una diversa normativa.
La normativa di riferimento relativa all’orario di lavoro inerente questa categoria di lavoratori è data dalla direttiva CE 104/93 (aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro in generale), dalla direttiva 34/2000 (protezione della salute e sicurezza dei lavoratori mobili), dal decreto legislativo 66/03 di completamento del recepimento della direttiva 104/93.

Dott. Claudio Zaninotto
Ordine Consulenti del Lavoro di Pavia
Studio Associato  Dott. Claudio Zaninotto e Rag. Mariella Villani

COME SI FA
Fatto il debito distinguo di cui sopra è il caso di concentrare l’attenzione sulla peculiarità dell’attività del lavoratore mobile dell’autotrasporto, ovvero l’orario di lavoro.
La direttiva 104/93 che si occupa di orario di lavoro dei lavoratori in generale in un primo tempo aveva escluso questa categoria di lavoratori proprio per la loro peculiarità.
In seguito la direttiva 34/2000 ha stabilito più specificamente che “è opportuno garantire la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori mobili”.
Negli anni successivi sono state promulgate norme italiane specifiche al fine di dare attuazione a tale principio.
Per gli autisti delle imprese di trasporto si è prevista una specifica normativa di settore che va ad aggiungersi (non a sostituirsi) a quella sociale relativa ai tempi di guida e di riposo prevista dal Regolamento CEE 3820 del 1985 sostituito da Regolamento CE 561 del 2006 e successive modificazioni.
La durata settimanale di lavoro (fermi restando i tempi di guida e di riposo di cui al Regolamento CE 561 e successive modificazioni) non deve superare le 48 ore settimanali, considerate come media di 4 mesi e, comunque, non può superare le 60 ore in ogni singola settimana.
Fermo restando quanto sopra, da parte degli autisti è anche necessario il rispetto dei riposi intermedi nel modo seguente:
  • riposo intermedio di almeno 30 minuti se il totale delle ore di lavoro è compreso tra le 6 ore e le 9;
  • riposo intermedio di almeno 45 minuti se il totale delle ore di lavoro supera le 9 ore;
  • in ogni caso i riposi intermedi non possono essere suddivisi in periodi inferiori ai 15 minuti.
Qualche precisazione merita la questione della registrazione delle ore di lavoro effettuate. Con l’articolo 8 del decreto legislativo 234 del 19.11.2007 è stato istituito il Registro dell’Orario di Lavoro in aggiunta al registro presenze allora in vigore.
Con le successive note esplicative del Ministero del Lavoro (nota 25/SEGR/1625 del 30.01.2008) è stato chiarito che per le modalità di tenuta di detto registro sia estensibile la disciplina relativa alla tenuta di libro matricola e paga (decreto del Presidente della Repubblica n. 350 del 20.4.94 e decreto ministeriale 30.10.02).
Siccome le registrazioni da effettuarsi su detto Registro dell’Orario di Lavoro corrispondono sostanzialmente a quelle previste dalla sezione presenze del libro paga (registro presenze), si è ritenuto che quest’ultimo fosse funzionale anche quale Registro dell’Orario di Lavoro in ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo 234.
Successivamente, con il decreto del Ministero del Lavoro del 9.7.08, convertito in legge 133 del 06.08.08, in luogo di distinti libro paga (o cedolini meccanografici) e registro presenze è stato istituito il L.U.L. (Libro Unico del Lavoro) che, come è noto, racchiude libro paga e registro presenze in un unico documento.
A questo punto si ritiene che le registrazioni delle ore di lavoro svolto, da effettuarsi sul Registro dell’Orario di Lavoro, già considerate non necessarie perché corrispondenti a quelle del registro presenze, con l’avvento del L.U.L. siano altrettanto inutili essendo corrispondenti alla sezione “calendario” dello stesso L.U.L. In buona sostanza da tutto ciò si deduce l’inutilità, in quanto doppione, dell’istituzione del Registro dell’Orario di Lavoro e, pertanto, anche per i lavoratori mobili risulta sufficiente la corretta compilazione del L.U.L come per tutte le altre categorie di lavoratori dipendenti e settori di attività.
Per ciò che attiene alle modalità di annotazione delle registrazioni e ai tempi di compilazione del registro, in considerazione dell’evidente difficoltà operativa di registrazioni quotidiane, il Ministero del Lavoro (interpello n. 63 del 31.7.2009) ha precisato che per i lavoratori mobili dell’autotrasporto è possibile sostituire l’effettivo numero di ore lavorate con l’indicazione della sola presenza al lavoro (“P”). Stante la previsione contrattuale collettiva in base alla quale le ore di straordinario possono essere rilevate solo alla fine del periodo articolato su base multiperiodale di 4 mesi, la valorizzazione delle ore di straordinario sul L.U.L. può avvenire in un solo documento con la registrazione dei dati variabili della retribuzione.

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