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Apparecchi di rilevamento automatico - autovelox, photored, velomatic, tutor

del 10/05/2012
CHE COS'È?

Apparecchi di rilevamento automatico - autovelox, photored, velomatic, tutor: definizione

Si tratta della categoria (“apparecchi di rilevamento automatico”) o denominazioni di apparecchiature che permettono, in modalità “manuale” (cioè manovrate da un operatore) o “automatica” (cioè senza la presenza di un operatore), l’accertamento giuridicamente rilevante di infrazioni al Codice della Strada.
Spesso il nome dell’apparecchiatura finisce con il divenire sinonimo della categoria: ad esempio “autovelox” è ormai sinonimo di “apparecchio misuratore della velocità”. Senza pretese di tecnicismi o precisione, ma solo per offrire un quadro complessivo, gli autovelox (e i Velomatic, il loro predecessore) sono apparecchi per il rilevamento della velocità istantanea – fissi o mobili – che funzionano misurando il tempo che un veicolo impiega per percorrere una data distanza (la velocità, infatti, come grandezza fisica, deriva da spazio/tempo: ed infatti l’unità di misura è il km/h); i telelaser assolvono alla medesima funzione, ma lo “strumento” per rilevare la velocità in questo caso è un raggio laser a bassa intensità e la misurazione deriva dalla comparazione del tempo che impiega il raggio, dopo aver urtato il veicolo in movimento, a tornare all’apparato che lo emette, spesso portatile (una sorta di “pistola” azionata dall’agente accertatore).
Sempre nella categoria dei misuratori di velocità rientra il sistema SiCV–Tutor, installato soprattutto sulla rete autostradale, che viene adoperato in prevalenza per rilevare la velocità media di un veicolo su un tratto di strada lungo, rettilineo e senza aree di sosta/servizio (ma anche per rilevare altri tipi di infrazione: ad esempio sorpassi vietati): qui sono due serie di telecamere, installate a distanza predeterminata, che rilevano il passaggio dei veicoli, ne “memorizzano” la targa e stabiliscono quanto tempo impiegano per percorrere la distanza che le separa l’una dall’altra. Il photored (o la sua variante traffiphot e similia) è, invece, un apparato per la rilevazione del passaggio a semaforo rosso e si attiva con il calpestio da parte del veicolo di sensori installati sul fondo stradale attivati al diventar “rosso” della lanterna semaforica e collegati ad una fotocamera.
Infine, sempre più diffuse sono le telecamere di controllo dell’accesso a zone a traffico limitato (Z.T.L.) o pedonali, basate su sistema consimile.

Le loro risultanze sono valide?

Sì, se l’apparecchio è debitamente omologato (l’omologazione è una sorta di “riconoscimento-attestazione di affidabilità tecnica” del prototipo, non del singolo apparecchio, rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), tarato (operazione di “riassetto e controllo” che si effettua con la periodicità indicata nel decreto di omologazione), controllato ed adoperato in maniera conforme a legge ed alle specifiche tecniche di utilizzo dell’apparecchio. In particolare, per quanto concerne l’eccesso di velocità, è proprio l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada ad indicare espressamente che le risultanze degli apparati debitamente omologati sono considerate fonti di prova (dell’illecito amministrativo, cioè dell’eccesso di velocità).
Al contrario, se vien meno o è carente uno dei requisiti necessari suindicati, va da sé che anche l’accertamento relativo è illegittimo, come il verbale che ne consegue.


COME SI FA
Il verbale relativo deve essere immediatamente contestato al trasgressore?

Si tratta di una delle questioni più complesse della materia. Il principio generale, secondo l’articolo 200 Codice della Strada, è quello della contestazione immediata dell’infrazione che avviene con la consegna immediata, cioè all’atto dell’accertamento dell’infrazione, di una copia del verbale al trasgressore: il che presuppone che si sia proceduto a fermarlo. Tuttavia già il cosiddetto “combinato disposto” (cioè il coordinamento) degli articoli 201 del codice – che prevede che si possa procedere alla notifica del verbale ora nei novanta giorni quando la contestazione immediata non sia possibile - e 384 del regolamento di esecuzione permetteva di “omettere” la contestazione immediata perché la riteneva “impossibile” nelle ipotesi di “accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal posto di accertamento o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari”. Il nuovo articolo 201 comma 1bis Codice della Strada ha, seppur eccessivamente, esteso questa possibilità, ammettendola in tutti i casi di accertamento effettuato con i dispositivi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di polizia stradale (organi di polizia stradale sono tutti quelli indicati negli articoli11-12 Codice della Strada) e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari: il che vuol dire pressoché tutti. Inoltre, stesso discorso vale per i dispositivi utilizzati su strade extraurbane principali e autostrade e sulle altre strade “coperte” da decreto prefettizio e per quelli di rilevamento dei transiti vietati in Z.T.L., aree pedonali e similia; infine, da ultimo, l’”esenzione” è stata estesa a tutti gli “appositi dispositivi e apparecchiature di rilevamento” per l’accertamento delle violazioni in materia di velocità, mano destra, violazione della segnaletica, trasporto di persone e uso del casco e – dulcis in fundo – circolazione abusiva con veicoli sequestrati o sottoposti a fermo amministrativo.

Quali sono gli elementi a pena di illegittimità dell’accertamento?

Alcuni sono comuni a tutti gli apparati: che siano omologati, tarati periodicamente, che rispettino le “specifiche” di omologazione riportate nel decreto relativo – in genere disponibile sul sito internet del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti – e che siano correttamente posizionati. Sussistono poi “requisiti di legittimità” speciali, che dipendono dalla tipologia di apparato e che non attengono tanto alla sua “affidabilità”, ma a norme che ne regolamentano l’uso: l’esempio più eclatante è quello costituito dagli apparecchi per il rilevamento della velocità, le cui postazioni ora - in base al comma 6bis dell’articolo 142 – devono essere “presegnalate” (“preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosa…”). Lo stesso si dica per gli apparecchi per i quali viga la presunzione di non-contestabilità immediata dell’infrazione per essere installati su tratti di strada individuati da apposito decreto prefettizio: in questo caso, infatti, la norma (decreto legge 121/2002 convertito in legge 168/2002) prescrive che della presenza di essi e della circostanza che si proceda a rilevamento (senza obbligo di contestazione immediata) debba essere data idonea informazione agli utenti. Quando uno qualunque di questi requisiti manchi o venga meno, l’accertamento è illegittimo, ed il verbale relativo utilmente impugnabile.

CHI
Nella materia della circolazione stradale, l’interessato può azionare direttamente tutti i rimedi impugnatori (ricorsi); e tuttavia la delicatezza della materia e soprattutto lo sviluppo sempre in mutamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione suggeriscono di rivolgersi ad un legale specializzato, anche per non affrontare giudizi che spesso possono rivelarsi inutili e a volte dannosi.

FAQ

Entro quanto tempo deve essere notificato il verbale relativo ad un’infrazione accertata con apparecchi automatici?

Il regime è lo stesso degli altri verbali: dunque, ad oggi, novanta giorni (centocinquanta per le violazioni commesse prima del 14 agosto 2010) dall’accertamento, se l’interessato risiede in Italia. Se all’estero, in qualsiasi caso entro trecentosessanta giorni dall’accertamento.

La modalità di funzionamento “automatico” (cioè senza operatore) deve essere espressamente prevista nel decreto di omologazione?

Sì. E spesso il decreto di omologazione prevede anche “oneri” aggiuntivi (ad esempio: posizionamento dell’apparato in modo tale da non poter essere manomesso o accessibile ad estranei) nel caso di funzionamento senza operatore. Ovviamente, il mancato rispetto di queste condizioni rende l’accertamento illegittimo.

E’ legittimo l’accertamento che determini non la velocità massima ma anche solo la velocità media (come i cosiddetti Tutor)?

Ora sì. Infatti con una modifica del 2007 il legislatore è intervenuto sul comma 6 dell’articolo 142, indicando espressamente che sono fonti di prova per la determinazione dell’”eccesso di velocità” le risultanze delle apparecchiature debitamente omologate “anche per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratte determinate”.
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