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Cittadinanza italiana per matrimonio

del 03/10/2016
CHE COS'È?

Cittadinanza italiana per matrimonio: definizione

La cittadinanza italiana per matrimonio può essere richiesta da un cittadino straniero o da un cittadino apolide sposato con un cittadino italiano, a patto che risieda in Italia legalmente da due anni a partire dalla data del matrimonio o, nel caso in cui risieda all'estero, che siano passati tre anni dalla data del matrimonio. In presenza di figli, sia adottati che nati, queste tempistiche vengono dimezzate.


COME SI FA

Come si presenta la domanda per la cittadinanza italiana per matrimonio?

Per presentare la domanda di cittadinanza italiana è necessario rivolgersi alla Prefettura del luogo in cui si risiede o, se si vive in un Paese straniero, all'autorità diplomatico consolare competente. Occorre compilare un modello specifico per completare l'istanza, su cui deve essere apposta una barca da bollo e che deve essere fornita con allegata la ricevuta di versamento di 200 euro per il contributo necessario. Nell'eventualità in cui la documentazione non sia completa o regolare, l'autorità competente invita l'istante a regolarizzarla entro un certo termine; se, trascorso questo termine, la domanda non è ancora completa o regolare, viene giudicata inammissibile. Il termine per la definizione del procedimento è di 730 giorni a partire dalla data in cui la domanda viene presentata. L'istruttoria si conclude in maniera favorevole nel momento in cui giunge il parere del Ministero degli Affari Esteri o della Prefettura: in sostanza, una volta appurato che non esistono motivi di pericolo per la sicurezza del Paese, il provvedimento di assegnazione della cittadinanza può essere predisposto. A quel punto il decreto viene notificato e, entro i sei mesi successivi, si deve prestare giuramento davanti all'autorità competente: dal giorno seguente si è ufficialmente cittadini italiani.


CHI

La Prefettura per chi vive in Italia e l'autorità diplomatico consolare per chi vive in un altro Paese.


FAQ

1. Quali sono i documenti che devono essere forniti con la presentazione della domanda?

I due documenti più importanti sono il certificato di nascita e il certificato penale del Paese da cui si proviene. Nel caso in cui dopo il compimento dei quattordici anni si sia vissuto anche in un altro o in altri Paesi al di là di quello di origine e dell'Italia, è necessario fornire anche i certificati penali di questi Paesi. Naturalmente, ogni documento fornito deve essere tradotto in lingua italiana dopo essere stato legalizzato dall'autorità che lo ha rilasciato. Se il Paese che produce il documento ha sottoscritto la Convenzione dell'Aja del 1961 sull'apostille, è sufficiente che sull'originale del certificato venga fatto mettere l'apostille, senza che vi sia bisogno di altri interventi dall'autorità. Oltre ai documenti elencati finora, bisogna allegare alla domanda di cittadinanza italiana una doppia copia del passaporto, di un documento di riconoscimento italiano, del permesso di soggiorno e dell'atto integrale di matrimonio, indispensabile per capire se, al momento in cui l'istanza viene depositata, è ancora in essere il vincolo coniugale.

2. La competenza per la concessione della cittadinanza italiana è sempre della Prefettura?

No: la competenza spetta al capo del dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione se il coniuge straniero risiede all'estero; spetta, invece, al Ministro dell'Interno nel caso in cui si ritenga che vi siano dei motivi che chiamano in causa la sicurezza del Paese. In tutte le altre circostanze, invece, la competenza dei provvedimenti a proposito del diniego o della concessione della cittadinanza italiana per matrimonio tocca alla Prefettura competente in base al luogo.
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