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Expatriate

del 06/07/2017
CHE COS'È?

Expatriate: definizione

Un expatriate, noto anche come expat, come expa o semplicemente come espatriato, non è altro che un professionista che viene trasferito per un certo periodo di tempo dalla propria azienda in un Paese straniero; nella maggior parte dei casi, la durata del trasferimento va da un minimo di un anno a un massimo di cinque anni. In genere, gli expatriate vengono inviati in quelli che vengono definiti Paesi in via di sviluppo, magari perché le aziende ritengono che le comunicazioni con le filiali estere possano risultare più efficaci nel caso in cui vengano affidate a persone che condividono la stessa lingua e la stessa cultura. In altri casi, una delle mansioni più importanti degli expatriate è quella di formare il personale del posto, istruendolo e preparandolo in modo tale che in futuro possa assumere ruoli di responsabilità.


COME SI FA

Come avviene la gestione degli espatriati?

La gestione degli espatriati può implicare delle problematiche particolari soprattutto per le aziende di medie e piccole dimensioni, che magari non hanno le competenze necessarie per affrontarla in maniera adeguata. In circostanze del genere, la gestione può essere delegata a società che sono specializzate in questo settore o a consulenti che vantano una precisa expertise in merito. 


CHI

I professionisti delle aziende che hanno sedi e filiali in Paesi stranieri.


FAQ

1. Quali sono i vantaggi offerti dal ricorso agli expatriate?

Di certo, la globalizzazione e l'internazionalizzazione delle aziende hanno fatto sì che il personale vada sempre più incontro a una mobilità internazionale maggiore rispetto al passato. Ovviamente, un espatriato non può essere considerato semplicemente un lavoratore in trasferta, ma una figura a sé stante: il vantaggio principale garantito dal trasferimento di personale all'estero va individuato nella sua capacità di assecondare le necessità organizzative e i bisogni dell'headquarter dal punto di vista produttivo. In altri termini, la filiale estera può mantenere con facilità un processo di integrazione con la sede principale grazie a uno o più uomini che conoscono tutti e due i sistemi. Per i dipendenti, per altro, ciò si traduce anche in una crescita professionale, visto che l'acquisizione di esperienza in un contesto internazionale favorisce l'apprendimento e l'aggiornamento, anche in prospettiva di ruoli strategici futuri. Un altro aspetto che merita di essere preso in considerazione è quello economico, non solo per ciò che concerne l'ottimizzazione dei costi, ma anche per l'adozione di politiche di neutralità fiscale.

2. Quali sono gli svantaggi che il ricorso agli expatriate comporta?

La definizione degli svantaggi varia da un caso all'altro: certo è che in qualsiasi circostanza si parla di contratti a termine che si basano su una missione ben precisa. Questo vuol dire che, una volta che gli expatriate hanno fatto ritorno nella propria terra di origine, le aziende devono essere in grado di gestire le società estere in maniera oculata e attenta.

3. Quali sono le variazioni dal punto di vista della retribuzione e per ciò che concerne gli aspetti fiscali e previdenziali?

Ovviamente un expatriate ha un pacchetto retributivo differenziato che presuppone maggiorazioni e indennità specifiche. Molto dipende anche dalla destinazione: un conto è andare in un Paese che fa parte dell'Unione Europea e un conto è andare in un Paese al di fuori dell'Unione Europea. Il principio della doppia imposizione entra in gioco, poi, per le questioni fiscali, mentre dal punto di vista previdenziale tutto cambia in base agli accordi di sicurezza sociale. 
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