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Vano catastale

del 05/08/2016
CHE COS'È?

Vano catastale: definizione

Il vano catastale non è altro che l'unità di misura relativa alla consistenza di un immobile: rappresenta, in sostanza, lo spazio che si trova tra il soffitto e il pavimento, che ai lati è delimitato dalle pareti e che riceve luce diretta. I vani principali, noti anche come vani utili, sono il salone, lo studio, il soggiorno, la camera da letto e la sala da pranzo. Per quel che riguarda la cucina, viene considerata sempre vano utile a patto che sia indipendente, anche se è di piccole dimensioni ma è munita di tutti gli impianti caratteristici della sua destinazione, mentre l'angolo cottura è incluso nel locale più ampio.


COME SI FA

Cosa si intende con "luce diretta"?

Per capire se uno spazio ha luce diretta e può, quindi, essere considerato un vano catastale è necessario fare riferimento alla circolare n. 127 del 18 luglio del 1939, dove viene specificato che la luce diretta rappresenta qualsiasi tipo di comunicazione tra un ambiente e l'esterno: si può trattare, quindi, di un lucernaio, di una finestra, di una porta, e così via, a prescindere dalla loro forma, dalla loro ubicazione e dalle loro dimensioni. Anche una porta sbarrata da un'inferriata è ritenuta un'apertura di comunicazione tale da garantire luce diretta: insomma, il passaggio di aria non è una condizione indispensabile, mentre è sufficiente il passaggio di luce naturale.

In un'abitazione ci sono solo i vani principali?

Oltre ai vani principali, in un'abitazione ci possono essere anche gli accessori diretti e gli accessori complementari. Nel novero degli accessori diretti rientrano i locali che risultano strettamente necessari rispetto alla funzionalità dell'alloggio: si tratta, quindi, del guardaroba, dei disimpegni, del corridoio, dell'ingresso, della veranda, del ripostiglio, della dispensa, dell'antibagno, del wc e del bagno. Nel momento in cui gli accessori diretti hanno una superficie che va oltre quella minima dei vani, è necessario computarli in consistenza quali vani utili. Nel novero degli accessori complementari, invece, rientrano i locali che integrano e che completano la funzionalità dell'alloggio: si tratta, quindi, del sottoscala, degli sgomberi, della latrina, della soffitta, dello stenditoio, dell'acquaio, del bucatoio, della cantina e della centrale termica, nel caso in cui questa sia situata in un locale predisposto ad hoc. In tale categoria di accessori, inoltre, sono inclusi anche i fienili, i pollai, i granai e le stalle, ma solo nell'eventualità in cui la loro consistenza non costituisce unità autonoma. Infine, è bene menzionare anche le terrazze, i poggioli e i portici, che costituiscono dipendenze così come l'area scoperta.


CHI

L'ufficio del catasto.


FAQ

1. Come si computano i vani catastali?

Mentre i vani principali devono essere computati per intero, i vani complementari vanno computati per un quarto di vano; gli accessori diretti, invece, vanno computati per un terzo di vano. Il vano utile privo di luce diretta deve essere conteggiato per un terzo, e lo stesso dicasi per un locale la cui superficie sia inferiore rispetto alla superficie minima decisa per il Comune di riferimento per quella categoria. Invece, se la superficie di un ambiente è maggiore alla superficie massima decisa per il Comune di riferimento per quella categoria, è necessario effettuare il calcolo della superficie stessa, allo scopo di procedere al ragguaglio a vani utili, il quale si ricava dividendo la superficie in eccedenza per la superficie massima prestabilita. La consistenza finale che viene determinata deve essere arrotondata al mezzo vano (per esempio, vani 7,55 diventano 7,50). 
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