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In arrivo la riforma del Catasto

In arrivo la riforma del Catasto
Un po’ di storia
L’attuale ordinamento catastale, con le sue regole e modalità, deriva dall’impianto originario “esportato” dagli Austriaci nella loro dominazione del nord Italia e opportunamente “adeguato” al sistema Italia nel corso della sua storia fino a quello che oggi noi conosciamo come attuale, nato nel 1901. Il Catasto Fabbricati, successivamente costola della separazione da quello dei Terreni, prende vita nel 1939, che con attuazioni in corso e operatività sul campo, diviene effettivo dal 01/01/1962. Da quella data fino ad oggi ci sono stati miglioramenti funzionali, informatizzazione e digitalizzazione ma in sostanza, le regole di accatastamento, classamento e attribuzione delle rendite, rimangono invariate.

Oggi
Tra le novità di maggiore impatto che la riforma del Catasto si prefigge di perseguire, riforma tanto annunciata da una trentina d’anni ad oggi fino all’ultima proposta nel 2006 dal Governo Prodi, è il passaggio dall’attuale sistema per categorie e classi a uno che tenga conto della localizzazione sul territorio e delle caratteristiche edilizie proprie reali con la sostituzione del criterio del numero di vani con quello dei metri quadrati.
La revisione del catasto diventerà quindi la base su cui applicare tutte le imposte sugli immobili, prima tra tutte l’IMU, Imposta Municipale Unica.
Il progetto di riforma del Governo è anticipato in un documento esplicativo della Manovra (Legge 214/2011) redatto dal Ministero dell’Economia che contiene anche i primi elementi per la revisione degli estimi catastali. “È noto - si legge nel documento - che le attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato” perché le rendite catastali sono state rivalutate nel 1990 con riferimento ai valori del biennio 1988-1989.
Come già detto, questo sistema di accatastamento e valutazione fermo dagli anni ’60 ha determinato ulteriori iniquità all’interno dei singoli Comuni. Ad esempio: abitazioni classate come “popolari” lo sono rimaste nel tempo, anche se oggi, pur essendo ubicate in zone centrali, il loro valore è di fatto più elevato di edifici di “civile abitazione” ubicati in zone semicentrali o, addirittura, periferiche.
Quindi, spiega la nota del Ministero, per favorire una maggiore equità nella determinazione delle basi imponibili catastali e conseguire una perequazione effettiva tra i diversi territori urbani è necessaria una riforma del sistema estimativo del catasto edilizio urbano.

Cinque i criteri su cui sarà disegnato il nuovo Catasto:
  1. la costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione con riferimento ai valori di mercato locali;
  2. la rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari;
  3. il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie;
  4. il superamento, per abitazioni e uffici, del “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la “superficie” espressa in metri quadrati;
  5. la riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali.
Trattandosi di misure urgenti necessarie per l’applicazione dell’IMU di prossima operatività, tutto ciò verrà fatto in tempi, si presume, brevi e celeri perché volti al risanamento economico urgente in cui versa l’economia nazionale. 
Siamo tutti in attesa di vedere prossimamente i risultati di questi passaggi operativi e gli stati di avanzamento di questa necessaria riforma.

Geom. Stefano Vaghi

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