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Concordato preventivo e le nuove modalità di approvazione

del 20/09/2012

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Concordato preventivo e le nuove modalità di approvazione

Il concordato preventivo prevede un iter complesso per giungere all'omologazione, con cui si chiude la procedura.

In particolare, dopo il giudizio di ammissibilità da parte del Tribunale, la fase più delicata ed importante è costituita dall'approvazione dei creditori, in quanto il concordato deve avere il consenso dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto e, nel caso in cui siano previste diverse classi, la maggioranza dei consensi deve essere presente nel maggior numero di classi (art. 177 c. 1 Legge Fallimentare). Come noto, si considera l'ammontare dei crediti (e non il numero dei creditori), esclusi in ogni caso i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione (art. 177 c. 2 L.F.). Il mancato raggiungimento delle maggioranze richieste interrompe il procedimento di concordato ed ha come conseguenza immediata la dichiarazione di fallimento dell'impresa (art. 179 L.F.).

La legge di conversione (L. n. 134/2012) del Decreto Sviluppo (D.L. n. 83/2012) modifica parzialmente la normativa sulle modalità di adesione alla proposta di concordato.

In precedenza, infatti, solo i voti favorevoli, espressi in occasione dell'adunanza dei creditori o nei venti giorni successivi, servivano ai fini del conteggio della maggioranza necessaria all'approvazione del concordato; ora invece i creditori che non hanno esercitato il diritto di voto si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza. (art. 178 c. 4 L.F.)

Come già in passato, i creditori potranno esprimersi durante l'adunanza, eventualmente rinviata (ma ora agli assenti si dovrà dare espressa comunicazione del rinvio dell'udienza: art. 178 c. 3 L.F.), ovvero nei venti giorni successivi con fax, e-mail, lettera o telegramma; ma certo la disposizione qui commentata determina un cambio di prospettiva nella fase deliberativa.

Ad essere agevolati dalla riforma saranno soprattutto i procedimenti nei quali l'asse creditorio è composto da molti piccoli creditori, che sovente non si preoccupano di esprimere alcun parere, o perché non assistiti da un legale, o perché considerano ormai irrecuperabile il loro credito; pertanto l'imprenditore che accede al concordato preventivo non dovrà più rincorrere i creditori “silenziosi” per ottenere il loro consenso e raggiungere così la necessaria maggioranza, visto la nuova regola del “chi tace acconsente”.

Per inciso, il medesimo principio era già presente nel concordato fallimentare (uno dei modi di chiusura del fallimento), nel quale si prevede che i creditori che non fanno pervenire il loro dissenso entro il termine fissato si ritengono consenzienti (art. 128 L.F.).

A tutela dei creditori del concordato preventivo, la Legge n. 134/2012 aggiunge tuttavia una precisazione, ossia se il commissario giudiziale rileva, dopo l'approvazione del concordato preventivo, che sono mutate le condizioni di fattibilità del piano, ne dà avviso ai creditori, i quali possono costituirsi nel giudizio di omologazione per modificare il voto (art. 179 c. 2 L.F.).

L'omologazione costituisce la fase finale della procedura; l'ultimo “ostacolo” da superare è dato da eventuali opposizioni, tuttavia se un creditore appartenente ad una classe dissenziente o, in assenza di classi, se creditori dissenzienti pari al 20% dei crediti ammessi al voto contestano la proposta, il Tribunale può omologare il concordato ugualmente, qualora ritenga che questi crediti possano essere soddisfatti dal concordato in misura non inferiore alle alternative (art. 180 c.4 L.F.), in pratica rispetto al fallimento.

Dunque anche in sede di conversione del Decreto Sviluppo, viene aggiunto un nuovo tassello alla revisione della Legge Fallimentare, nell'ottica di favorire una procedura, quella del concordato preventivo, che sempre più viene considerata una valida soluzione della crisi d'impresa.

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