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Il recesso del socio

del 18/01/2012

Il recesso del socio
Il diritto di recesso consiste nel diritto del socio di sciogliere il rapporto contrattuale che lo lega con gli altri soci, lo stesso costituisce una deroga al principio generale previsto dall’articolo 2252 del codice civile in cui si stabilisce che il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci.
Il diritto di recesso ha delle caratteristiche specifiche:

  • è ammissibile solo al verificarsi di determinati casi previsti dalla legge o dal contratto sociale;
  • è esercitabile solo dal suo titolare ed a sua esclusiva discrezionalità nei casi previsti dalla legge e dal contratto sociale;
  • non può essere esercitato parzialmente;
  • spetta a tutti i soci.
La comunicazione di recesso produce i suoi effetti dal momento della conoscenza da parte degli altri soci, non è vincolata alla loro accettazione.
Nel caso di recesso da una società contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci, il legislatore all’articolo 2285 codice civile ha previsto che il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi.
Mentre nel caso di recesso per giusta causa, il legislatore non ha stabilito alcun termine, ma la giurisprudenza si è orientata nell’attribuire un’efficacia immediata dalla comunicazione.
Il contratto sociale può normare altri casi di recesso dettando i termini di preavviso. I terzi vengono a conoscenza del recesso solo quando sia data pubblicità dell’evento attraverso la comunicazione al Registro delle Imprese.

Tassazione fiscale
La liquidazione della quota può avvenire nelle seguenti forme:

  • la società provvede a liquidare la quota del socio “modalità tipica”;
  • la quota viene acquistata da soggetti terzi “modalità atipica”.
Fiscalmente gli effetti in capo al recedente sono diversi a seconda della modalità di liquidazione.
A seguito di quanto detto è opportuno effettuare una disamina dettagliata delle diverse casistiche.

1. Caso di recesso tipico socio recedente persona fisica:
  • se la società partecipata è una società di persone il recedente realizza un reddito di partecipazione, articolo 20 bis Testo Unico. E’ soggetta a tassazione la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto alle quote ai sensi articolo 47 comma 7. Ai fini della determinazione dell’importo tassabile non è consentito in questo caso rivalutare le quote in quanto la norma prevede che sia applicabile solo alle plusvalenze previste dall’articolo 67. Comunque nel caso in cui siano decorsi più di 5 anni tra la costituzione della società e la fuoriuscita del socio può essere attuata la tassazione separata articolo 17comma1 lettera l Testo Unico;
  • se la società partecipata è una società di capitali il recedente realizza un reddito di capitale articolo 47 comma 7 Testo Unico. Il reddito si considera realizzato nel momento in cui si perfeziona l’atto di cessione.
Il costo sostenuto per la della liquidazione del socio dalla società, sia la stessa di persone che di capitali, costituisce componente negativo deducibile, conseguentemente il reddito da imputare ai soci superstiti per la tassazione sarà influenzato da ciò.
Il recesso atipico come già anticipato si inquadra come reddito diverso ex articolo 67 Testo Unico, (chiamato anche capital gain) la tassazione è diversa a seconda che si tratti di una partecipazione qualificata che di una non qualificata.
L’articolo 67 comma 1 lettera c decreto del Presidente della Repubblica 917/86 identifica la partecipazione qualificata in: azioni (ad eccezioni di quelle a risparmio non convertibili escluse e incluse quelle privilegiate) e ogni altra partecipazione in società di persone (escluse le associazioni professionali) e in società di capitali o enti commerciali che rappresentano una percentuale di diritti di voto in assemblea ordinaria superiore al: 2% per titoli quotati in mercati regolamentati, italiani o esteri; 20% per le altre partecipazioni; oppure una partecipazione al capitale sociale superiore al: 5% per i titoli quotati in mercati regolamentati, italiani o esteri; 25% per le altre partecipazioni.

2. Caso di recesso atipico:
  • realizzato da socio qualificato, rientra tra i redditi diversi articolo 67 comma 1 lettera c, per cui la plusvalenza concorre nella determinazione del reddito complessivo del recedente persona fisica nella misura del 49,72% (per le cessioni successive al 01.01.2009);
  • realizzato da socio non qualificato, rientra tra i redditi diversi articolo 67 comma 1 lettera c bis, la tassazione della plusvalenza è soggetta ad imposta sostitutiva e non concorre alla determinazione del reddito complessivo del recedente. A seguito degli interventi normativi apportati dall’articolo 2 comma 6 decreto legge 138/11 dal 1 gennaio 2012 l’imposta sostitutiva da applicarsi sulle plusvalenze realizzate passa al 20% contro il 12,50% avuto sino al 31 dicembre 2011. Ai fini dell’individuazione del regime di tassazione applicabile in questo caso si segue il criterio rigido di cassa, per cui se il recesso si fosse perfezionato nel 2011, ma il pagamento avviene nel corso del 2012 la ritenuta da applicare è del 20%.
Il decreto legge 70/2011 ha riaperto il termine al 30 giugno 2012 per la rivalutazione del valore fiscale dei titoli, quote o diritti non negoziati nei mercati regolamentati di proprietà di persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali. Entro tale data deve essere asseverata la perizia e deve essere pagata l’imposta sostitutiva. Detta somma può essere anche rateizzata in tre anni con costo aggiuntivo di interesse annuo del 3%.
La perizia deve fare riferimento alla data del 1° luglio 2011. L’imposta sostitutiva è calcolata sul valore di perizia ed è pari al: 4% per le partecipazioni qualificate; 2% per le partecipazioni non qualificate.
Pertanto a seguito dell’aumento della tassazione avuto con il decreto legge 138/2011 sarà opportuno riflettere sulla convenienza a rideterminare il valore fiscale delle partecipazioni non qualificate scartate con le precedenti rivalutazioni.

Rag. Lisa Di Sacco
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