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Le novità della mediazione civile

del 19/07/2010

Le novità della mediazione civile

La crisi della giustizia civile ha posto nuovamente sotto i riflettori i rimedi stragiudiziali di composizione delle liti (generalmente indicati con l’acronimo Adr, Alternative dispute resolution). Il recente D.Lgs. n. 28/2010, adeguandosi in tal modo alla normativa comunitaria, ha infatti introdotto nell’ordinamento italiano una disciplina generale della c.d. mediazione (o conciliazione), la quale dovrà essere ulteriormente specificata con successivi decreti ministeriali e che dal 2011 dovrebbe addirittura diventare obbligatoria, quale condizione di ammissibilità della domanda giudiziale, in un gran numero di casi, dal condominio alla responsabilità medica, dalle locazioni alla responsabilità derivante dalla circolazione stradale.

Ma che cos’è la mediazione (o conciliazione)?

In via generale si possono individuare tre elementi fondamentali che contraddistinguono questo istituto: la volontarietà, la presenza di un terzo compositore privo di autonomo potere giudicante e la riservatezza del procedimento.

La prima caratteristica è appunto quella della volontarietà, ovvero della libera scelta delle parti di partecipare a un incontro di conciliazione e, in tal caso, di raggiungere o meno un accordo. E’ peraltro evidente come tale caratteristica sia stata in qualche modo “corretta” dal legislatore italiano, anche se bisogna osservare come l’obbligo del previo esperimento del tentativo di conciliazione al fine di avviare un procedimento giurisdizionale non vincoli certo le parti a dover trovare necessariamente un accordo (bisogna però ammettere che il sistema introdotto dal D.Lgs. n. 28/2010 è concepito in modo da rendere molto più conveniente per le parti trovare una composizione amichevole della lite).

Un secondo fondamentale elemento consiste nella presenza, accanto alle parti in lite, di un soggetto terzo imparziale (il conciliatore) con facoltà compositive e privo di poteri decisori. Questo elemento differenzia la conciliazione dal giudizio civile, poiché il soggetto terzo semplicemente aiuta i litiganti a raggiungere un accordo senza però poter decidere la controversia.

Dal punto di vista della riservatezza, infine, deve osservarsi come nulla di quanto detto nel corso del procedimento di mediazione possa essere oggetto di successiva rivelazione (neppure in un eventuale futuro giudizio) da parte dei litiganti, del conciliatore e di eventuali terzi che abbiano assistito all’incontro in qualità di ausiliari delle parti.

Gianfranco Di Rago, avvocato di Milano
Studio Legale Di Rago


19/07/2010

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