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Piano regolatore generale intercomunale

del 06/09/2017
CHE COS'È?

Piano regolatore generale intercomunale: definizione

Nell'ordinamento del nostro Paese, il piano regolatore generale intercomunale rappresenta uno strumento normativo attraverso il quale, in un'area su cui insistono territori che fanno parte di Comuni differenti, viene regolata l'attività edificatoria. Può essere considerato, da un certo punto di vista, come un piano regolatore generale che viene redatto non da una sola amministrazione comunale ma da più amministrazioni, in una partecipazione congiunta. A richiedere il piano regolatore generale intercomunale può essere un Comune o un ente sovracomunale come la Regione o la Provincia. 


COME SI FA

Come si redige un piano regolatore generale intercomunale?

Le caratteristiche degli elaborati relativi ai piani regolatori generali intercomunali non sono diverse da quelle dei piani regolatori generali: deve essere previsto, pertanto, un piano di inquadramento del territorio in scala 1:50.000, accompagnato da uno stralcio del piano territoriale di coordinamento, da una descrizione dello stato attuale e da un progetto architettonico a scala urbana, il quale deve includere un piano di viabilità e un piano di azzonamento. Del piano regolatore generale intercomunale devono fare parte anche una relazione tecnica illustrativa, una tavola di delimitazione, una tavola dei piani attuativi per la localizzazione delle aree che sono oggetto di strumenti attuativi, la stima sommaria dei costi, una tavola per la verifica del rispetto degli standard urbanistici e una tavola con le zone omogenee oggetto di zonizzazione, evidenziate e perimetrate. I contenuti del piano riguardano la rete principale delle infrastrutture, le aree che devono essere destinate ai fabbricati di uso pubblico, gli spazi che devono essere destinati ai fabbricati di uso pubblico e la zonizzazione del territorio dei Comuni.


CHI

Le amministrazioni comunali o gli enti sovracomunali, vale a dire le Province e le Regioni. 


FAQ

1. Come entra in vigore il piano regolatore generale intercomunale?

Dopo che il piano è stato redatto, viene individuato da parte della Regione un Comune guida, che ha il compito di mantenere i rapporti con la Regione e di gestire tutta la procedura. Tramite delibera consiliare, il Comune guida adotta il piano regolatore generale intercomunale e lo trasmette a tutti gli altri Comuni coinvolti. Da questo momento in avanti, le procedure che devono essere messe in atto sono le stesse previste per un piano regolatore generale normale: il piano, quindi, viene affisso per trenta giorni all'albo pretorio, così da essere pubblico. Nel corso di questi trenta giorni, e per i trenta giorni seguenti, i cittadini hanno la possibilità di presentare delle osservazioni finalizzate a rendere migliore il piano: le osservazioni possono provenire sia da singoli che da associazioni. In seguito arriva il momento delle controdeduzioni; dopodiché c'è l'accoglimento (o il rigetto, a seconda dei casi). Così il piano regolatore generale intercomunale viene trasmesso dai vari Comuni al Comune guida, che poi lo propone in Regione. Il piano, dunque, può essere approvato dalla giunta regionale, sempre che questa non decide di non approvarlo e, quindi, di trasmetterlo di nuovo al Comune guida. Vi sono, tuttavia, altre due ipotesi possibili: la prima è che la giunta regionale apporti delle modifiche non sostanziali al piano e poi lo approvi; la seconda è che la giunta regionale apporti delle modifiche sostanziali al piano, e a questo punto tali modifiche devono essere recepite dal Comune. Una volta che il piano regolatore generale intercomunale è stato approvato, viene pubblicato sul bollettino ufficiale regionale, così che possa entrare in vigore.
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