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Modifica delle mansioni

del 24/04/2012
CHE COS'È?

Modifica delle mansioni: definizione

Secondo quanto disposto dall’articolo 2103 codice civile, l 'attribuzione della qualifica deve essere operata dal datore di lavoro all'atto dell'assunzione in relazione alle mansioni che il lavoratore è destinato a svolgere e deve essere rivista nel corso del rapporto qualora il lavoratore sia adibito a mansioni diverse e corrispondenti a un livello di inquadramento superiore a quello originariamente attribuitogli.


COME SI FA

L'inquadramento del lavoratore - sia che avvenga all'atto dell'assunzione sia che debba essere determinato a seguito del mutamento delle mansioni normalmente svolte dal lavoratore - si determina dunque attraverso l’accertamento dell'attività lavorativa concretamente svolta, l’esame delle categorie, qualifiche e livelli d'inquadramento previsti dal contratto collettivo applicabile al rapporto, la determinazione della categoria e della qualifica o livello di inquadramento del lavoratore in cui sono sussumibili le mansioni concretamente svolte dal lavoratore.
La qualifica alla quale il lavoratore ha diritto è determinata esclusivamente dalle mansioni che, di fatto, egli svolge, onde la qualifica indicata all'atto di avviamento al lavoro non ha valore ai fini dell'inquadramento del lavoratore.
Sempre il citato articolo 2103 codice civile prevede che “il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte senza alcuna diminuzione della retribuzione
Nel rispetto di quanto disposto dal codice civile, il datore di lavoro ha la facoltà di modificare unilateralmente le mansioni assegnate al dipendente, (“ius variandi”) e il rifiuto di quest'ultimo di svolgere le nuove mansioni deve essere valutato in base alla legittimità dell'ordine impartito.
Se il mutamento di mansioni da parte del datore di lavoro viene considerato illegittimo, perché le nuove mansioni non sono equivalenti o sono inferiori rispetto a quelle ricomprese nella qualifica contrattuale, il lavoratore può legittimamente rifiutarsi di adempiere ai propri obblighi senza che tale rifiuto possa integrare un'ipotesi di insubordinazione, sempre che si dichiari disponibile a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto o quelle equivalenti.
Se invece l'assegnazione del lavoratore ad altre mansioni, oltre a rispettare l'inquadramento contrattuale e il livello retributivo iniziale, consente lo svolgimento di mansioni equivalenti e pertanto viene considerata legittima, il lavoratore non può rifiutarsi di adempiere la prestazione, in quanto altrimenti tale comportamento concretizzerebbe una violazione degli obblighi contrattuali che potrebbe legittimare il licenziamento disciplinare, se non anche la richiesta di risarcimento del danno da parte dell'imprenditore.
Si è visto, dunque, come l’assegnazione ad un lavoratore dipendente di mansioni inferiori a quelle per le quali è stato assunto è, di regola, illegittima.
E’ importante tenere in considerazione che, in generale, si devono ritenere inferiori le mansioni che corrispondono ad una qualifica o ad un livello d'inquadramento contrattuale inferiore a quello corrispondente alle mansioni originarie o che, comunque, comportino un impoverimento della professionalità del lavoratore. A tal proposito affinché le mansioni si possano reputare tra loro equivalenti, è necessario che esse comportino l'estrinsecazione della medesima professionalità finora acquisita dal lavoratore e, allo stesso tempo, possano essere considerate tali di consentir al lavoratore di conseguire quegli incrementi di professionalità che egli avrebbe potuto acquisire con lo svolgimento delle mansioni originarie.
Nei casi di privazione di mansioni da svolgere o, comunque, di sostanziale impoverimento dei compiti affidati al lavoratore , la condotta del datore di lavoro dà luogo a una lesione della professionalità del lavoratore e, quindi, in quanto violazione dell'articolo 2103 codice civile, ad una sua responsabilità civile per il danno patito dal lavoratore.
Possono essere invece considerate equivalenti a quelle di provenienza qualora le nuove mansioni assegnate al lavoratore siano collocate nel medesimo livello d'inquadramento previsto dal contratto collettivo e, comunque, abbiano un analogo contenuto professionale.
Benché nel caso di assegnazione a mansioni equivalenti il trattamento retributivo del lavoratore non può subire riduzioni (sempre secondo quanto disposto dall’articolo 2103 codice civile) il principio dell'irriducibilità della retribuzione, tuttavia, non trova applicazione in relazione a quegli emolumenti che non sono intrinsecamente connessi tanto al livello professionale richiesto dalle mansioni originarie, quanto a mere circostanze di tempo o di modo dello svolgimento della prestazione stessa.
Di particolare rilevanza è evidenziare che il 2° comma dell'articolo 2013 codice civile, per tutelare ulteriormente il lavoratore dipendente, sancisce inoltre che è nullo ogni patto contrario alla disciplina dettata dall'articolo stesso, in tema di assegnazione e immutabilità delle mansioni. Conseguentemente l'assegnazione a mansioni inferiori non è consentita (salvo ipotesi finalizzate a far fronte ad esigenze temporanee ed eccezionali) neppure con il consenso del lavoratore o delle organizzazioni sindacali
Nonostante quanto previsto dall’articolo 2103 codice civile, esistono precise disposizioni di legge che consentono l’assegnazione al prestatore di lavoro di mansioni inferiori rispetto a quelle stabilite in fase di assunzione. In sintesi, queste ipotesi sono:

  • qualora il lavoratore per motivi sanitari inerenti la sua persona, connessi all'esposizione a un agente chimico, fisico o biologico, debba essere allontanato temporaneamente da un'attività comportante esposizione a un agente, in conformità al parere del medico competente;
  • in ragione ad accordi sulla riduzione del personale conclusi nella fase della procedura per collocare in mobilità o qualora i lavoratori non possono essere impiegati a seguito di intervento della Cassa integrazione straordinaria per evitare procedure di licenziamento collettivo;
  • qualora l'accordo sia diretto a salvaguardare l'interesse prevalente del lavoratore alla conservazione del posto nel caso in cui il contesto aziendale sia tale che, per comprovate e fondate esigenze tecniche, organizzative e produttive o di riduzione di costi, il recesso del datore di lavoro possa essere considerato
Naturalmente l’assegnazione al lavoratore di mansioni superiori rispetto alle quali lo stesso è stato assunto è sempre legittimo e, tal proposito, l’articolo 2103 codice civile sancisce che in tale ipotesi, lo stesso ha diritto a:
  • un trattamento retributivo corrispondente al livello d'inquadramento superiore in cui rientrano le nuove mansioni sin dal momento in cui queste ultime cominciano ad essere svolte;
  • all'inquadramento nel predetto livello dopo un periodo continuativo di svolgimento delle mansioni superiori, a meno che tali mansioni siano svolte in sostituzione di un lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto. Tale periodo, per i lavoratori in genere, è stabilito in tre mesi o nel periodo inferiore stabilito dai contratti collettivi (o nel periodo superiore stabilito dai contratti collettivi, nel caso di svolgimento di mansioni appartenenti alle qualifiche di Quadro o Dirigente).
A seguito svolgimento per un periodo di tre mesi, concreto e continuativo, o per il periodo previsto dalla contrattazione collettiva, di mansioni superiori, dunque, il lavoratore ha diritto al riconoscimento della qualifica superiore con le relative conseguenze sul piano economico e normativo, a meno che le mansioni superiori non siano state svolte in sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto. Ai fini della maturazione del diritto alla relativa qualifica, l'assegnazione a mansioni superiori deve durare ininterrottamente per tutto il periodo fissato dalla contrattazione collettiva o dalla legge a quel fine, senza che possa assumere rilevanza la circostanza che il datore di lavoro abbia o meno formalmente richiesto o riconosciuto lo svolgimento di dette mansioni.
Secondo la giurisprudenza consolidata per poter parlare di assegnazioni al lavoratore di mansioni superiori è necessario che vengano assegnate mansioni corrispondenti a un livello d'inquadramento superiore, anche con riferimento al grado di autonomia operativa e responsabilità, non essendo sufficiente l’assegnazioni in attività ulteriori o aggiuntivi rispetto a quelli svolti in precedenza se tali compiti ulteriori corrispondono al medesimo livello d'inquadramento.
E’ importante notare, infine, che l'assegnazione provvisoria a mansioni superiori può generalmente essere disposta dall'imprenditore anche senza il consenso del dipendente interessato. L'assegnazione definitiva a mansioni può avvenire solo con il consenso dell'avente diritto.

CHI

Per chiarimenti è opportuno rivolgersi al consulente del lavoro.


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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

emilio

26/05/2012 10:12:39

Questa spiegazione è stata molto utile ed esauriente. grazie

Domenico Antonio

28/07/2012 17:33:38

INTERESSANTE!

emilio gentile

30/07/2012 17:22:14

grazie!

Gabriele

04/09/2012 15:10:33

Utile ed esauriente.
Grazie,
Gabriele

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