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Rinunce e transazioni

del 31/03/2011
CHE COS'È?

Rinunce e transazioni: definizione

La rinuncia, è un negozio unilaterale mediante il quale il titolare di un diritto vi rinuncia senza alcun corrispettivo. L’atto esplica i suoi effetti nel momento in cui giunge a conoscenza del destinatario della comunicazione. La transazione, invece, secondo la definizione del codice civile, è un contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già iniziata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.
Il codice civile sancisce che sono invalide le rinunce e le transazioni che hanno ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni di legge inderogabili e da contratti o accordi collettivi.
Le rinunce o gli accordi transattivi raggiunti sono impugnabili entro il termine di sei mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro ovvero dalla data della rinuncia o della transazione nell’ipotesi in cui queste siano intervenute dopo la cessazione del rapporto di lavoro. L’impugnazione deve avvenire in forma scritta con atto anche stragiudiziale.
Normativa: articoli 1965 e 2113 codice civile; articolo 82 decreto legislativo. n. 276/2003




COME SI FA

La particolare tutela prevista dalla legge quando si ha riguardo a diritti irrinunciabili del lavoratore trae giustificazione dal fatto che nel rapporto di lavoro il lavoratore è generalmente considerato il contraente più debole. Pertanto si ritiene che la volontà da lui espressa nell’atto possa non essere libera. Per tale ragione, la rinuncia o la transazione che intervenga alla presenza di un terzo soggetto chiamato a valutare il libero processo di formazione della volontà del lavoratore, è sottratta alle limitazioni previste dall’articolo 2113 del codice civile. Non sono, quindi, impugnabili le rinunce e le transazioni che siano state raggiunte con conciliazione davanti al giudice, ovvero con l’assistenza delle Organizzazioni Sindacali o avanti alle speciali commissioni istituite presso la Direzione Provinciale del Lavoro. Sono inoltre competenti a certificare le rinunce e le transazioni, verificando la reale volontà del lavoratore all’accordo, anche le sedi di certificazione dei rapporti di lavoro come previste dall’articolo 76 del decreto legislativo n. 276/2003. Si ritiene che nei casi sopra elencati la formazione della volontà del lavoratore sia adeguatamente assistita.


CHI

E’ opportuno essere assistiti durante le trattative e la conclusione di queste operazioni da un legale esperto di diritto del lavoro.


FAQ

Il diritto alle ferie è rinuncibile? Può essere oggetto di transazione?

Il diritto alle ferie è rinunciabile solo entro certi limiti, espressamente regolati dalla legge. Il lavoratore, infatti, in base anche all’art. 36 della Costituzione ha diritto a un periodo annuale di ferie e non può rinunciarvi. Il periodo di ferie annuali retribuite e irrinunciabile è pari a quattro settimane annuali, fruibili due nell’anno di maturazione e due entro il 18 mesi successivi, non sostituibili con il corrispondente trattamento economico, se non in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Tutti i contratti collettivi prevedono periodi di ferie più lunghi rispetto al periodo minimo di 4 settimane sopra indicato. Pertanto il lavoratore può rinunciare alla fruizione di tale periodo ulteriore di ferie chiedendo che i giorni di ferie non fruiti gli vengano pagati.

Si può rinunciare ad impugnare il licenziamento individuale?

Secondo la giurisprudenza una volta correttamente manifestata, da parte del datore di lavoro, la volontà di risolvere il rapporto di lavoro, il lavoratore può validamente rinunciare a impugnare il licenziamento. A tale atto non si applica la disciplina prevista dall’art. 2113 del Codice Civile. 
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