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Mansioni

del 03/03/2017
CHE COS'È?

Mansioni: definizione

Nel diritto del lavoro italiano, si parla di mansioni per fare riferimento all'insieme delle specifiche attività e dei compiti che devono essere eseguiti dal prestatore di lavoro nel contesto di un rapporto di lavoro. Esse rappresentano, in particolare, lo specifico oggetto dell'obbligazione lavorativa, e di solito vengono identificate nel contratto di lavoro.


COME SI FA

Che cosa avviene in seguito alla modifica delle mansioni?

La modifica delle mansioni è un'eventualità che può essere presa in considerazione in virtù dello jus variandi, in base al quale il datore di lavoro ha il potere - appunto - di mutare le mansioni dei lavoratori, sempre nel rispetto della legge, al di là dell'ambito convenuto, non andando oltre quanto previsto dai contratti collettivi e fermo restando il diritto dei lavoratori di beneficiare - secondo quanto previsto dall'articolo 36 della Costituzione - di una retribuzione proporzionata, dignitosa e in linea con la quantità e la qualità del loro lavoro.

Che differenza c'è tra compiti e mansioni esecutive?

Le mansioni esecutive e i compiti sono due cose diverse: i compiti, infatti, sono delle prestazioni lavorative per le quali entrano in gioco le abilità intellettive di chi è chiamato a svolgerli, mentre quando si fa riferimento alle mansioni si indicano semplicemente attività di lavoro che sono strettamente connesse agli ordini provenienti dai datori di lavoro: in pratica esse rappresentano l'oggetto dell'obbligazione che i lavoratori devono con la propria prestazione, il cui corrispettivo è costituito dalla retribuzione.

Che cosa si intende con "ruolo"?

Un ruolo non è altro che la posizione specifica o l'incarico che il lavoratore ha all'interno di un'organizzazione: da un ruolo derivano mansioni, compiti, responsabilità e - in alcuni casi - autorità, ma anche determinate capacità e competenze.


CHI

I lavoratori.


FAQ

1. Qual è il riferimento normativo in materia di mansioni?

Il principio di contrattualità delle mansioni si ritrova nel codice civile italiano all'articolo 2013, mentre nello Statuto dei Lavoratori e nel Jobs Act si sottolinea che è necessario che i lavoratori vengano adibiti alle mansioni per cui sono stati assunti. Nel caso in cui all'interno di un'azienda si verifichi un cambiamento degli assetti organizzativi i cui effetti si riflettono sulla posizione dei lavoratori, a essi possono essere attribuite delle altre mansioni, purché rientrino nella stessa categoria legale anche se appartengono a un livello di inquadramento più basso. La variazione delle mansioni, in ogni caso, deve essere comunicata per iscritto: se ciò non avviene, la variazione è da considerarsi nulla, e può essere conservato il livello di inquadramento originario (così come può essere mantenuto il trattamento retributivo in vigore).

2. Un lavoratore può essere assegnato a mansioni superiori a quelle previste in origine?

Sì: come si può leggere all'articolo 2013 del codice civile, un lavoratore può essere assegnato a mansioni superiori, a patto che gli venga garantito un trattamento adeguato. Diverso è il caso di un'assegnazione a mansioni inferiori: è vietata, infatti, la cosiddetta mobilità verso il basso, se non a fronte di necessità temporanee e straordinarie o a meno che essa non si renda indispensabile per garantire la conservazione del posto di lavoro o la tutela della salute del lavoratore (per esempio, perché bisogna tenerlo lontano da esposizioni nocive, come stabilisce l'articolo 8 del decreto legislativo n. 277 del 15 agosto del 1991). Ciò vuol dire che, in realtà, in presenza di una crisi aziendale un lavoratore può essere demansionato. 
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