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Estinzione del rapporto di lavoro

del 28/04/2011
CHE COS'È?

Estinzione del rapporto di lavoro: definizione

L’estinzione di un rapporto di lavoro dipendente può avvenire per volontà di una delle due parti (dimissioni e licenziamento) o di entrambe (dimissioni consensuali) o, per raggiunti limiti di età o, anche, per volontà di nessuna delle due parti (morte del lavoratore, arresto e carcerazione, scadenza del contratto a termine). 
Si tratta di dimissioni quando è il lavoratore dipendente che esprime la volontà di recedere dal rapporto di lavoro mentre si tratta di licenziamento quando la volontà di recesso è espressa dal datore di lavoro. 

COME SI FA
Nel caso di dimissioni il lavoratore può recedere dal rapporto di lavoro in qualsiasi momento purché rispetti i termini di preavviso previsti contrattualmente. Unica ipotesi in cui il lavoratore è esentato dal dare il preavviso sono le dimissioni per giusta causa, intendendo per tali le dimissioni a seguito di un comportamento del datore di lavoro che non permetta la prosecuzione del rapporto. In questo caso sarà il lavoratore ad aver diritto a ricevere l’indennità sostitutiva del preavviso. Unico obbligo a carico del lavoratore è quello di comunicarle per iscritto quando il contratto lo prevede. Ad evitare qualsivoglia controversia in proposito è sempre consigliabile tale forma di comunicazione. 
Nel caso di licenziamento una prima distinzione è quella tra licenziamenti individuali e collettivi
I primi possono distinguersi in: licenziamenti ad nutumper giusta causa, per giustificato motivo e per cause particolari quali matrimonio, maternità e discriminatorio. 
Il caso di licenziamento ad nutum può ricorrere specificamente per le seguenti categorie di lavoratori: lavoratori in prova, lavoratori domestici, dirigenti e lavoratori che hanno raggiunto il diritto alla pensione di vecchiaia. 
Il caso del licenziamento per giusta causa avviene quando il datore di lavoro recede dal contratto senza preavviso qualora si verifichi una causa che non consenta neppure provvisoriamente la prosecuzione del rapporto. 
Il licenziamento per giustificato motivo avviene quando il datore di lavoro recede dal contratto dando regolare preavviso al lavoratore. Il presupposto di questo tipo di cessazione del rapporto è costituito da un notevole inadempimento del lavoratore ma non così grave da non consentire lo svolgimento del periodo di preavviso. E questo il caso del licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Vi è anche, poi, il giustificato motivo oggettivo che è intimato per ragioni inerenti l’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa. 
L’ipotesi di cessazione consensuale proprio per la sua stessa natura non pone problema alcuno in quanto esprime la volontà di entrambe le parti. 
Anche la cessazione del rapporto di lavoro per morte del lavoratore, per arresto o carcerazione non pongono alcun problema così come non ne pone la cessazione per scadenza del contratto a termine in quanto già definito all’atto della stipulazione. 
Vi sono poi ipotesi di licenziamento che coinvolgono più lavoratori. E’ il caso del licenziamento plurimo e del licenziamento collettivo
Nel primo caso si tratta di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (ragioni relative all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento) che coinvolge più persone, nel secondo si tratta di licenziamenti effettuati da imprese con più di 15 dipendenti che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendano effettuare almeno 5 cessazioni di rapporto di lavoro nell’arco di 120 giorni in una unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito della stessa provincia o, anche, in caso di cessazione di attività (articolo 24 legge 223 del 23.7.91).

CHI
I professionisti che possono fornire adeguata attività di consulenza in caso di licenziamento sono il consulente del lavoro e il commercialista, laddove si occupi specificamente della materia giuslavorista.

FAQ

E' valido il licenziamento per partecipazione del lavoratore ad attività sindacali?

Per quanto riguarda casi particolari di licenziamento quali il licenziamento discriminatorio, per partecipazione ad attività sindacali e a causa di matrimonio, è il caso di chiarire che tali licenziamenti, accertati fatti e situazioni, sono nulli.

E' valido il licenziamento intimato a soggetti sottoposti a custodia cautelare?

Situazione più complessa è quella che riguarda licenziamenti di soggetti sottoposti a custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. Tali soggetti, se pronunciata sentenza di assoluzione, proscioglimento, non luogo a procedere o archiviazione, hanno diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.  E’ il caso di ricordare che anche in caso di condanna con patteggiamento non scatta automaticamente il licenziamento in quanto il datore di lavoro deve accertare che il fatto contestato abbia violato il codice disciplinare anche nell'ipotesi in cui il fatto sia attinente al rapporto di lavoro e non estraneo ad esso.
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