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Delitto tentato

del 21/03/2011
CHE COS'È?

Delitto tentato: definizione

Un delitto si dice consumato quando il soggetto agente pone in essere il fatto di reato previsto dalla norma incriminatrice. Ad esempio, un furto è consumato quando l'agente si impossessa di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene; un omicidio potrà dirsi consumato nel momento in cui, a seguito della condotta dell'agente, si verifica la morte della vittima.
Viceversa, un delitto è solo tentato nel momento in cui il soggetto agente non riesce a portarlo a compimento, ma pone in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a commetterlo. Ad esempio, nel caso in cui la morte della vittima non si produca a causa di un errore di mira o perché l'omicida è sorpreso poco prima di sparare.
Il delitto tentato viene punito meno gravemente rispetto al delitto consumato in quanto il bene tutelato dalla norma penale (ad esempio, il patrimonio nel caso del furto o la vita in quello di omicidio) viene aggredito in maniera meno grave, poiché risulta solo "messo in pericolo" e non concretamente leso.

Avv. Carlo Melzi d'Eril 
Ordine degli Avvocati di Milano
ACCMS Studio Legale


COME SI FA

L'articolo 56 del Codice Penale disciplina i requisiti del delitto tentato e consente di punire delle condotte che altrimenti non lo sarebbero, proprio perché non giunte ad integrare un reato consumato. Esso stabilisce che "chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde del delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica".
La struttura oggettiva del delitto tentato poggia su due requisiti: l'idoneità e l'univocità degli atti.
Il concetto di idoneità indica che la condotta tenuta dall'agente sarebbe stata in astratto congrua, cioè potenzialmente in grado di realizzare il reato nella forma consumata. Si tratta di una valutazione che viene compiuta dal giudice: egli deve idealmente mettersi "nei panni" dell'agente nel momento in cui ha iniziato l'attività criminosa e accertare se gli atti da questi compiuti sarebbero stati plausibilmente in grado di portare alla commissione del reato.
Ad esempio, un'azione non sarebbe idonea nel caso in cui, per compiere un omicidio, venga utilizzata una pistola a salve, oppure nel caso in cui, per rubare, si usi uno strumento di scasso del tutto inadatto a forzare una cassaforte.
Si tratta comunque di una valutazione da effettuarsi caso per caso, in considerazione di tutte le circostanze concrete. 
La non equivocità va intesa nel senso che gli atti compiuti dall'agente debbono possedere, in relazione al contesto in cui si collocano, l'attitudine ad esteriorizzare il proposito criminoso perseguito.
Ad esempio, sarebbe configurabile un tentativo di rapina nel caso in cui un soggetto venisse sorpreso nelle immediate vicinanze di una banca, con una pistola carica, sacchi per riporre la refurtiva, passamontagna per mascherarsi eccetera. In tale ipotesi, infatti, si evince la inequivoca volontà del soggetto di compiere una rapina in banca.
Per quanto riguarda, infine, l'elemento soggettivo, il tentativo è punibile solo se è commesso con dolo, ossia se la volontà dell'agente è diretta intenzionalmente a commettere il risultato criminoso preso di mira.


CHI

La perseguibilità di un delitto tentato dipende dalla gravità del tipo di reato cui accede (furto, rapina, omicidio eccetera).
Come tutte le volte che si ha anche solo il sospetto di essere indagati o di avere subito un reato, è consigliabile contattare un avvocato penalista al fine di ricevere chiarimenti sul caso concreto e compiere gli eventuali "passi" che, insieme al legale, venissero giudicati necessari o anche solo opportuni. Più precisamente, e solo per fare un esempio, per valutare se formulare una richiesta alla Procura della Repubblica per essere informati dell'esistenza di procedimenti a proprio carico, oppure per verificare la sussistenza dei presupposti per una denuncia.


FAQ

Tutti i reati possono essere compiuti nella forma tentata?

No, vi sono alcuni tipi di reato per cui è inconcepibile il compimento nella forma tentata.Ad esempio, si ritiene che il tentativo non sia ammissibile nei cosiddetti delitti di attentato (quali, ad esempio, quelli contro la personalità dello Stato) e nei reati di pericolo (come la calunnia o il reato di corruzione privata).Inoltre, il tentativo non è ammissibile nelle contravvenzioni.

E' ammissibile il tentativo di un reato colposo?

No, in quanto, per definizione, la colpa si identifica come assenza di volontà delittuosa. Pertanto il tentativo non può esistere se manca l'intenzione di commettere il reato.Tuttavia, secondo un opinione minoritaria, si ritiene ammissibile il tentativo commesso con dolo cosieddetto. eventuale, ossia quella forma di dolo, al limite con il concetto di colpa, che non consiste in una volontà intenzionale di compiere il reato, bensì nella mera accettazione del rischio che tale reato possa verificarsi in conseguenza della propria condotta. 

Quanto è inferiore la pena del delitto tentato rispetto all'ipotesi consumata?

L'articolo 56 Codice Penale stabilisce che se la pena per il reato consumato è l'ergastolo, la pena per il delitto tentato è la reclusione non inferiore a 12 anni. Negli altri casi, la pena per il delitto tentato è la stessa prevista per il reato consumato diminuita da un terzo a due terzi.

Il delitto è tentato anche nel caso in cui non venga portato a compimento per volontà dello stesso soggetto agente?

L'articolo 56 Codice Penale prevede due situazioni particolari in cui il reato non si consuma per iniziativa dell'agente, il quale muta proposito e recede dall'azione criminosa già intrapresa.La prima ipotesi (cosiddetta desistenza volontaria) si verifica nel caso in cui l'agente recede da un'azione che non è ancora giunta a completa esecuzione. Tipica ipotesi è quella del ladro che interrompe l'azione furtiva prima di entrare materialmente in possesso degli oggetti presi di mira.In questo caso il soggetto non risponde per il delitto tentato, ma solo alla pena stabilita per gli atti compiuti prima della desistenza qualora costituiscano di per sé un reato diverso (ad esempio qualora il ladro, pur non portando a compimento il furto, si sia comunque abusivamente introdotto nella privata dimora della vittima, risponde per il reato di violazione di domicilio di cui all'articolo 614 Codice Penale).La seconda ipotesi (cosiddetto recesso attivo o pentimento operoso) si verifica quando l'azione criminosa è stata ormai compiutamente realizzata, ma l'agente riesce ad impedire il verificarsi dell'evento lesivo. Tale ipotesi, ad esempio, potrebbe ricorrere nel caso in cui un soggetto, dopo aver ferito una persona, ne impedisce la morte chiamando i soccorsi.In tale caso la pena rimane quella del delitto tentato, ma diminuita da un terzo alla metà.Sia nel caso di desistenza volontaria che di recesso attivo, per giovare dei meno severi trattamenti sanzionatori previsti, è necessario che la scelta dell'agente non sia "resa obbligata" da circostanze esterne (quali, ad esempio, la resistenza della vittima, l'intervento della polizia, l'arrivo di altre persone eccetera). Tuttavia, non si richiede che la rinuncia all'azione rappresenti un vero e proprio "pentimento" dell'agente.
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