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Interruzione di comunicazioni

del 25/08/2017
CHE COS'È?

Interruzione di comunicazioni: definizione

L'interruzione di comunicazioni è un reato disciplinato dall'articolo 617 del Codice Penale, che prevede un periodo di reclusione da un minimo di sei mesi a un massimo di quattro anni per chiunque interrompa una comunicazione tra altre persone, sia che si tratti di una comunicazione telefonica sia che si tratti di una comunicazione telegrafica. A meno che il fatto non costituisca un reato più grave, si deve applicare la stessa pena a chiunque prenda cognizione di una conversazione non diretta a lui in modo fraudolento o a chi, tramite qualunque tipo di mezzo di informazione al pubblico, riveli il contenuto di una conversazione o di una comunicazione, in misura parziale o totale. Si tratta di un reato che può essere punito solo in seguito a querela presentata dalla persona offesa; la procedura d'ufficio è prevista nel caso in cui il reato sia commesso nei confronti di un incaricato di un pubblico servizio nell'esercizio delle sue funzioni o di un pubblico ufficiale (in tal caso la pena prevista va da uno a cinque anni). Anche per chi esercita la professione di investigatore privato in modo abusivo e per i pubblici ufficiali che violano i doveri relativi al proprio servizio o alla propria funzione è previsto un aumento della pena.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo di questa disposizione è quello di garantire la segretezza e la libertà delle comunicazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 15 della Costituzione.


CHI
Un avvocato penalista.

FAQ

1. L'installazione di una segreteria telefonica è da considerarsi un apparato di intercettazione rilevante per la consumazione di questo reato?

Secondo la sentenza 8107 del 2004 della Corte di Cassazione, no: perché il reato si configuri è necessario accertare che l'apparecchio in questione sia predisposto alla registrazione senza che la persona che telefona lo sappia. Per quel che riguarda l'elemento soggettivo, inoltre, è richiesto il dolo specifico, il che vuol dire che è indispensabile che la segreteria sia stata installata con l'obiettivo di impedire le comunicazioni telefoniche perché il reato possa essere configurato. Nel caso in cui, dopo che la segreteria è stata installata per finalità personali, essa venga usata di tanto in tanto per impedire o prendere cognizione di conversazioni altrui, il reato è consumato.

2. Che cosa stabilisce la sentenza 8851 del 1997 della Corte di Cassazione in relazione all'articolo 617 del Codice Penale?

La sentenza specifica che la predisposizione della memoria di telefoni cellulari che viene installata con lo scopo di favorire la clonazione di cellulari di provenienza non lecita non può essere punita, dal momento che l'ipotesi di reato indicata dall'articolo 617 del Codice Penale non fa riferimento alla semplice predisposizione, ma riguarda la vera e propria installazione di strumenti che permettano di interrompere o impedire conversazioni al telefono. 

3. Un marito può impedire alla moglie di parlare al telefono?

No, come rileva la sentenza 6727 del 1994 della Corte di Cassazione, secondo la quale i doveri di solidarietà che derivano dal matrimonio non solo sono compatibili con il diritto alla privacy per entrambi i coniugi, ma anzi presuppongono la sua stessa esistenza, visto che si può parlare di solidarietà solo nel momento in cui le persone coinvolte si riconoscono una dignità equivalente. E ciò è vero anche nel caso in cui uno dei due coniugi si riveli infedele, visto che la perdita del diritto alla riservatezza non sanzione la violazione dei doveri di solidarietà coniugale.
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