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Violazione di corrispondenza

del 25/09/2017
CHE COS'È?

Violazione di corrispondenza: definizione

La violazione di corrispondenza è un reato disciplinato dall'articolo 616 del codice penale, che prevede la reclusione fino a un anno o una multa fino a 516 euro (da un minimo di 30 euro) per chi prenda cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa che non è destinata a lui: la condotta in questione si configura anche nel caso in cui il contenuto della corrispondenza non sia effettivamente letto, dal momento che è sufficiente che il responsabile abbia considerato una parte del contenuto stesso (quel che succede, per esempio, se il contenuto di una lettera viene osservato in controluce, senza che la busta sia effettivamente aperta. Si parla di violazione di corrispondenza anche per chi distrae o sottrae una corrispondenza, al di là del fatto che sia aperta o chiusa, per prenderne cognizione o per fare in modo che siano altri a prenderne cognizione, o per chi la sopprime o la distrugge. Un caso tipico di soppressione di corrispondenza è quello che si concretizza nel momento in cui un postino, non riuscendo a recapitarla, decide di sbarazzarsene buttandola nella spazzatura. La reclusione viene aumentata fino a tre anni se il colpevole rivela, in misura parziale o totale, il contenuto della corrispondenza senza giusta causa. Il delitto di violazione di corrispondenza viene punito solo a querela della persona offesa.


COME SI FA

Che cosa si intende con "corrispondenza"?

La corrispondenza può essere di qualsiasi tipo: di natura telematica, di natura informatica, di natura telefonica, di natura telegrafica, di natura epistolare o realizzata in qualsiasi altro modo o con qualsiasi altra forma di comunicazione a distanza. 


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Come si concretizza la nozione di giusta causa?

Il legislatore non fornisce una definizione di "giusta causa": per questo motivo per spiegarla è necessario fare riferimento al generico concetto di giustizia, che deve essere determinato ogni volta direttamente dal giudice, chiamato a tenere in considerazione la liceità delle ragioni che inducono un soggetto a un determinato comportamento; liceità che deve essere valutata sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista etico.

2. Il reato di sottrazione di corrispondenza è differente da quello di furto? Perché?

La risposta è affermativa, e il motivo deve essere individuato nel fatto che le norme sanzionatorie relative si pongono a tutela di beni giuridici diversi: nel caso del furto, a essere tutelato è il patrimonio; nel caso della sottrazione di corrispondenza, a essere tutelate sono l'inviolabilità e la segretezza della corrispondenza stessa. Per questo motivo, può succedere che il delitto di furto concorra formalmente con il delitto di sottrazione di corrispondenza, tenendo presente che per il furto il dolo specifico è rappresentato dall'intento di trarre un profitto, che non è per forza di cose incentrato sul conseguimento di un vantaggio economico ma può derivare, per esempio, da una soddisfazione morale. Il profitto, comunque, è connesso all'entrare in possesso della cosa che si sottrae e non dalla sottrazione in sé. Affinché ci sia un concorso formale tra il reato di sottrazione di corrispondenza e quello di furto, dunque, occorre verificare se la sottrazione di corrispondenza ha lo scopo non solo di far prendere cognizione del contenuto della stessa a uno o più soggetti a cui non è destinata, ma anche di garantire un profitto, qualsiasi sia la sua natura. Lo specifica in maniera precisa la sentenza n. 122 del 1995 della Corte di Cassazione. 
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