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Offese

del 08/03/2017
CHE COS'È?

Offese: definizione

Le offese rientrano, a livello penale, nel concetto di ingiuria, un delitto previsto dall'articolo 594 del codice penale, secondo il quale deve essere punito con una multa fino a 516 euro o con un periodo di reclusione fino a sei mesi chiunque offenda il decoro o l'onore di una persona presente o attraverso scritti, disegni, una comunicazione telefonica o telegrafica. Nel caso in cui l'offesa consista nell'attribuzione di un fatto specifico, la multa raddoppia, così come il periodo massimo di reclusione. Se l'offesa è compiuta davanti a più persone, è previsto un ulteriore aumento della pena.


COME SI FA

Come si integra il reato di diffamazione?

Le offese possono anche integrare il reato di diffamazione: in questo caso, però, per l'attuarsi del delitto è indispensabile che il messaggio offensivo raggiunga non meno di due persone, che non devono per forza essere insieme. Ecco perché non è diffamazione l'offesa rivolta nei confronti di una persona non presente se ci si trova di fronte a un interlocutore solo (ciò non toglie che, nel caso in cui questo evento si dovesse verificare, il soggetto offeso avrebbe comunque la possibilità di formulare in ambito civile una domanda di risarcimento del danno a causa della lesione della sua immagine). Mentre per la diffamazione la presenza di più di due persone è una condizione indispensabile, per l'ingiuria tale circostanza costituisce semplicemente un'aggravante.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Che differenza c'è tra l'ingiuria e la diffamazione?

L'ingiuria è un reato che compromette il decoro e l'onore di una persona, mentre la diffamazione compromette la sua reputazione. Il decoro riguarda il rispetto di cui è degno ogni essere umano, mentre l'onore ha a che fare con le qualità che contribuiscono a definire il valore di una persona; la reputazione, invece, è il complesso dell'identità individuale di una persona, che è rappresentato dal suo patrimonio professionale, dal suo patrimonio ideologico, dal suo patrimonio sociale, dal suo patrimonio religioso, dal suo patrimonio politico e dal suo patrimonio intellettuale. L'ingiuria e la diffamazione, dunque, derivano da offese differenti e complementari che intercettano il buon nome di una persona sia a livello sociale che a livello individuale. Ecco perché la differenza più importante tra i due delitti va individuata nella presenza o meno del soggetto interessato al compiersi degli stessi: in altri termini, se la persona offesa è presente si configura un'ingiuria, mentre se la persona offesa non è presente si configura una diffamazione.

2. Come si può stabilire se un'espressione sia offensiva o meno?

I reati di ingiuria e di diffamazione sono considerati molto complessi proprio per la difficoltà di definizione delle offese. La sentenza n. 30956 del 2 luglio del 2010 della Cassazione, per esempio, sottolinea che esistono delle espressioni che devono essere ritenute oggettivamente offensive in qualunque contesto, a causa dell'intrinseca carica di dileggio e di disprezzo che le caratterizza e per la riconoscibile o manifesta volontà di umiliare il destinatario; ma, d'altro canto, la stessa Cassazione con la sentenza n. 10188 del 16 febbraio del 2011 precisa che non è detto che ciascuna espressione pungente o forte che susciti disappunto nel destinatario sia da considerarsi in automatico come offensiva e quindi penalmente rilevante. Ciò vuol dire che la sensibilità della parte offesa, o presunta tale, non può determinare la sussistenza di un reato. Ecco perché non bisogna valutare l'effetto della presunta offesa sulla persona, ma solo il suo significato sociale.
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