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Mutilazione degli organi genitali femminili

del 02/06/2017
CHE COS'È?

Mutilazione degli organi genitali femminili: definizione

La mutilazione degli organi genitali femminili è una pratica tradizionale che viene effettuata per ragioni non terapeutiche in una trentina di Paesi dell'Africa sub-sahariana: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno sono a rischio tre milioni di bambine. La mutilazione può variare a seconda dei casi: la circoncisione prevede che la punta della clitoride venga asportata per fare fuoriuscire sette gocce di sangue, mentre l'escissione della clitoride consiste nell'asportazione della stessa, con il taglio delle piccole labbra che può essere parziale o totale. Vi è, poi, l'infibulazione, che è nota anche come circoncisione sudanese: in questo caso dopo l'asportazione delle piccole labbra, della clitoride e di parte delle grandi labbra la vulva viene cucita, con un unico foro che viene lasciato aperto per consentire l'espulsione del sangue mestruale e dell'urina.


COME SI FA

Come avviene l'infibulazione?

Con l'infibulazione, il procedimento di cauterizzazione è seguito dalla cucitura della vulva. Di conseguenza, dopo tale pratica è impossibile che la donna coinvolta possa avere rapporti sessuali fino a quando la vulva non viene scucita e si procede alla cosiddetta defibulazione, che in genere è operata prima che il matrimonio venga consumato, direttamente per mano dello sposo. Le donne divorziate, le vedove e le puerpere, poi, vengono di nuovo sottoposte a un'altra infibulazione, in modo tale che possa essere ritrovata la purezza precedente al matrimonio. 

Perché si pratica la mutilazione degli organi genitali femminili?

La mutilazione degli organi genitali femminili avviene con l'obiettivo di evitare che la donna possa conoscere l'orgasmo che proviene dalla stimolazione della clitoride. Gli effetti negativi, tuttavia, sono molteplici: al momento del parto, per esempio, il nascituro si trova a dover superare una massa di tessuto cicatriziale, che per colpa delle mutilazioni è poco elastico. In tale condizione il feto non riesce a ricevere ossigeno dalla placenta: nel momento in cui viene a mancare ossigeno per il cervello, c'è il rischio che si verifichino dei danni di tipo neurologico.


CHI

Un avvocato penalista, dal momento che chi cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili può essere punito - secondo l'articolo 583-bis del codice penale - con la reclusione per un periodo che va da un minimo di quattro anni a un massimo di dodici anni. Viene prevista, inoltre, la reclusione da un minimo di tre a un massimo di sette anni per chi provochi lesioni di qualsiasi tipo agli organi genitali femminili con il solo scopo di alterare, menomare o compromettere le funzioni sessuali della donna, in mancanza di necessità terapeutiche, causando una malattia a livello della mente o del corpo. Tali disposizioni vengono applicate anche nel caso in cui il fatto sia compiuto da un italiano in un Paese straniero. Chi esercita una professione sanitaria e si rende colpevole della mutilazione degli organi genitali femminili viene anche punito con l'interdizione dall'esercizio della professione per un periodo massimo di dieci anni; la sentenza di condanna deve essere comunicata all'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri.


FAQ

1. Cosa prevede la legge italiana a proposito della mutilazione degli organi genitali femminili?

Il Parlamento italiano è intervenuto sul tema con la legge n. 7 del 9 gennaio del 2006, che intende tutelare le donne rispetto a tali pratiche. Il legislatore parlando di mutilazione fa riferimento non solo all'infibulazione, ma anche all'escissione della clitoride e a ogni altra pratica che sia in grado di causare effetti dello stesso genere. 
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