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Ingiuria

Ordine degli Avvocati di Milano

Aggiornato al 22/09/2011

CHE COS'È

L'ingiuria è un reato che tutela l'onore.
Per onore, tradizionalmente, s'intende il sentimento e l'idea che ciascuno ha di sé nonché il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale. In questo seconda accezione si parla comunemente anche di reputazione.
Il delitto di ingiuria è previsto dall'articolo 594 codice penale e punisce chiunque offende appunto l’onore e il decoro di una persona presente. La punibilità è estesa anche alle offese trasmesse con comunicazioni a distanza, ossia telefono, scritti, disegni diretti alla persona offesa.
La pena prevista è quella della reclusione fino a sei mesi o della multa fino a euro 516.
Qualora l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è aumentata (reclusione fino a un anno o multa fino a euro 1.032).
La pena è aumentata anche nel caso in cui la condotta offensiva sia tenuta alla presenza di più persone.
Infine, è prevista una ulteriore circostanza aggravante (articolo 3 legge 205 del 1993) nel caso in cui l’ingiuria abbia finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Ciò accade quando l’offesa origina da un consapevole e percepibile sentimento di avversione o di discriminazione fondato sulla razza, l'origine etnica o il colore, ossia quale disprezzo idoneo a dare luogo al concreto pericolo di comportamenti discriminatori.

Avv. Carlo Melzi d'Eril
Ordine degli Avvocati di Milano
ACCMS Studio Legale

COME SI FA

L’ingiuria è un reato che può essere commesso da chiunque.
La condotta offensiva dell’onore o del decoro può manifestarsi sia attraverso espressioni verbali, che gesti di natura dispregiativa (ad esempio uno sputo). Inoltre, possono assumere rilevanza anche offese trasmesse attraverso mezzi di comunicazione a distanza, come una mail, una lettera o una telefonata, dirette a una determinata persona.
Elemento caratterizzante del reato di ingiuria è che la condotta offensiva deve essere posta in essere in presenza della persona cui è indirizzata. A questo proposito si ritiene che tale presenza deve essere effettiva e che il soggetto offeso, anche se non materialmente visto dal soggetto agente, sia in grado di percepire le espressioni lesive a lui rivolte.
L’ingiuria è un reato a dolo generico, per cui si ritiene sufficiente la consapevolezza della potenzialità offensiva delle espressioni usate e la volontà di divulgarle alla presenza del soggetto passivo, anche in assenza della specifica intenzione di offendere.

CHI

L'autorità giudiziaria competente è il Giudice di pace avente sede nel luogo ove è commesso il fatto di reato.
Il reato di ingiuria è perseguibile a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di tre mesi, che decorrono dal giorno in cui si ha avuto notizia del fatto che costituisce reato, ossia dal momento cioè in cui il titolare del diritto tutelato ha conoscenza certa - sulla base di elementi seri - di tutti gli elementi che consentono la valutazione dell'esistenza del reato.
La querela va sottoscritta e depositata o alla Polizia Giudiziaria o alla Procura della Repubblica.
Come tutte le volte che si ha anche solo il sospetto di essere indagati o di avere subito un reato, è consigliabile contattare un avvocato penalista al fine di ricevere chiarimenti sul caso concreto e compiere gli eventuali “passi” che, insieme al legale, venissero giudicati necessari o anche solo opportuni. Più precisamente, e solo per fare un esempio, per valutare se formulare una richiesta alla Procura della Repubblica per essere informati dell’esistenza di procedimenti a proprio carico, oppure per verificare la sussistenza dei presupposti per una querela.

FAQ

Che differenza c’è tra l’ingiuria e il più grave reato di diffamazione?

Il dato che differenzia le due ipotesi criminose consiste nel fatto che, mentre l’ingiuria presuppone la presenza della persona offesa nel momento dell’azione criminosa, nel reato di diffamazione l’offesa della reputazione viene compiuta in assenza della persona offesa e comunicando con più persone (almeno due, quindi).
I reati possono tra loro concorrere, come avviene nel caso in cui, ad esempio, una lettera dal contenuto ingiurioso venga indirizzata, oltre che alla persona offesa, anche a terze persone.

È applicabile al reato di ingiuria l’esimente del diritto di critica?

Si, la giurisprudenza ha applicato tale scriminante in presenza di comportamenti oggettivamente ingiuriosi, ma caratterizzati da particolari contesti. Ad esempio, è stata escluso il reato di ingiuria nell’ambito di una riunione condominale, di per sé ritenuto luogo caratterizzato da particolare vis polemica e atteggiamenti accesi, con riferimento all’espressione “lei è un bugiardo, dice il falso e mente”, detta da un condomino all’amministratore. O ancora, nell’ambito di una assemblea pubblica, è stato ritenuto sussistente il diritto di critica, con riferimento alle espressioni “buffone” e “ridicolo” rivolte a un sindaco.
Tuttavia, l’applicabilità del diritto di critica è in generale questione rimessa alla valutazione del Giudice in relazione alle circostanze del caso concreto.

Quando un’espressione può dirsi ingiuriosa?

Di regola si ritiene che il concetto di onore vada legato al ruolo professionale e all’ambiente sociale della persona offesa. In questo senso, si usa distinguere tra espressioni oggettivamente in grado di ledere l’onore di chiunque (ad esempio per la forte carica di disprezzo che manifestano o per la evidente volontà di umiliare il destinatario) ed espressioni che, anche non avendo di per sé una carica ingiuriosa, possono comunque risultare offensive in relazione alle circostanze, alle qualità del soggetto, all’ambiente in cui si è svolto il fatto. Si tratta comunque di una valutazione elastica, variabile da caso a caso, che implica sempre la considerazione, da parte del Giudice, del contesto nel quale sono state pronunciate le espressioni e quindi anche dei rapporti di maggiore o minore confidenza tra querelato e offeso, tenuto conto della notevole desensibilizzazione recente nei confronti di un linguaggio, una volta ritenuto crudo e volgare, ma oggi comunemente utilizzato fra amici e buoni conoscenti.


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