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Omicidio del consenziente

del 28/04/2017
CHE COS'È?

Omicidio del consenziente: definizione

L'omicidio del consenziente è un reato previsto dall'articolo 579 del codice penale, che stabilisce che debba essere punito con la reclusione da un minimo di sei a un massimo di quindici anni chiunque causi la morte di una persona con il suo consenso. Nel caso in cui il fatto sia commesso contro una persona inferma di mente, contro una persona minore di 18 anni o contro una persona che si trovi in una condizione di deficienza psichica per l'abuso di stupefacenti, per l'abuso di sostanze alcoliche o per un'altra infermità, vengono applicate le disposizioni previste per l'omicidio; lo stesso vale se la persona uccisa ha dato il proprio consenso perché esso è stato carpito con l'inganno o estorto con minacce o con la violenza. Perché il reato possa ritenersi configurato, è necessario che il consenso della vittima non sia equivocabile e che risulti esplicito e serio, effettivo e personale. Occorre, inoltre, che si tratti di un consenso senza riserve e valido: deve sussistere fino al momento in cui il fatto viene compiuto. 


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo della legge è quello di tutelare il bene della vita che viene considerato indisponibile dall'ordinamento italiano anche nel caso in cui venga prestato il consenso alla morte. Il legislatore, pertanto, ha voluto segnalare una minore offensività dell'omicidio in caso di consenso, ma non ha potuto non considerarlo un reato.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Che reato si integra nel caso in cui il soggetto passivo sia affetto da una patologia psichica che si riflette sulla sua capacità di intendere e di volere?

Se la persona che viene uccisa soffre di una malattia psichica che influenza la sua consapevolezza, e quindi il suo consenso a morire, non si parla di omicidio del consenziente ma di omicidio volontario a tutti gli effetti. Se non ci sono elementi di prova univoci in grado di confermare la volontà consapevole ed effettiva della vittima di morire, è indispensabile far prevalere il diritto alla vita, a prescindere dalla percezione che un'altra persona possa avere della qualità della vita della vittima, del suo grado di salute, della sua capacità di intendere e di volere e del suo livello di autonomia.

2. Che differenza c'è tra istigazione al suicidio e omicidio del consenziente?

La linea che separa il reato di istigazione o aiuto al suicidio da quello di omicidio del consenziente è rappresentata dalla modalità con la quale si concretizza la condotta della vittima rispetto al comportamento dell'agente. In sostanza, l'omicidio del consenziente si verifica nel momento in cui chi provoca la morte prende il posto di chi aspira a morire, anche se con il consenso di quest'ultimo, e assume l'iniziativa in proprio non solo dal punto di vista dell'azione materiale ma anche dal punto di vista della determinazione volitiva generica; si parla di agevolazione o di istigazione al suicidio, invece, quando la vittima mantiene il dominio della propria azione e realizza il proposito di mano proprio, pur in presenza di un altro soggetto che ha fornito un aiuto materiale o ha avuto un ruolo nell'assunzione della decisione.

3. Ci possono essere delle attenuanti?

Perché possa essere riconosciuta l'attenuante delle ragioni di particolare valore sociale o morale, non basta che i motivi che hanno portato al compimento del reato siano valutabili in maniera positiva sotto il profilo sociale o sotto il profilo etico. 
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