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Condominio: alberi e piante

del 01/03/2017
CHE COS'È?

Condominio alberi e piante: definizione

Le norme sulle distanze legali tra le piante e gli immobili in linea di massima hanno lo scopo di regolare i rapporti tra proprietà autonome contigue tra loro, ma possono essere applicate anche nel contesto di un condominio per normare i rapporti tra lo stesso e un singolo condomino, sempre che tali norme risultino compatibili con l'applicazione delle regole particolari sull'utilizzo delle cose comuni disciplinato dall'articolo 1102 del codice civile. Occorre, insomma, che le norme particolari sull'uso delle cose comuni non siano in contrasto con le norme sulle distanze legali, e che sia possibile un'applicazione complementare sia delle prime che delle seconde. Viceversa, nel caso in cui le due classi di norme siano in contrasto tra loro, ad avere la meglio sono quelle sull'uso delle cose comuni, e quindi sono inapplicabili le altre.


COME SI FA

Cosa prevede la legge a proposito di alberi e piante?

Secondo il codice civile, chi intende piantare un albero in prossimità di un confine è tenuto a rispettare le distanze previste dagli usi locali o, se sono presenti, dai regolamenti. Nel caso in cui non sia previsto alcunché né dagli usi locali né dai regolamenti, entra in gioco la disciplina della legge, che impone tre metri di distanza minima per gli alberi di alto fusto, mezzo metro di distanza minima per le siepi vive, per gli arbusti e per le viti e un metro e mezzo di distanza minima per gli alberi non di alto fusto. Va detto, però, che queste distanze possono non essere rispettate se è presente un muro divisorio in corrispondenza del confine che separa le due proprietà, sempre che l'altezza delle piante sia inferiore a quella del muro. In tal modo, infatti, la veduta del vicino non viene compromessa dalle piante - ma, eventualmente, dal muro.


CHI

Chiunque viva in un condominio.


FAQ

1. Si possono innaffiare le piante su un balcone di un condominio?

La risposta è ovviamente affermativa, ma ciò non toglie che si possa fare a meno di pensare alle conseguenze della propria condotta. Addirittura, nel 2014 con una sentenza emessa dalla Quinta sezione penale della Corte di Cassazione è stato condannato per getto pericoloso di cose un condomino che si era limitato a bagnare le piante sul proprio terrazzo. La colpa non stava, naturalmente, nell'atto di innaffiare in sé, ma nella posizione dei vasi. Secondo l'articolo 675 del codice penale, che riguarda il collocamento pericoloso di cose, deve essere punito con una sanzione amministrativa da un minimo di 103 a un massimo di 619 euro chiunque possa molestare, imbrattare o offendere una o più persone facendo cadere una cosa in un luogo privato ma di uso comune (o in un luogo di pubblico transito) perché non ha adottato le cautele dovute. Ecco perché, per esempio, se si mette sul parapetto del balcone un vaso c'è il rischio di essere condannati, se sotto il balcone si trova il cortile del condominio. Si tratta, in ogni caso, di un reato di pericolo: ciò vuol dire che il colpevole non viene punito se l'evento di caduta del vaso si verifica (in questo caso, infatti, possono subentrare dei reati più gravi), ma anche solo per l'offesa potenziale. Insomma, i vasi e le piante in nessun caso devono pregiudicare la sicurezza e la stabilità di un condominio né ledere il suo decoro.
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