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Risoluzione del contratto immobiliare

del 13/09/2017
CHE COS'È?

Risoluzione del contratto immobiliare: definizione

La risoluzione del contratto immobiliare si concretizza nel momento in cui il rapporto tra le parti coinvolte in una locazione si interrompe prima che esso sia giunto alla sua scadenza naturale. In questo caso, l'imposta di registro che deve essere versata è pari a 67 euro: la si può versare con il modello F24 Elementi identificativi, facendo riferimento al codice tributo 1503, o con i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, richiedendo l'addebito su conto corrente. Nel primo caso, occorre che la risoluzione venga comunicata all'ufficio in cui il contratto è stato registrato: nel termine di trenta giorni va presentato anche il modello RLI compilato ad hoc.


COME SI FA

Come si concretizza la risoluzione del contratto immobiliare?

La risoluzione del contratto immobiliare è definita consensuale nel momento in cui c'è, da parte del locatore e del conduttore, la volontà comune di concludere il rapporto contrattuale che è in essere. Ciò può avvenire perché il conduttore non è più interessato a godere del bene che gli era stato concesso e, di conseguenza, non vuole più pagare il canone che era stato concordato, mentre il locatore è intenzionato a disporre materialmente di nuovo del bene di sua proprietà, a fronte della perdita del corrispettivo relativo. La legge non impone dei vincoli formali specifici per la risoluzione consensuale del contratto di locazione; per quel che riguarda le locazioni a uso abitativo, occorre che il contratto di risoluzione abbia forma scritta. 


CHI

Il locatario e il locatore coinvolti in una locazione.


FAQ

1. Quali sono gli adempimenti di cui ci si deve occupare in vista della risoluzione del contratto immobiliare?

La risoluzione consensuale del contratto immobiliare deve essere registrata; nel caso in cui questo onere non venga rispettato, le parti sono tenute al pagamento delle imposte sui redditi che derivano dal rapporto di locazione. L'imposta di registro non è dovuta se per il contratto di locazione si era fatto riferimento al regime della cedolare secca.

2. Qual è la durata di una locazione a uso abitativo?

La durata delle locazioni a uso abitativo è disciplinata dalla legge 431/1998, oltre che dal decreto ministeriale del 30 dicembre del 2002: entrambi prevedono una regola generale secondo cui i contratti di locazione devono essere stipulati con durata quadriennale; al termine dei quattro anni, è prevista la possibilità di rinnovo per altri quattro anni, sempre che il locatore non possa giustificare il recesso con una causa specifica. Questa, in ogni caso, non è la sola opportunità a disposizione per le parti coinvolte in una locazione; una soluzione alternativa, infatti, prevede l'opportunità di stipulare contratti caratterizzati da una durata di tre anni seguita dalla possibilità di rinnovo per altri due. Se il conduttore è uno studente universitario o se ci sono delle esigenze comprovate di carattere transitorio, la durata dei contratti che possono essere stipulati può variare da un minimo di un mese a un massimo di un anno e mezzo; in questo caso il canone deve essere concordato tenendo in considerazione i parametri che sono stati fissati dalla legge e gli accordi che sono stati stipulati dalle associazioni di categoria. 

3. In che cosa consiste il recesso anticipato del conduttore?

Il conduttore ha la possibilità di recedere in qualunque momento dal contratto: da questo punto di vista è molto più agevolato rispetto a quanto non lo sia il locatore. Il suo solo obbligo è quello di darne comunicazione almeno sei mesi prima. 
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