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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni

del 15/07/2016
CHE COS'È?

Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: definizione

Le condotte di esercizio arbitrario delle proprie ragioni sono disciplinate da due distinte fattispecie di reato, che si differenziano perché la condotta materiale violenta o minacciosa è rispettivamente indirizzata sulle cose (articolo 392 codice penale) o sulle persone (articolo 393 codice penale).
Si tratta di delitti contro l’amministrazione della giustizia diretti a far sì che le controversie tra i privati siano devolute all'autorità giudiziaria e non invece risolte mediante l'esercizio di una azione violenta da parte di uno degli antagonisti.

L'art 392 cp punisce chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose. La pena prevista è la multa fino a 516 euro.
L'art 393 cp punisce chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrer al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone. La pena stabilita è la reclusione fino a un anno. Si applica anche la multa fino a 206 euro qualora il fatto sia commesso con violenza pure sulle cose. 
La pena è aumentata se la violenza o la minaccia è commessa con armi.

Avv. Carlo Melzi d'Eril 
Ordine degli Avvocati di Milano
ACCMS Studio Legale


COME SI FA

Reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose 

Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art 392 cp) è un reato comune, che può essere commesso da chiunque.
Il soggetto agente deve compiere una condotta violenta finalizzata all'esercizio di un preteso diritto non riconosciuto dall'antagonista. La contestazione del diritto da parte di quest'ultimo deve essere effettiva, così configurandosi una situazione di conflitto attuale tra i due "contendenti", intorno alla titolarità o alle modalità d’esercizio di quel diritto.

Per quanto riguarda il concetto di violenza sulle cose, è la legge stessa a definirlo come qualsiasi attività che si concreti in un danneggiamento, in una trasformazione o in un mutamento di destinazione della cosa stessa. Tale attività deve determinare dei veri e propri cambiamenti della cosa, di modo che non sia più possibile che torni nella condizione precedente. Ad esempio, si ritiene sussistente il reato in questione qualora, alla scadenza del contratto di affitto, il proprietario sostituisca la serratura della porta dell’appartamento, precludendo l’ingresso al conduttore; ed ancora, nel caso in cui uno dei comproprietari di un appartamento rimuova la targa professionale situata sulla parete esterna dell'edificio di altro comproprietario che abbia parte dell'immobile a studio professionale.

Lo stesso art 392 cp, nell'ultimo comma, prevede infine una specifica forma di violenza sulle cose che riguarda i beni informatici (quali dati, programmi, unità di memoria eccetera), caratterizzati dalla peculiarità di essere potenzialmente oggetto di aggressione pure in assenza del carattere della fisicità. Le condotte prese in considerazione dalla norma sono quelle di alterazione, modificazione, cancellazione, in tutto o in parte, di un programma informatico, nonché l’impedimento o il turbamento del funzionamento di un sistema informatico o telematico.

Reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone

Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone si caratterizza per il fatto che la condotta, diretta a far valere il preteso diritto, è caratterizzata dall'uso di violenza alla persona e minaccia.
Oggetto della pretesa cui è finalizzata la condotta violenta deve essere un diritto, il quale viene inteso in senso ampio come qualunque situazione giuridica tutelabile davanti ad un'autorità giudiziaria. Rientrano in questo concetto, ad esempio, anche gli interessi legittimi. Peraltro, non rileva che il diritto vantato sia poi effettivamente sussistente in concreto, essendo sufficiente che sia astrattamente ipotizzabile come esistente: devono cioè esserci circostanze oggettive che giustifichino il convincimento della sua presenza.

Ulteriore presupposto del reato è rappresentato dalla possibilità di ricorrere al giudice, nel senso che il preteso diritto deve poter essere azionato e tutelato davanti all'autorità giudiziaria, intendendo per essa sia il giudice civile, sia il giudice amministrativo sia penale. Non sarebbero azionabili davanti all'autorità giudiziaria, ad esempio, pretese derivanti da accordi illeciti.

Infine, si richiede l'arbitrarietà della condotta violenta, ossia che questa non sia legittimata da norme giuridiche o principi generali dell’ordinamento. Ad esempio, può essere esclusa la configurabilità del reato nelle ipotesi di privazione o sottrazione di una cosa avvenute in modo violento o clandestino. In tali casi, il possessore può legittimamente reagire per tutelare il proprio possesso, purché tale reazione sia immediata, necessaria e non via sia la possibilità di ricorrere al giudice (come nel caso relativo alla rottura da parte di un condomino di una catena di ferro, che era stata posta da un altro condomino in prossimità di un cancello carrabile nel cortile condominiale adibito a parcheggio al fine di rendere disagevole l'accesso).

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, l'agente deve avere la coscienza e volontà di farsi ragione da sé, pur potendo ricorrere ad un giudice, nonché deve essere animato dallo specifico intento di esercitare un preteso diritto nel ragionevole convincimento della sua legittimità. Viceversa, qualora il soggetto sia animato da un fine diverso, quale ad esempio quello di procurarsi un ingiusto profitto con la consapevolezza che quanto si pretende non è giuridicamente dovuto né azionabile davanti a un giudice, possono configurarsi diverse e più gravi ipotesi delittuose, quali la rapina o l'estorsione.


CHI

L'autorità giudiziaria competente è il tribunale in composizione monocratica avente sede nel luogo ove è commesso il fatto di reato. Entrambe le fattispecie di abuso arbitrario delle proprie ragioni sono perseguibili a querela della persona offesa

Il termine per la proposizione della querela è di tre mesi, che decorrono dal momento in cui il titolare del diritto tutelato ha conoscenza certa - sulla base di elementi seri - di tutti gli elementi che gli consentono una piena valutazione sull'esistenza del reato.
La querela può essere presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.

Come tutte le volte che si ha anche solo il sospetto di essere indagati o di avere subito un reato, è consigliabile contattare un avvocato penalista al fine di ricevere chiarimenti sul caso concreto e compiere gli eventuali "passi" che, insieme al legale, venissero giudicati necessari o anche solo opportuni. Più precisamente, e solo per fare un esempio, per valutare se formulare una richiesta alla Procura della Repubblica per essere informati dell'esistenza di procedimenti a proprio carico, oppure per verificare la sussistenza dei presupposti per una denuncia-querela.


FAQ

In assenza di danni materiali, è configurabile il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose?

Si, in quanto per integrare il reato di cui all'articolo 392 codice penale è sufficiente anche il solo mutamento della destinazione o dell'utilizzo della cosa, indipendentemente dal fatto che si verifichino danni materiali. Ad esempio, la giurisprudenza ha ritenuto penalmente rilevante la condotta di chi ha abbattuto, pur senza danni, una recinzione di un fondo posta dal proprietario confinante.Tuttavia, di regola, si richiede che la condotta determini un ostacolo attuale e ineludibile alle necessità di utilizzazione del bene, che assuma i connotati della permanenza o perlomeno di una sufficiente stabilità temporale.

Chi sono i soggetti legittimati a proporre querela?

Il diritto di proporre la querela spetta, oltre al proprietario della cosa aggredita, anche a chi sia titolare di un altro diritto reale (ad esempio l'usufrutto) o a chi sia portatore di una concreta e diretta relazione con il bene (ad esempio il compossessore, non proprietario, di un immobile o altro bene).
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