Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: definizione
Le condotte di esercizio arbitrario delle proprie ragioni
sono disciplinate da due distinte fattispecie di reato, che si differenziano
perché la condotta materiale violenta o minacciosa è rispettivamente indirizzata
sulle cose (articolo 392 codice penale) o sulle persone (articolo 393 codice penale).
Si tratta di delitti contro l’amministrazione della
giustizia diretti a far sì che le controversie tra i privati siano devolute
all'autorità giudiziaria e non invece risolte mediante l'esercizio di una
azione violenta da parte di uno degli antagonisti.
L'art 392 cp punisce chiunque, al fine di esercitare un
preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa ragione da sé medesimo,
mediante violenza sulle cose. La pena prevista è la multa fino a 516 euro.
L'art 393 cp punisce chiunque, al fine di esercitare un
preteso diritto, potendo ricorrer al giudice, si fa arbitrariamente ragione da
sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone. La pena stabilita è la reclusione fino a un anno. Si applica anche la multa fino a 206 euro qualora il fatto
sia commesso con violenza pure sulle cose.
La pena è aumentata se la violenza o la minaccia è commessa
con armi.
Avv. Carlo Melzi d'Eril
Ordine degli Avvocati di Milano
ACCMS Studio Legale
Reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con
violenza sulle cose
Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art 392 cp) è un reato comune, che può essere commesso
da chiunque.
Il soggetto agente deve compiere una condotta violenta
finalizzata all'esercizio di un preteso diritto non riconosciuto
dall'antagonista. La contestazione del diritto da parte di quest'ultimo deve
essere effettiva, così configurandosi una situazione di conflitto attuale tra i
due "contendenti", intorno alla titolarità o alle modalità d’esercizio di quel
diritto.
Per quanto riguarda il concetto di violenza sulle cose, è la
legge stessa a definirlo come qualsiasi attività che si concreti in un
danneggiamento, in una trasformazione o in un mutamento di destinazione della
cosa stessa. Tale attività deve determinare dei veri e propri cambiamenti della
cosa, di modo che non sia più possibile che torni nella condizione precedente.
Ad esempio, si ritiene sussistente il reato in questione qualora, alla scadenza
del contratto di affitto, il proprietario sostituisca la serratura della porta
dell’appartamento, precludendo l’ingresso al conduttore; ed ancora, nel caso in
cui uno dei comproprietari di un appartamento rimuova la targa professionale
situata sulla parete esterna dell'edificio di altro comproprietario che abbia
parte dell'immobile a studio professionale.
Lo stesso art 392 cp, nell'ultimo comma, prevede infine
una specifica forma di violenza sulle cose che riguarda i beni informatici
(quali dati, programmi, unità di memoria eccetera), caratterizzati dalla
peculiarità di essere potenzialmente oggetto di aggressione pure in assenza del
carattere della fisicità. Le condotte prese in considerazione dalla norma sono
quelle di alterazione, modificazione, cancellazione, in tutto o in parte, di un
programma informatico, nonché l’impedimento o il turbamento del funzionamento
di un sistema informatico o telematico.
Reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone
Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con
violenza alle persone si caratterizza per il fatto che la condotta, diretta a
far valere il preteso diritto, è caratterizzata dall'uso di violenza alla
persona e minaccia.Oggetto della pretesa cui è finalizzata la condotta violenta
deve essere un diritto, il quale viene inteso in senso ampio come qualunque
situazione giuridica tutelabile davanti ad un'autorità giudiziaria. Rientrano
in questo concetto, ad esempio, anche gli interessi legittimi. Peraltro, non
rileva che il diritto vantato sia poi effettivamente sussistente in concreto,
essendo sufficiente che sia astrattamente ipotizzabile come esistente: devono
cioè esserci circostanze oggettive che giustifichino il convincimento della sua
presenza.
Ulteriore presupposto del reato è rappresentato dalla
possibilità di ricorrere al giudice, nel senso che il preteso diritto deve
poter essere azionato e tutelato davanti all'autorità giudiziaria, intendendo
per essa sia il giudice civile, sia il giudice amministrativo sia penale. Non
sarebbero azionabili davanti all'autorità giudiziaria, ad esempio, pretese
derivanti da accordi illeciti.
Infine, si richiede l'arbitrarietà della condotta violenta,
ossia che questa non sia legittimata da norme giuridiche o principi generali
dell’ordinamento. Ad esempio, può essere esclusa la configurabilità del reato
nelle ipotesi di privazione o sottrazione di una cosa avvenute in modo violento
o clandestino. In tali casi, il possessore può legittimamente reagire per
tutelare il proprio possesso, purché tale reazione sia immediata, necessaria e
non via sia la possibilità di ricorrere al giudice (come nel caso relativo alla
rottura da parte di un condomino di una catena di ferro, che era stata posta da
un altro condomino in prossimità di un cancello carrabile nel cortile
condominiale adibito a parcheggio al fine di rendere disagevole l'accesso).
Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, l'agente deve
avere la coscienza e volontà di farsi ragione da sé, pur potendo ricorrere ad
un giudice, nonché deve essere animato dallo specifico intento di esercitare un
preteso diritto nel ragionevole convincimento della sua legittimità. Viceversa,
qualora il soggetto sia animato da un fine diverso, quale ad esempio quello di
procurarsi un ingiusto profitto con la consapevolezza che quanto si pretende
non è giuridicamente dovuto né azionabile davanti a un giudice, possono
configurarsi diverse e più gravi ipotesi delittuose, quali la rapina o
l'estorsione.
L'autorità giudiziaria competente è il tribunale in
composizione monocratica avente sede nel luogo ove è commesso il fatto di
reato. Entrambe le fattispecie di abuso arbitrario delle proprie
ragioni sono perseguibili a querela della persona offesa.
Il termine per la
proposizione della querela è di tre mesi, che decorrono dal momento in cui il
titolare del diritto tutelato ha conoscenza certa - sulla base di elementi seri
- di tutti gli elementi che gli consentono una piena valutazione sull'esistenza
del reato.
La querela può essere presentata oralmente o per iscritto,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un
ufficiale di polizia giudiziaria.
Come tutte le volte che si ha anche solo il sospetto di
essere indagati o di avere subito un reato, è consigliabile contattare un
avvocato penalista al fine di ricevere chiarimenti sul caso concreto e compiere
gli eventuali "passi" che, insieme al legale, venissero giudicati necessari o
anche solo opportuni. Più precisamente, e solo per fare un esempio, per
valutare se formulare una richiesta alla Procura della Repubblica per essere
informati dell'esistenza di procedimenti a proprio carico, oppure per
verificare la sussistenza dei presupposti per una denuncia-querela.
In assenza di danni materiali, è configurabile il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose?
Si, in quanto per integrare il reato di cui all'articolo 392
codice penale è sufficiente anche il solo mutamento della destinazione o dell'utilizzo
della cosa, indipendentemente dal fatto che si verifichino danni materiali. Ad
esempio, la giurisprudenza ha ritenuto penalmente rilevante la condotta di chi
ha abbattuto, pur senza danni, una recinzione di un fondo posta dal
proprietario confinante.Tuttavia, di regola, si richiede che la condotta determini
un ostacolo attuale e ineludibile alle necessità di utilizzazione del bene, che
assuma i connotati della permanenza o perlomeno di una sufficiente stabilità
temporale.
Chi sono i soggetti legittimati a proporre querela?
Il diritto di proporre la querela spetta, oltre al
proprietario della cosa aggredita, anche a chi sia titolare di un altro diritto
reale (ad esempio l'usufrutto) o a chi sia portatore di una concreta e diretta
relazione con il bene (ad esempio il compossessore, non proprietario, di un
immobile o altro bene).