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Simulazione di reato

del 07/01/2016
CHE COS'È?

Simulazione di reato: definizione

L'articolo 367 del Codice Penale specifica che il reato di simulazione di reato viene commesso da chi afferma falsamente, con una istanza, con una richiesta, con una querela o con una denuncia, il verificarsi di un reato, anche se la denuncia è anonima o è stata avanzata con un nome falso. Anche la simulazione delle tracce di un reato rientra in questa fattispecie. La punizione prevista è la reclusione, da un minimo di un anno a un massimo di tre anni. 


COME SI FA

Che differenza c'è tra simulazione formale e simulazione reale?

La simulazione formale si verifica nel momento in cui una persona afferma che è avvenuto un reato falsamente, comunicandolo all'autorità giudiziaria o a un'autorità che sia obbligata a riferirne. La simulazione formale presuppone che il reato sia commesso attraverso una denuncia, da intendersi in senso esteso, che può includere qualsiasi genere di notitia criminis. La simulazione reale, invece, si verifica nel momento in cui una persona simula delle tracce di un reato che non è realmente avvenuto: può trattarsi, per esempio, di segni lasciati sulla persona, o di altri indizi materiali.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Come si può capire se la simulazione di un reato diventa essa stessa un reato?

Molto semplicemente, non si può parlare di reato di simulazione di reato nel caso in cui la condotta non implichi la possibilità che venga dato il la a un procedimento penale: in sostanza, non c'è delitto se, per esempio, il contenuto della denuncia risulta inverosimile in maniera chiara e inconfutabile, oppure se la situazione di fatto generale permette di escludere che vi sia bisogno di eseguire delle indagini in proposito. Basti pensare, come riferimento, alla sentenza numero 4983/2010 della Cassazione relativa al caso di un militare che aveva informato i carabinieri di non riuscire più a trovare il tesserino di riconoscimento che sosteneva di avere lasciato nel proprio armadietto, il quale però non era stato manomesso, e che il giorno dopo agli stessi carabinieri aveva presentato una denuncia per il furto del tesserino spiegando che qualcuno aveva manomesso il suo armadietto per rubarlo.

2. La simulazione di reato può prevedere il concorso?

Sì, il concorso nel reato è configurabile nel caso in cui una persona favorisce l'agente e lo rafforzi nel suo intento criminoso, per esempio confermando le affermazioni false che ha fornito all'autorità giudiziaria. Nonostante ciò, va comunque precisato che la natura giuridica della simulazione di reato è quella di un reato istantaneo e di pericolo: il delitto viene consumato tramite la denuncia da cui scaturiscono gli accertamenti e le investigazioni da parte della polizia giudiziaria. Non si configura il reato di simulazione del reato, invece, quando non viene presentata querela e quando viene esclusa la perseguibilità di ufficio del reato che è stato denunciato. 

3. La simulazione di reato si verifica solo quando si inventano fatti che non sono avvenuti?

No: il delitto si configura anche quando viene denunciato un illecito che si è realmente verificato, ma nella denuncia la qualità o la quantità delle cose descritte sono riportate in maniera non veritiera. Per esempio, una persona che denuncia il furto di una macchina che è veramente accaduto ma riferisce che all'interno del veicolo erano presenti dei gioielli, dei contanti, dei computer o altri oggetti preziosi che invece non c'erano commette il reato in questione. Lo specifica la sentenza numero 39241/2004 della Cassazione.
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