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Patto di non concorrenza

del 13/07/2016
CHE COS'È?

Patto di non concorrenza: definizione

Il patto di non concorrenza è un accordo facoltativo che il datore di lavoro e il lavoratore possono concludere, prima, durante o dopo la firma del contratto di lavoro, che regolamenta l'attività del lavoratore per il periodo successivo alla cessazione del rapporto (il patto di non concorrenza è previsto e disciplinato dall'articolo 2125 del codice civile). 


Il patto di non concorrenza è un contratto a prestazioni corrispettive e costituisce un impegno con il quale il lavoratore si obbliga, per un periodo successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, a non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore. Il patto può riguardare qualsiasi attività che possa competere o concorrere con quella del datore, senza limitazione obbligata alle mansioni già svolte; è tuttavia nullo il patto che imponga restrizioni o limiti tali da limitare la concreta professionalità del lavoratore sino a comprometterne ogni potenzialità reddituale. 


Il compenso deve essere commisurato in relazione alla qualifica professionale del lavoratore, al numero delle attività e/o dei datori di lavoro individuati come concorrenti; al vincolo territoriale ed alla durata. Sono nulli i patti che prevedano compensi simbolici o sproporzionati rispetto al sacrificio richiesto. Il patto è altresì nullo se non delimita l’area territoriale di non concorrenza.

Violazione del divieto posto dal patto di non concorrenza

Se il lavoratore viola il patto è possibile il ricorso d’urgenza ex articolo 700 codice di procedura civile con cui il datore di lavoro dimostri il danno causato dal ritardo può ottenere dal tribunale un’ordinanza di cessazione dell’attività. È possibile prevedere una penale specifica per il mancato rispetto del patto di non concorrenza. Il diritto del datore di lavoro a pretendere di ricevere indietro la penale (e il compenso già versato) non è condizionato alla prova di aver subito un danno. Il giudice può ridurre la penale ritenuta eccessiva.

Durata del patto di non concorrenza

Il patto di non concorrenza non può avere durata superiore a 5 anni per i dirigenti, 3 anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore o se non è prevista alcuna durata, essa si riduce e si applica automaticamente entro detti limiti.
Normativa: codice civile articolo 2125



COME SI FA

Il patto di non concorrenza deve prevedere per iscritto, a pena di nullità, il compenso per il lavoratore. Il vincolo va contenuto (sempre per iscritto) entro determinati limiti di oggetto, tempo e luogo. Non configura, tuttavia, una clausola particolarmente pregiudizievole in quanto non richiede la doppia approvazione scritta. Può essere previsto nella lettera di assunzione (codice civile articolo 2125).


CHI

Il patto di non concorrenza può essere predisposto personalmente dai soggetti interessati (datore di lavoro e lavoratore) anche avvalendosi, si suggerisce, dell’assistenza di un avvocato giuslavorista.




FAQ

Con quali modalità deve essere pagato il compenso?

Per quanto riguarda le modalità di pagamento sono ritenuti leciti i pagamenti: con cadenza mensile (in tal caso il compenso dovrà essere specificatamente menzionato nella busta paga); interamente alla cessazione del rapporto di lavoro (insieme alle competenze di fine rapporto); rateale a partire dalla cessazione del rapporto e per tutta la durata del vincolo; una tantum dell’intera somma allo scadere del vincolo; in forma mista. 

Durante il rapporto di lavoro, il lavoratore ha un obbligo di non concorrenza nei confronti del datore di lavoro?

Si, il prestatore di lavoro ha l’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. L’articolo 2105 del codice civile stabilisce che il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o a farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

In cosa consiste, in concreto, il divieto di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con il datore di lavoro ai sensi dell’art. 2105 del Codice Civile?

Secondo la giurisprudenza, per cadere nel divieto di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore – datore di lavoro nel medesimo settore produttivo e commerciale -, ai sensi dell’articolo 2105 del codice civile, non è necessario che si ponga in essere una vera e propria condotta di concorrenza sleale nelle forme stabilite dall'articolo 2598 del codice civile.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Mario

17/11/2011 10:58:58

Entro quanto tempo dalla cessazione del rapporto di lavoro l'azienda ha il diritto di farmi causa?

Gerardo

19/03/2012 12:27:40

salve, sono in procinto di cambiare lavoro, vorrei continuare ad avere con me la collaborazione di 2 colleghi con cui lavoro attualmente. Loro però hanno firmato 1 clausola e per 2 anni non possono lavorare in aziende competenti.
Ci sono però questi due aspetti: ritardo nella retribuzione, non regolare da settembre ed inoltre questi colleghi hanno sì firmato tale accordo ma non hanno mai ricevuto alcun indennizzo nè tantomeno è riportato in forma scritta.
D'altronde potrebbero essere assunti con mansione diversa e tale azienda si troverebbe in altra provincia della Campania, non la stessa. Potrebbero svincolarsi quindi? Grazie

Roberto

22/03/2012 13:39:01

buon giorno,
ho 58 anni, mi trovo nella situazione di essere stato assunto nel 2009, aver pattuito la retribuzione, benefit ecc. Poi al alla consegna della lettera di assunzione mi sono trovato che una parte (ritengo minimale stiamo parlando del 3,5% della mia retribuzione mensile) come patto di non concorrenza . Ora avendo ricevuto da aziende concorrenti offerte decisamente più vantaggiose ( + 15/20 %) non so che fare. Sono in torto se accetto le offerte? L' azienda in cui lavoro in questo momento non gode di un buon fatturato ad eccezione della mia divisione che negli ultimi 3 anni ha incrementato il fatturato di un + 10% sull'anno precedente., ho richiesto un premio aumento, questo , pur riconoscendo il merito, mi è stato negato causa andamento generale.

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