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Mediazione: rapporti con il processo

del 09/03/2017
CHE COS'È?

Mediazione rapporti con il processo: definizione

Il rapporto tra il processo e la mediazione va inquadrato nella relazione tra l'aggiudicazione delle controversie da parte di un giudice e uno strumento di risoluzione dei conflitti alternativo: tale relazione non può essere vincolata unicamente al concetto di procedibilità in quanto rapporto tra procedimento e processo dal punto di vista dell'esclusione quanto dal punto di vista della prevenzione. In effetti, lo scopo dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie è proprio quello di prevenire il ricorso a un giudice.


COME SI FA

Qual è il riferimento normativo in materia?

Al centro dell'attenzione è il decreto legislativo numero 28 del 2010, che non solo ha introdotto nel nostro Paese per la prima volta una disciplina organica a proposito della mediazione, ma ha previsto anche che tale procedimento - quello di mediazione, appunto - costituisca una condizione di procedibilità dell'azione civile in molteplici controversie. In pratica la mediazione è stata intesa dal legislatore delegato come uno strumento di deflazione del contenzioso civile, così da imporne il ricorso in fattispecie adeguate, oltre che come un'alternativa efficace rispetto all'aggiudicazione da parte dell'autorità giurisdizionale delle liti. 


CHI

Il giudice di un processo e il mediatore professionista.


FAQ

1. Quali sono le mansioni degli avvocati?

Nel momento in cui viene conferito loro un incarico, gli avvocati hanno il compito di rendere i propri assistiti edotti della possibilità di ricorrere al procedimento di mediazione come condizione di procedibilità della domanza giudiziale. Ciò vuol dire che sugli avvocati è stato riversato l'obbligo di dare informazioni relative alla mediazione e ai suoi scopi ai propri clienti. La violazione degli obblighi di informazione, che sono stabiliti dall'articolo 4 del decreto legislativo indicato in precedenza, presuppone che il contratto tra l'assistito e l'avvocato possa essere annullato: un annullamento che, però, non può essere fatto valere da un giudice o dalla controparte, ma unicamente dall'assistito. 

2. Quali sono le conseguenze dell'identificazione della mediazione come strumento di deflazione del processo?

I risultati di una scelta di questo tipo possono essere considerati apprezzabili unicamente nel momento in cui i potenziali convenuti vengano incentivati a prendere parte al procedimento in maniera attiva. Infatti, non è detto che l'obbligo per l'attore di affidarsi a un organismo di mediazione prima di rivolgersi a un giudice sia garanzia di successo del tentativo di risolvere la controversia in via stragiudiziale, e in più non è nemmeno detto che ciò determini una partecipazione effettiva al procedimento di tutte le controparti. Come è facile immaginare, non sempre un potenziale convenuto ha interesse a prestare la propria collaborazione, e quindi a permettere che la condizione di procedibilità di una domanda avanzata nei suoi confronti possa essere soddisfatta, anche perché la partecipazione alla mediazione può richiedere un investimento di denaro e di tempo che non tutti potrebbero essere disponibili a compiere. 

3. Come si possono convincere i controinteressati a presentarsi di fronte al mediatore?

Ovviamente, la partecipazione alla mediazione non è lasciata alla sola volontà dei controinteressati, e infatti il decreto legislativo dedicato a questa materia prevede uno strumento di coazione indiretta: in sostanza, coloro che senza alcun giustificato motivo decidono di non prendere parte al procedimento di mediazione rischiano che il giudice possa, nel giudizio successivo, desumere argomenti di prova da tale circostanza. Non solo: benché la norma parli di giudizio successivo, anche nel corso della mediazione obbligatoria che si tenta in seguito all'inizio del processo può essere applicata tale opzione.
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