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Conciliazione obbligatoria e facoltativa

Aggiornato al 09/02/2012

CHE COS'È
La legge in alcune materie, definite nell'articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, impone alle parti – prima di introdurre l'azione davanti al giudice per la tutela dei diritti – di avviare un tentativo di conciliazione innanzi agli organismi a ciò deputati.
La legge in origine prevedeva l’obbligo di conciliazione nelle controversie agrarie e delle locazioni, sancendo, in difetto, secondo quanto ha ritenuto la giurisprudenza, l’inammissibilità dell’azione, ovvero la definizione del processo con una sentenza di non luogo a procedere di natura rituale, con il che l’attore perde gli effetti della domanda formulata, in difetto di previo esperimento del tentativo.
Solo nell’esperienza della conciliazione obbligatoria delle controversie del lavoro (legge n. 80 del 1998) il legislatore ha sancito che l’effetto del mancato tentativo di conciliazione obbligatorio non fosse l’inammissibilità dell’azione, bensì la sua improcedibilità: il giudice sospendeva il processo per l’esperimento e consentiva all’attore una sua riassunzione all’esito negativo, recuperando così gli effetti sostanziali e processuali della domanda originariamente formulata (e non perdendoli, come nel caso di un declaratoria di inammissibilità).
Oggi la legge n. 183 del 2010 ha escluso l’obbligatorietà del tentativo nelle controversie di lavoro.
Anche il legislatore recente, nella legge generale (decreto legislativo n. 28/2010), ha sancito una mera improcedibilità dell’azione: il giudice ai sensi del già citato articolo 5 qualora verifichi, in prima udienza, che il tentativo non è stato esperito, rinvia la causa con una dilazione di quattro mesi fissando nuova udienza e consentendo così l’esperimento del tentativo (il vantaggio di tale soluzione è di non imporre all’attore l’onere di riassumere il processo sospeso, come nel diritto del lavoro).
La soluzione normativa recente (improcedibilità anziché inammissibilità) è coerente con il dettato costituzionale del diritto di azione, garantito dall’articolo 24 Costituzione, secondo le interpretazioni della Corte Costituzionale, ove la condizione dell’azione – nel nostro caso il tentativo obbligatorio di conciliazione – non può sacrificare eccessivamente l’azione medesima, come la sacrifica l’inammissibilità pronunciata nelle controversie agrarie e, prima dell’abrogazione, nelle controversie delle locazioni.

Prof. Avv. Claudio Cecchella
Ordine degli Avvocati di Pisa
Studio Cecchella e Soci
COME SI FA
Le materie nelle quali la conciliazione è obbligatoria sono le controversie aventi ad oggetto la proprietà e diritti reali minori, le divisioni e le successioni ereditarie, le locazioni e il comodato e l’affitto di azienda, i contratti assicurativi e bancari, il risarcimento danni per la circolazione dei veicoli, per responsabilità medica e per diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità.
Il tentativo obbligatorio non è necessario in relazione a procedimenti urgenti (cautelari) o anticipatori (decreto ingiuntivo, convalida di sfratto) e la domanda di conciliazione, al fine di non pregiudicare troppo gli effetti della domanda secondo i principi della Costituzione, produce gli stessi effetti sostanziali di una domanda giudiziale, ovvero interrompe la prescrizione e impedisce le decadenze ai diritti.
CHI
E' necessario rivolgersi agli organismi di conciliazione accreditati presso il Ministero della Giustizia.

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