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Successione dei figli legittimi

del 29/06/2012
CHE COS'È?

Successione dei figli legittimi: definizione

Tre sono le possibili categorie di “figlio” cui il codice civile divide la prole: quella di figlio legittimo (ovvero nato all'interno del matrimonio), quello di figlio adottato e quello di figlio naturale. Le distinzioni giuridiche tra le tre posizioni erano di una certa rilevanza, ma ad oggi sono fortissimamente ridotte, anzitutto, da una serie di petizioni di principio che – a fronte dell'evoluzione delle categorie sociali di famiglia – tende alla totale eliminazione di ogni distinzione.

L'unica che rimane, nel tema successorio che ci occupa, è quella inerente una facoltà, concessa ai figli legittimi (tra i quali, in questo specifico senso, rientrano anche gli adottati) a fronte di quelli naturali: la facoltà di liquidare la quota parte di eredità dei figli naturali in danaro o beni immobili.

Da parte loro, i figli naturali possono opporsi a detta liquidazione coatta, e sarà il giudice a decidere in merito al quantum da liquidare concretamente.

Ebbene, con questa curiosa disciplina – che prende il nome di commutazione – l'eredità del figlio naturale viene di fatto, appunto, commutata in altro. Ed in tal senso si è evidenziato come, attuata la commutazione (la cui ovvia radice etimologica “cum mutare”), anche lo status di erede muta, e ciò comporta, di fatto, una differente situazione di fatto fra figlio legittimo e figlio naturale.

Il differente trattamento è sempre stato giustificato sul presupposto che i figli naturali siano “estranei alla famiglia”, a differenza dei figli legittimi, ritenuti invece depositari dell'identità familiare. Ciò a dire che i figli legittimi son quelli nati e vissuti all'interno del matrimonio, e dunque nella casa famigliare, mentre quelli naturali no.

Se una tale concezione poteva ancora avere una certa solidità statistica nel 1975 – anno topico della riforma del diritto di famiglia – oggi stride, e non poco – anche e soprattutto a livello statistico, vista l'impressionante crescita delle cc.dd. famiglie allargate (stepfamily), del numero sempre crescente di coppie che realizzano un programma famigliare senza passare dal matrimonio, oltre che del crescente numero di separazioni e divorzi che sempre più erodono la concezione statica della visione conservatrice della famiglia sposata con prole.

E che la questione porti ad un certo prurito di incostituzionalità è confermato dalla rimessione della questione alla Corte Costituzionale da parte di un giudice che ha ritenuto come la figura del figlio naturale, oltre a non destare alcun tipo di sensazione di "estraneità" dalla famiglia, sia alquanto diffusa, per cui non può più sostenersi che il figlio legittimo costituisca il «testimone» dell'identità familiare. Vengono tirati in ballo l'art. 3 e 30 comma terzo della Costituzione.

La Corte Costituzionale (sentenza del 18 dicembre 2009 n. 335) ha tuttavia voluto salvare la disciplina vigente, evidenziando come il controllo del giudice, che diviene obbligatorio in caso di opposizione della liquidazione proposta in sede di commutazione, deve in ogni caso essere ispirato da una visione costituzionalmente orientata della materia, promuovendo soluzioni differenti a seconda dello specifico caso: ciò permette di sostenere la sostanziale costituzionalità della normativa di cui al terzo comma dell'art. 537 cod. civ., salvando dunque questo ultimo baluardo di differenza tra la successione dei figli legittimi e quella dei figli naturali.


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