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Oltraggio a pubblico ufficiale

del 22/01/2014
CHE COS'È?

Oltraggio a pubblico ufficiale: definizione

Per “oltraggio” al Pubblico Ufficiale si intende qualunque offesa proferita contro lo stesso – nella sua veste di Pubblico Ufficiale – da parte di chiunque.
Precisamente, l’art. 341 bis c.p. prevede che “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.(…)”
Tale articolo è stato introdotto dall’art. 1 c. 8 della l. 15-7-2009 n. 94 (cd. Nuovo pacchetto sicurezza) successivamente all’abrogazione (ex art 18 l. 25-6-1999 n. 205) del “vecchio” art. 341 c.p. il quale originariamente prevedeva che chiunque offende l’onore o il prestigio di un pubblico ufficiale, in presenza di lui e a causa o nell’esercizio delle sue funzioni, e’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritto o disegno, diretti al pubblico ufficiale e a causa delle sue funzioni. La pena e’ della reclusione da uno a tre anni, se l’offesa consiste nella attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate quando il fatto e’ commesso con violenza o minaccia, ovvero quando l’offesa e’ recata in presenza di una o più persone.”
Orbene, una rilevante – se non fondamentale – differenza tra i due testi attiene alle modalità della condotta: entrano a farne parte anzitutto due elementi (il secondo dei quali presente nella versione originaria dell’art. 341 c.p. semplicemente come circostanza aggravante, unitamente all’ipotesi della presenza anche di una sola persona): il "luogo pubblico o aperto al pubblico" come teatro degli eventi e la “presenza di più persone" nello stesso. Pertanto, non risulta penalmente sanzionata né la proposizione offensiva formulata in un luogo privato, né quella non udita o comunque oggettivamente percepibile da almeno due persone (chiaramente diverse dallo stesso pubblico ufficiale).

Va poi rilevato come la condotta oltraggiosa debba anzitutto rivelarsi lesiva non già, in via alternativa, come prevedeva l’abrogata disposizione, dell’onore o del prestigio del pubblico ufficiale. E’ necessario un pregiudizio, di carattere per così dire cumulativo, all’onore e al prestigio di quest’ultimo e, dunque, della pubblica amministrazione di appartenenza. Va perciò esclusa la tipicità delle espressioni lesive del solo onore del soggetto pubblico che non involgono il prestigio della funzione esercitata: a tali ipotesi dovrebbe semmai applicarsi la disciplina dell’ingiuria aggravata (art. 594 c.p. e art. 61 comma 1 n. 10 c.p.)

La Suprema Corte si è pronunciata nel senso che “In tema di oltraggio a pubblico ufficiale, il valore offensivo di talune espressioni del linguaggio deve essere stabilito alla stregua di canoni di valutazione accolti dalla coscienza collettiva ed accertato in base a criteri etico sociali condivisi.” (Sez. VI, sent. n. 8949 del 22-10-1984 (cc. del 20-06-1984), Cavelli). Inoltre, la Cassazione ha statuito che “Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 341 del cod. pen. un termine oggettivamente ingiurioso può o meno assumere carica offensiva secondo la qualità e i rapporti del soggetto attivo, del destinatario della espressione, delle circostanze in cui esso è adoperato, del tono usato e delle cause che lo determinarono dovendosi in questa distinguere tra quelle costituite dalla reazione a fatti ingiusti da parte del destinatario del termine e quelle di reazione a comportamenti legittimi, anche se sgraditi, della persona in tal modo apostrofata. L'omissione di tali valutazioni si traduce in vizio di motivazione con conseguente nullità della sentenza.”
Sez. VI, sent. n. 1191 del 06-02-1985 (cc. del 07-11-1984), Niederkofler).

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