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Conciliazione mancata: effetti sul processo davanti al giudice

del 03/02/2012
CHE COS'È?
Per comprendere il motivo per cui la mancata conciliazione ex articolo 5 decreto legislativo 28/2010 (sia essa avvenuta per scarsa volontà transattiva o per la reale mancata partecipazione all’incontro di mediazione) incida fortemente sul regime delle spese processuali si devono fare alcune premesse.
È opportuno ricordare, innanzitutto, come l’articolo 116 codice procedura civile “Valutazione delle prove”, reciti testualmente: “Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti. Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.
Tornando al discorso della mediazione, ormai inconfutabilmente ritenuto l’anticamera del giudizio, l’assenza ingiustificata di una parte nella procedura di mediazione si può a buon diritto considerare un fatto, un atteggiamento che, una volta giunti avanti il tribunale, dovrà esser interpretato dallo stesso magistrato, poiché così è previsto dalla legge.
Palese come l’idea che si possa fare il giudice sulla mancata partecipazione alla mediazione non sia, di norma, favorevole al soggetto che si nega nella procedura conciliativa.
Dall’applicazione delle norme citate, il giudice potrà/dovrà quindi formare il proprio convincimento, sui fatti di causa: tale giudizio sarà necessariamente influenzato da diversi fattori, basato magari su prove non “piene”, ovvero sufficienti ed autonome di per sé a fondare il suo convincimento nel merito, ma anche su elementi di valutazione esterni, elementi magari già acquisiti nel processo stesso, tra cui l’atteggiamento che le parti hanno tenuto nella vicenda storica che le ha portate innanzi l’autorità giudiziaria (tra cui, fondamentale, l’andamento della procedura conciliativa).
È quindi importantissimo l’utilizzo corretto dell’istituto della mediazione giuridica.
Tuttavia, per favorire, in concreto, l’uso della mediazione si palesano nel panorama normativo altre misure ben più graffianti. Ed ecco come entrano in gioco il comma 5 dell’articolo 8 decreto legislativo 28/2010, dapprima modificato dal Governo Berlusconi con il decreto legge n. 138/2011, convertito dalla legge n. 148, e si seguito, dal Governo Monti con il decreto legge n. 212/2011.
Si badi bene che la prima norma, modificata dall'articolo 12 decreto legge 212/2011, conferisce al giudice il potere/dovere di condannare la parte costituita, nei casi previsti dall'articolo 5, comma 1 decreto legislativo 28/2010, assente in mediazione senza giustificato motivo, al versamento “all'entrata del bilancio dello Stato di una somma d’importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.
Si precisa che la condanna a detto versamento è pronunciata “con ordinanza non impugnabile" pronunciata d'ufficio alla prima udienza di comparizione delle parti, ovvero all'udienza successiva di cui all'articolo 5, comma 1 (a pena d’improcedibilità, nella prima udienza di comparizione delle parti).

Dott. Luca Bertolini
Responsabile del Servizio di Mediazione e Mediatore
B&B Professione Mediatore Sas 

COME SI FA
La condanna per la mancata partecipazione alla mediazione avviene prima di soppesare le effettive doglianze delle parti in lite.
Il giudice, perciò, dovrà valutare, nella fase iniziale del processo, la sussistenza, o meno, di un motivo che possa aver giustificato l’assenza della parte costituita alla mediazione precedentemente esperita prescindendo dalla bontà delle pretese avanzate.
Se l’esito della valutazione sarà negativo, il provvedimento di condanna assumerà la forma di ordinanza non modificabile, e non di sentenza, che definisce il giudizio al fine di ottenere una sanzione pecuniaria tempestiva ed efficacia.
Ed ecco che l'obiettivo dell’introduzione della procedura di mediazione, quello di ridurre il numero dei processi, cioè di avere un preciso effetto deflattivo, è perfettamente incardinato nel sistema processuale: il legislatore vuole "castigare" chi ne ostacola percorso e finalità.


CHI
E' opportuno rivolgersi a un avvocato, magistrato, mediatore oppure un organismo di mediazione.

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