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Processo civile: interesse ad agire

del 08/01/2013
CHE COS'È?

Processo civile interesse ad agire: definizione

L’interesse ad agire, espressamente contemplato dall’art. 100 c.p.c., è generalmente incluso fra le condizioni dell’azione, e cioè fra quegli elementi di cui il giudice deve effettuare l’accertamento preliminarmente all’esame del merito della domanda.
 Esso viene declinato nell’interesse sostanziale della parte ad ottenere un provvedimento giurisdizionale sulla domanda proposta o sull’eccezione sollevata, nel senso che la decisione anelata o stigmatizzata è destinato ad incidere, mutandola, su una situazione giuridica facente capo all’istante, e riconosciuta dall’ordinamento. In altri termini, l’agire -o il resistere- in giudizio è ammesso solo in quanto sia finalizzato alla tutela di un interesse del soggetto che agisce -o resiste, che sia attuale e non ipotetico.
Si tratta di una fattispecie che non coincide tout court con la titolarità, attiva o passiva, del rapporto giuridico dedotto in giudizio.
Infatti, è dato rinvenire ipotesi nelle quali un soggetto, pur non essendo parte del rapporto giuridico costituente la causa petendi, sia comunque portatore di un interesse connesso con il provvedimento giudiziario ad emanarsi, ad esempio per la sussistenza di una connessione fra un proprio diritto giuridicamente riconosciuto e l’oggetto del giudizio.
 In tali ipotesi, l’interesse ad agire è processualmente tutelato dall’istituto dell’intervento volontario, e segnatamente dall’art. 105, secondo comma, c.p.c., che consente l’ingerenza nel giudizio da parte di soggetti formalmente estranei alle fattispecie di causa, ma che, per l’appunto, hanno un interesse giuridicamente riconosciuto alla risoluzione della stessa in un senso o nell’altro.
Del pari, è dato individuare ipotesi nelle quali un soggetto, pur titolare -attivo o passivo- della situazione giuridica soggettiva dedotta in atti, sia privo di interesse ad agire, ad esempio perché ne ricaverebbe una pronuncia priva di rilievo pratico, o perché avente ad oggetto un fatto che costituisce uno solo dei presupposti del diritto, e dunque privo di rilievo isolatamente considerato.

COME SI FA
L’interesse ad agire deve emergere dall’indicazione dei fatti e delle questioni di diritto dedotte dalla parte, ed è prudente che ciò avvenga espressamente specie in caso di intervento in giudizio ai sensi dell’art. 105, secondo comma, c.p.c.
 La mancanza del suddetto interesse è fonte di inammissibilità della domanda, e costituisce questione rilevabile d’ufficio, e cioè anche in assenza di corrispondente eccezione di parte. Tale regime di rilevabilità è strettamente connesso alla funzione strumentale del diritto processuale, che esclude il ricorso a provvedimenti inutiliter dati.
Peraltro, anche in ragione della rilevabilità ex officio, si tratta di questione non soggetta alle preclusioni processuali, che può essere affrontata per la prima volta finanche in sede di discussione.
Tale regola conosce un’eccezione in caso di impugnazioni, laddove il difetto suddetto non sia stato rilevato in primo grado e manchi un'impugnazione sul punto: in tal caso, infatti, il giudice superiore non può più rilevare il difetto di interesse ad agire, essendosi formato su tale questione il giudicato, in ragione della mancata impugnazione e del principio tantum devolutum quantum appellatum.

CHI
Come già sottolineato, è onere della parte che agisce o resiste in giudizio far emergere il proprio interesse a stare in giudizio e ad ottenere il provvedimento dell’autorità giudiziaria.

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