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Accertamenti bancari

del 13/04/2012
CHE COS'È?

Accertamenti bancari: definizione

Tramite gli accertamenti bancari è data la possibilità all'Amministrazione Finanziaria di procedere all'accertamento del reddito del contribuente richiedendo agli intermediari finanziari dati e notizie riguardanti sia singole operazioni di conto, singolarmente considerate, sia il complesso dei “rapporti intrattenuti” con il cliente.
La normativa di riferimento è costituita dall'articolo 32, comma 1 n. 2 decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973, il quale introduce una duplice presunzione, una per i versamenti e l’altra per i prelevamenti. 
In particolare, gli importi accreditati nell'ambito dei rapporti intrattenuti e delle operazioni effettuate dai contribuenti con gli operatori finanziari possono essere posti a base di rettifiche e accertamenti se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto ai fini della determinazione del reddito imponibile, ovvero che sono fiscalmente irrilevanti, in quanto riferiti a redditi esenti o esclusi da tassazione. 
I prelevamenti e gli importi riscossi nell'ambito dei rapporti o delle operazioni bancarie, invece, si presumono ricavi o compensi assoggettabili a rettifiche e accertamenti se il contribuente non indica il soggetto beneficiario oppure se non risultano dalle scritture contabili. 

COME SI FA
Al fine di garantire un’adeguata ponderazione tra gli interessi del singolo e quelli del fisco, il legislatore ha stabilito che le indagini finanziarie debbano essere previamente autorizzate dal direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero del comandante regionale della Guardia di Finanza.
Tale autorizzazione deve essere motivata, dovendo dare riscontro circa le ragioni che hanno condotto a ritenere prevalente le ragioni del fisco rispetto a quelle private di riserbo sui dati bancari del soggetto sottoposto ad indagine. 
Le richieste dei dati, notizie e documenti devono essere evase non più nel termine di 60 giorni, ma nel termine di 30 giorni, eventualmente prorogabile per un periodo di 20 giorni per giustificati motivi. 
Un eventuale divieto da parte degli istituti bancari di ottemperare alle richieste può comportare l’irrogazione di una sanzione e l’esercizio di un potere coattivo da parte dell’Amministrazione, consistente nell'accesso ai suoi locali per acquisire direttamente le notizie richieste. 
Le richieste di informazioni e le relative risposte devono avvenire esclusivamente su base telematica.
La Manovra di Ferragosto, convertita in legge n. 148/2011, ha previsto che il fisco possa creare delle liste selettive di contribuenti, per individuare anomalie nella gestione del danaro contante ovvero la movimentazione di portafogli azionari e/o obbligazionari.
Per la creazione delle liste selettive, il fisco avrà a disposizione due diverse fonti di informazione:
  1. l’archivio dei rapporti finanziari, disponibile presso un’apposita sezione dell’anagrafe tributaria;
  2. gli intermediari finanziari.
In sostanza, l’Agenzia delle Entrate potrà avvalersi dei dati e delle informazioni contenute nell’Archivio, comunicate dagli intermediari, per elaborare liste selettive di controllo.
I dati e le informazioni contenute nell’Archivio saranno, pertanto, utilizzate quali fonti di innesco di controlli nei confronti dei contribuenti selezionati.
Per quanto concerne gli intermediari finanziari, invece, sarà possibile interrogare gli stessi al fine di creare una vera e propria black list da sottoporre a controllo, prima di qualsiasi attività accertativa e senza alcuna autorizzazione.

CHI
Il contribuente può farsi assistere da un avvocato e/o commercialista specializzati nel settore.

FAQ

E’ possibile l’estensibilità dei controlli bancari nei confronti dei terzi?

L’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza della Cassazione (per tutte, Cassazione, 21 marzo 2008, n. 7766), nonostante la mancanza di un’espressa normativa in proposito, sono favorevoli all'estendibilità delle indagini ai conti dei “terzi”, non interessati direttamente dall’attività di controllo.Nell'ipotesi di conto cointestato, è stato affermato che “nel caso in cui il contribuente scelga soluzioni di contitolarità per il suo conto corrente, si carica dell’onere di procurarsi tempestivamente le prove documentali della distinzione tra le operazioni al fine di consentire la determinazione della loro imputazione soggettiva”. Ne consegue che sarà onere del contribuente fornire la prova di quali siano le operazioni bancarie di pertinenza del terzo. Nell'ipotesi di conto intestato ad un terzo, è stato affermato che l’Amministrazione Finanziaria è legittimata all'acquisizione di quei conti che sono potenzialmente riferibili e/o riconducibili al contribuente sottoposto a controllo, ovvero di cui lo stesso ha avuto la concreta ed effettiva disponibilità, indipendentemente dalla formale intestazione (adesempio il contribuente che ha la possibilità di operare su un conto a lui non intestato in virtù di un’apposita delega rilasciatagli dal titolare del conto) (Cassazione, 14 novembre 2003, n. 17243).  È stata, altresì, riconosciuta la legittimità degli accertamenti bancari effettuati in capo al coniuge del contribuente, per il solo fatto dell’esistenza tra i due soggetti di tale vincolo di natura personale (Cassazione, 17 giugno 2002, n. 8683).

Le nuove disposizioni in tema di accertamenti bancari introdotte dalla Finanziaria per il 2005 operano retroattivamente o no?

Dal riconoscimento della natura di presunzione legale relativa dell’articolo 32, comma 1 n. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973, la dottrina prevalente tende a riconoscere natura irretroattiva della disposizione de qua, sulla base di due considerazioni: le norme sulle prove, e in primis quelle che attengono all’attribuzione dell’onere della prova generano i propri effetti sul piano sostanziale e, pertanto, non possono essere applicate con effetto retroattivo;l’articolo 3 della legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) statuisce che le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo salvo che si tratti di norme interpretative. La tesi che riconosce la natura retroattiva della disposizione de qua, sostenuta dall'Agenzia delle Entrate riconosce alla norma carattere procedurale, non incidendo la stessa su profili sostanziali del rapporto tributario, né sugli obblighi anche formali, dalla cui violazione possono conseguire effetti negativi. Tuttavia, la stessa Agenzia delle Entrate, con la Circolare 32/E del 2006, ha ritenuto opportuna una certa cautela nell'applicazione della norma, invitando gli Uffici ad astenersi “da una valutazione degli elementi acquisiti particolarmente rigida e formale, tale da trascurare le eventuali dimostrazioni, anche di natura presuntiva, che trattasi di spese non aventi rilevanza fiscale sia per la loro esiguità, sia per la loro occasionalità e, comunque, per la loro coerenza con il tenore di vita rapportabile al volume d’affari dichiarato”. Ad ogni modo, la presunzione non si applica se i prelevamenti sono: occasionali; esigui;coerenti con il volume di affari dichiarato dal contribuente.

La mera indicazione del beneficiario è sufficiente per superare la presunzione che i prelevamenti non giustificati equivalgono a compensi?

Due tesi: fa leva sull'interpretazione letterale dell’articolo 32, comma 1 n. 2 decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973, “se in contribuente non ne indica il soggetto beneficiario”. Secondo questa tesi sarebbe sufficiente la mera indicazione del beneficiario. Il contribuente vince la presunzione indicando anche se stesso come beneficiario, ad esempio per prelevamenti inerenti esigenze personali o familiari;la mera indicazione del beneficiario non sarebbe sufficiente, dovendo la stessa essere comprovata da idonea documentazione probante la circostanza che le movimentazioni in uscita siano state utilizzate per finalità estranee alle dinamiche imprenditoriali o professionali. La prevalente dottrina e giurisprudenza prediligono la prima tesi, in considerazione della lettera della disposizione normativa in esame.

Qual è la natura della presunzione di cui all’articolo 32, comma 1 n. 2 decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973?

Secondo la prevalente giurisprudenza, la disposizione di cui all’articolo 32, comma 1 n. 2 decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973 avrebbe natura di presunzione legale relativa, in quanto sposta in capo al contribuente l’onere di provare: che i dati e gli elementi acquisiti tramite le indagini bancarie sono stati considerati i fini della determinazione del reddito imponibile, oppure sono fiscalmente irrilevanti e, per i prelevamenti, che gli stessi risultano dalle scritture contabili oppure sono stati indicati i beneficiari degli stessi.

Qual è l’effetto della novella legislativa introdotta dalla Finanziaria per il 2005 nei confronti dei professionisti?

La Finanziaria per il 2005 ha introdotto nel testo dell’articolo 32, comma 1, n. 2 il termine “compensi” accanto a quello di ricavi. L’effetto è stato quello di estendere la portata della presunzione legale, già vigente per i titolari di reddito di impresa, anche ai titolari di reddito di lavoro autonomo.
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