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Class action

del 20/04/2012
CHE COS'È?

Class action: definizione

L'Azione di Classe è uno strumento processuale che consente a una pluralità di consumatori o utenti di agire collettivamente in un unico processo al fine di ottenere il risarcimento del danno causato da un'impresa.
L'azione di classe è stata recentemente introdotta dal legislatore italiano nell'articolo 140-bis del Codice del Consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206) al fine di agevolare l'accesso alla giustizia alla categoria dei consumatori e degli utenti, per i quali i costi e i rischi processuali connessi alla tutela giudiziale individuale dei propri diritti sono spesso sproporzionati rispetto al valore dei diritti stessi.
Il presupposto fondamentale per l'attivazione di un'Azione di Classe consiste nell'appartenere ad una classe di consumatori, ossia nell'essere titolari di "diritti individuali omogenei". In sostanza, i singoli consumatori devono versare nei confronti della stessa impresa in situazioni identiche e tipicamente previste dal legislatore (articolo 140-bis comma 2 del Codice del Consumo):

  1. diritti contrattuali (esempio: accertamento della nullità di clausole contrattuali vessatorie);
  2. diritti derivanti dall'acquisto di un determinato prodotto, a prescindere da un rapporto contrattuale diretto (esempio: diritto al risarcimento del danno derivante dall'acquisto di un prodotto difettoso);
  3. diritto al ristoro del pregiudizio derivante da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali (esempio: danni derivanti da pubblicità ingannevole, prezzi eccessivi, marketing aggressivo, eccetera).

L'Azione di Classe è finalizzata ad accertare la responsabilità dell'impresa con conseguente condanna della medesima al risarcimento del danno e/o alla restituzione di somme indebitamente percepite a tutti consumatori che hanno aderito al processo: la pronuncia finale, infatti, costituisce titolo esecutivo non solo nei confronti del consumatore che ha intrapreso l'azione ma anche di tutti coloro che vi hanno aderito nel corso del procedimento.
Si tenga presente che tali azioni sono proponibili a partire dal 1 gennaio 2010 e solo a tutela di diritti sorti dopo il 15 agosto 2009.



COME SI FA

L'azione prevista dall'articolo 140-bis del Codice del Consumo deve essere intrapresa da un consumatore o utente (cosiddetto "proponente") che, essendo titolare di un diritto individuale omogeneo, si faccia carico di rappresentare la Classe in giudizio e quindi agisca nell'interesse e a favore di tutti gli altri consumatori o utenti danneggiati dalla medesima impresa. Questi ultimi hanno la facoltà di agire individualmente per la tutela dei propri diritti oppure di aderire all'azione di classe, rinunciando in tal caso ad ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo.
I consumatori aderenti all'azione di classe non possono propriamente definirsi "parti processuali" in quanto l'articolo 140-bis del Codice del Consumo non attribuisce loro alcun potere di impulso processuale ma solo il diritto di beneficiare degli effetti della sentenza.
Lo svolgimento dell'iter processuale è peraltro caratterizzato da una rilevante deformalizzazione e deregolamentazione: il legislatore infatti ha attribuito al giudice un ampio potere di determinare i tempi e le modalità del processo affinché le risorse giudiziarie siano calibrate alla portata concreta dell'azione.

È possibile tuttavia individuare tre fasi processuali rilevanti.

1) Fase Preliminare: il proponente intraprende l'azione di classe notificando l'atto di citazione all'impresa e all'ufficio del Pubblico Ministero presso il Tribunale adito (quest'ultimo, tuttavia, potrà intervenire in giudizio solo in riferimento al giudizio di ammissibilità dell'azione). La domanda può essere proposta solo ai Tribunali dei capoluoghi delle regioni in cui hanno sede legale le imprese convenute, ad eccezione del Tribunale di Venezia (competente anche per le cause intentate contro imprese aventi sede legale in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), del Tribunale di Torino (competente anche per la Val d'Aosta) del Tribunale di Roma (competente anche per le Marche, l'Umbria, l'Abruzzo e il Molise) e del Tribunale di Napoli (competente anche per la Basilicata e la Calabria).

La prima fase del procedimento è finalizzata a ottenere una pronuncia di ammissibilità/inammissibilità dell'azione di classe. La prima udienza pertanto è appositamente dedicata alla discussione tra le parti circa la sussistenza dei requisiti di ammissibilità previsti dal legislatore, ossia che:

  1. la domanda non sia manifestamente infondata;
  2. non sussistano conflitti di interesse;
  3. sia ravvisabile l'identità di diritti individuali tutelabili con l'azione di classe (secondo la definizione di cui all'articolo 140-bis comma 2 del Codice del Consumo);
  4. il proponente sia in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe.

A seguito della trattazione orale della causa le parti possono essere ammesse al deposito di memorie integrative volte a precisare e modificare le proprie domande: proprio in tal senso si sono orientati i primi procedimenti pendenti davanti ai Tribunali di Torino (Codacons/Banca Intesa S.p.A.) e di Milano (Codacons/Voden Medical Instruments S.p.A.), che in entrambi i casi hanno concesso alle parti i termini per il deposito di memorie scritte.

Nel corso della prima udienza peraltro il Giudice può disporre la sospensione del procedimento qualora accerti che in relazione ai fatti rilevanti siano pendenti procedimenti istruttori davanti ad un'autorità amministrativa o un giudizio davanti al Giudice amministrativo. In tal senso, l'articolo 140-bis comma 6 si riferisce inequivocabilmente ai procedimenti pendenti davanti alle authorities italiane (quali l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevole e violazione del diritto antitrust o l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in merito alla qualità dei servizi televisivi o di telefonia) nonché ai contenziosi pendenti in sede di impugnazione davanti al TAR Lazio. Si tenga tuttavia presente che il petitum dell'Azione di Classe è ben differente da quello dedotto in sede amministrativa: ricordiamo infatti che il petitum dedotto nei procedimenti e nei giudizi amministrativi è rappresentato da un ordine inibitorio del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori mentre quello dell'Azione di Classe consiste nell'accertamento della responsabilità e nella condanna al risarcimento del danno.

Con l'ordinanza che decide sulla ammissibilità o inammissibilità dell'Azione di Classe il Giudice provvede inoltre a:

  1. definire i caratteri dei diritti individuali omogenei che identificano la Classe di consumatori e quindi i criteri in base ai quali ammettere (o non ammettere) i consumatori al procedimento;
  2. fissare i termini e le modalità di pubblicità in base ai quali il proponente deve rendere noto a livello nazionale la propria azione, al fine di consentire ai consumatori appartenenti alla "Classe" di prenderne conoscenza ed eventualmente aderirvi;
  3. stabilire il termine (non superiore a 120 giorni da quello di esecuzione della pubblicità) entro il quale i consumatori appartenenti alla classe possono aderire all'azione;
  4. determinare i termini e le modalità di svolgimento della procedura.

2) Fase Intermedia: nella presente fase viene data esecuzione all'ordine di pubblicizzare l'azione di classe. L'articolo 140-bis del Codice del Consumo non fa riferimento a specifiche modalità di pubblicità, sicché sarà il Giudice a dover disporre quelle più idonee a raggiungere il maggior numero possibile di consumatori danneggiati dalla medesima impresa: tale pubblicità, pertanto, potrebbe consistere in pubblicazioni su quotidiani a tiratura nazionale o su siti internet così come nella diffusione della notizia attraverso la radio o la televisione, con conseguente anticipazione dei relativi oneri finanziari da parte del proponente. A tal riguardo si noti che le prime ordinanze emesse dai tribunali italiani ed in particolare dall'Ordinanza del Tribunale di Milano del 20 dicembre 2010 (class action promossa da Codacons contro Voden Medical Instruments S.p.A.), hanno confermato le intuizioni espresse dalla dottrina all'indomani dell'introduzione di tale strumento processuale, ossia che il rapporto tra il valore del diritto vantato (i.e. costo del vaccino contro l'influenza) appare notevolmente sproporzionato rispetto ai costi processuali che il proponente è obbligato a sopportare (i.e. la pubblicazione su il Corriere della Sera, Il Messaggero e Il Mattino di un estratto dell'ordinanza sopra citata): tale circostanza potrebbe avere l'effetto di disincentivare azioni di classe, se non supportate da associazioni dei consumatori che si facciano carico dei costi pubblicitari.

E' prevista inoltre la trasmissione dell'ordinanza al Ministero dello Sviluppo Economico al quale è demandata la cura di ulteriori forme di pubblicità, tra cui la pubblicazione sul sito internet istituzionale.

I consumatori appartenenti alla classe possono aderire all'azione depositando, autonomamente o con l'assistenza di un legale, un "atto di adesione" entro il termine fissato nella suddetta ordinanza di ammissibilità. Tale atto deve contenere, a pena di nullità, l'elezione di domicilio e gli elementi del diritto fatto valere corredati dalla relativa documentazione probatoria (sono ammesse solo prove precostituite e non quelle costituende). Trattandosi di diritti individuali omogenei, il consumatore aderente non può far altro che proporre le stesse domande del proponente già dichiarate ammissibili nell'ordinanza (il petitum infatti coincide con quello dell'attore proponente).

3) Istruzione del processo e decisione: terminato il periodo di tempo concesso per aderire all'Azione di Classe, il procedimento si svolge secondo le modalità stabilite dal giudice nell'ordinanza di ammissibilità. Il testo dell'articolo 140-bis infatti dispone che "con l'ordinanza con cui ammette l'azione il Tribunale determina altresì il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l'equa, efficace e sollecita gestione del processo".

Qualora venga accolta la domanda il Giudice condanna l'impresa alla restituzione delle somme indebitamente percepite o al risarcimento dei danni procurati che verranno liquidati secondo i criteri stabiliti in sentenza. Tale sentenza statuisce sia nell'an che nel quantum, prevedendo i criteri per la determinazione delle somme dovute ai singoli consumatori che hanno aderito all'azione di classe. Ove la determinazione in concreto non sia possibile, il consumatore dovrà agire individualmente per la liquidazione del risarcimento spettante. Casi del genere potrebbero verificarsi qualora l'azione di classe sia stata intrapresa per il risarcimento di danni provocati alla salute dei consumatori che, per loro natura, non possono essere determinati sulla base di criteri matematici ma necessitano di una valutazione in concreto.

La sentenza divenuta esecutiva dopo 180 giorni dalla pubblicazione fa stato non solo nei confronti del proponente ma anche di tutti i consumatori che vi hanno aderito.


CHI

L'Azione di Classe è attualmente prevista solo a favore di coloro che, ai sensi dell'articolo 3 comma 1 lettera a) del Codice del Consumo, sono considerati "Consumatori o Utenti", ossia persone fisiche che agiscono per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale. Non sono previste nel nostro ordinamento azioni di classe a tutela di altre categorie di soggetti (quali ad esempio i lavoratori).
In particolare, è legittimato a intraprendere un'Azione di Classe ciascun consumatore che sia portatore di diritti individuali considerati omogenei. Quest'ultimo può agire in giudizio conferendo mandato al proprio difensore di fiducia, a un'associazione di categoria o ad un comitato. Diversamente da quanto previsto nel vecchio testo dell'articolo 140-bis del Codice del Consumo (introdotto dal dall'articolo 2, comma 446, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e mai entrato in vigore), l'Azione di Classe (così come modificata dall'articolo 49, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99 e tutt'oggi in vigore) non può essere intrapresa autonomamente dalle associazioni dei consumatori ma è necessario che un consumatore se ne faccia promotore, agendo oltre che per sé anche per tutta la classe di soggetti danneggiati dalla medesima impresa. La scelta di conferire mandato all'associazione di categoria o a comitati appositamente costituiti sembrerebbe tuttavia essere la favorita poiché consente di trasferire i costi processuali iniziali, soprattutto relativi agli obblighi di pubblicità imposti dall'ordinanza di ammissibilità, dal proponente all'associazione stessa.


FAQ

I consumatori che aderiscono all'azione di classe eventualmente per mezzo dei propri difensori possono partecipare alle udienze?

L'articolo 140 bis del Codice del Consumo non dispone nulla a riguardo, pertanto sarà il Tribunale a valutare caso per caso l'opportunità o meno di ammettere i difensori degli aderenti in udienza. Verosimilmente tale possibilità non potrà essere riconosciuta nelle azioni di classe che raccoglieranno elevate adesioni.  Inoltre è necessario valutare l'opportunità di una tale partecipazione: anche nel caso in cui i difensori degli aderenti fossero ammessi in udienza non potrebbero comunque esercitare alcun atto di impulso processuale, né opporsi alle strategie difensive adottate dal proponente.  

Qualora il proponente rimanga inerte nell'impugnare la sentenza, possono farlo gli aderenti?

Gli aderenti non sono considerati parti processuali pertanto non sono dotati né di poteri di impulso processuale, né della possibilità di impugnare la sentenza. Sembrerebbe pertanto che aderendo all'azione di classe il consumatore, oltre che rinunciare all'azione individuale, debba accettare passivamente le scelte processuali del proponente e quindi gli effetti della sentenza negativa.

La rinuncia o la transazione della lite da parte del proponente ha effetto per tutti gli altri aderenti?

L'articolo 140 bis del Codice del Consumo prevede espressamente che le rinunce e le transazioni tra le parti (ossia tra il proponente e l'impresa convenuta) non pregiudicano i diritti degli aderenti che non vi abbiano espressamente consentito.  
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