Elettromagnetismo in edilizia: definizione
Quello dell'elettromagnetismo
in edilizia è un problema che merita di non essere sottovalutato,
soprattutto se si tiene conto del fatto che i campi elettromagnetici che
risultano più pericolosi per la salute delle persone sono quelli a 50-60 Hertz
e 200 Volt: quelli, cioè, a bassa frequenza, che vanno a interferire con le
trasmissioni elettriche cerebrali e con le altre vibrazioni naturali del corpo
umano. Ecco perché è opportuno limitare, negli edifici, la propagazione delle
onde elettriche e magnetiche, che sono in grado di aumentare lo stress e,
forse, di favorire l'insorgenza di malattie. Gli studi scientifici in
proposito non consentono ancora di dare risposte definitive, poiché non si
conoscono fino in fondo, per ora, gli effetti dei campi elettromagnetici sulla
salute.
Come si
interviene sull'elettromagnetismo in edilizia?
Tutti i dispositivi
di tipo elettrico, compresa la stessa rete elettrica, danno vita a campi
elettromagnetici: in qualsiasi sito circoli elettricità, lì è presente un campo
elettromagnetico. Proprio per questo motivo, nel momento in cui si progetta e
si costruisce un'abitazione privata sarebbe opportuno suddividere la casa in
due aree differenti: una in cui si concentrino i dispositivi elettrici e
l'altra in cui se ne faccia a meno, per quanto possibile. Nel soggiorno e nella
zona notte sarebbe preferibile contenere il numero di installazioni
elettriche, fermo restando che ci sono delle necessità dalle quali non si
può prescindere, mentre il contatore dell'elettricità dovrebbe essere situato
in lavanderia, in taverna o comunque in un locale in cui si trascorre poco
tempo.
1. Il risparmio energetico è correlato con l'elettromagnetismo in edilizia?
No, non è
detto che un dispositivo che consuma poca energia produca delle emissioni
elettromagnetiche basse: basti pensare, per esempio, alle lampadine a
risparmio energetico, da cui derivano campi elettromagnetici molto più elevati
rispetto a quelli generati dalle lampadine a incandescenza. Anche per questa
ragione sarebbe meglio tenere le lampadine a risparmio energetico distanti non
meno di un metro; per altro, tale distanza dovrebbe essere rispettata per tutti
i dispositivi elettrici, incluse le sveglie.
2. Come si può intervenire, dal punto di vista edilizio, per difendersi dai campi elettromagnetici?
Per essere
certi che i campi elettromagnetici producano il minor numero di danni possibile
è sufficiente progettare l'impianto elettrico di una casa non solo tenendo
conto delle norme di sicurezza in vigore, ma anche facendo in modo che le
linee distributive e i circuiti siano il più possibile brevi. In effetti,
si hanno minori campi elettromagnetici nel caso in cui le linee elettriche
siano caratterizzate da un andamento perpendicolare o parallelo rispetto alle
pareti: un andamento rettilineo va bene, un andamento diagonale no. Occorre un
disegno distributivo ben pianificato per concentrare le linee; tra gli altri
accorgimenti che vale la pena di adottare, si segnala l'utilizzo di cavi
coassiali schermati e di interruttori dotati di due poli. La messa a terra dei
vari elementi di un impianto elettrico è altrettanto importante: e non possono
essere dimenticati i tubi, i radiatori e gli altri componenti dell'impianto
termoidraulico.
3. Quali sono i principali riferimenti normativi in materia?
Il quadro
normativo di riferimento è rappresentato dalla Legge quadro sulla protezione
dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, vale a dire
la legge n. 36 del 22 febbraio del 2001, ma è opportuno tenere conto anche del
DM del 19 maggio del 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 156 dello stesso
anno.