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Elettromagnetismo in edilizia

del 16/02/2017
CHE COS'È?

Elettromagnetismo in edilizia: definizione

Quello dell'elettromagnetismo in edilizia è un problema che merita di non essere sottovalutato, soprattutto se si tiene conto del fatto che i campi elettromagnetici che risultano più pericolosi per la salute delle persone sono quelli a 50-60 Hertz e 200 Volt: quelli, cioè, a bassa frequenza, che vanno a interferire con le trasmissioni elettriche cerebrali e con le altre vibrazioni naturali del corpo umano. Ecco perché è opportuno limitare, negli edifici, la propagazione delle onde elettriche e magnetiche, che sono in grado di aumentare lo stress e, forse, di favorire l'insorgenza di malattie. Gli studi scientifici in proposito non consentono ancora di dare risposte definitive, poiché non si conoscono fino in fondo, per ora, gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute.


COME SI FA

Come si interviene sull'elettromagnetismo in edilizia?

Tutti i dispositivi di tipo elettrico, compresa la stessa rete elettrica, danno vita a campi elettromagnetici: in qualsiasi sito circoli elettricità, lì è presente un campo elettromagnetico. Proprio per questo motivo, nel momento in cui si progetta e si costruisce un'abitazione privata sarebbe opportuno suddividere la casa in due aree differenti: una in cui si concentrino i dispositivi elettrici e l'altra in cui se ne faccia a meno, per quanto possibile. Nel soggiorno e nella zona notte sarebbe preferibile contenere il numero di installazioni elettriche, fermo restando che ci sono delle necessità dalle quali non si può prescindere, mentre il contatore dell'elettricità dovrebbe essere situato in lavanderia, in taverna o comunque in un locale in cui si trascorre poco tempo.


CHI

Architetti e geometri.


FAQ

1. Il risparmio energetico è correlato con l'elettromagnetismo in edilizia?

No, non è detto che un dispositivo che consuma poca energia produca delle emissioni elettromagnetiche basse: basti pensare, per esempio, alle lampadine a risparmio energetico, da cui derivano campi elettromagnetici molto più elevati rispetto a quelli generati dalle lampadine a incandescenza. Anche per questa ragione sarebbe meglio tenere le lampadine a risparmio energetico distanti non meno di un metro; per altro, tale distanza dovrebbe essere rispettata per tutti i dispositivi elettrici, incluse le sveglie.

2. Come si può intervenire, dal punto di vista edilizio, per difendersi dai campi elettromagnetici?

Per essere certi che i campi elettromagnetici producano il minor numero di danni possibile è sufficiente progettare l'impianto elettrico di una casa non solo tenendo conto delle norme di sicurezza in vigore, ma anche facendo in modo che le linee distributive e i circuiti siano il più possibile brevi. In effetti, si hanno minori campi elettromagnetici nel caso in cui le linee elettriche siano caratterizzate da un andamento perpendicolare o parallelo rispetto alle pareti: un andamento rettilineo va bene, un andamento diagonale no. Occorre un disegno distributivo ben pianificato per concentrare le linee; tra gli altri accorgimenti che vale la pena di adottare, si segnala l'utilizzo di cavi coassiali schermati e di interruttori dotati di due poli. La messa a terra dei vari elementi di un impianto elettrico è altrettanto importante: e non possono essere dimenticati i tubi, i radiatori e gli altri componenti dell'impianto termoidraulico.

3. Quali sono i principali riferimenti normativi in materia?

Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dalla Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, vale a dire la legge n. 36 del 22 febbraio del 2001, ma è opportuno tenere conto anche del DM del 19 maggio del 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 156 dello stesso anno.
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