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Ripartizione illegale di utili e riserve

del 13/11/2017
CHE COS'È?

Ripartizione illegale di utili e riserve: definizione

La ripartizione illegale di utili e riserve, identificata dall'articolo 2627 del Codice Civile, si verifica nel momento in cui un amministratore ripartisce utili che non sono stati realmente conseguiti o acconti su utili che non sono stati realmente conseguiti. Questo comportamento, se non costituisce un reato più grave, può essere punito con l'arresto fino a un anno. Il reato si concretizza anche nel caso in cui vengano ripartiti degli utili che per legge sono destinati a riserva o delle riserve che per legge non possono essere distribuite (al di là del fatto che siano costituite con utili o meno). Si estingue il reato se gli utili o le riserve vengono restituiti prima del termine imposto per l'approvazione del bilancio.


COME SI FA

Che cosa si intende quando si parla di utili?

A livello di economia aziendale, gli utili sono rappresentati dalla differenza tra i ricavi e i costi di un'azienda. Nel caso in cui la differenza sia positiva, si ha a che fare con un avanzo, con un surplus o con un profitto; nel caso in cui la differenza sia negativa, si ha a che fare con un disavanzo, con un deficit o con una perdita. Gli utili devono essere rilevati dalle aziende a cadenze regolari, anche per rispettare degli obblighi di legge ben precisi. L'esercizio è il periodo al termine del quale il bilancio viene redatto, in modo tale che si possa procedere alla rilevazione dell'utile o della perdita, a seconda dei casi. L'utile consiste nell'aumento del patrimonio di un'impresa che viene generato attraverso la gestione durante l'esercizio. 


CHI

Un avvocato civilista.


FAQ

1. Qual è la violazione amministrativa che deriva dalla ripartizione illegale di utili e riserve?

La violazione amministrativa connessa a questo reato è rappresentata dalla mancata indicazione dell'ammontare del capitale sociale che è stato versato effettivamente nella corrispondenza e negli atti delle società di capitali: tale indicazione è obbligatoria in virtù del comma 2 dell'articolo 2250 e dell'articolo 2627 del Codice Civile, e tutela l'esigenza, che discende da obblighi comunitari, di fare in modo che i clienti abbiano la possibilità di conoscere la consistenza patrimoniale dell'azienda. Proprio per questo motivo, il reato non si consuma nella predisposizione generalizzata e unitaria di atti e stampati per un certo numero di contrattazione, ma in tutte le circostanze in cui questi atti e questi stampati vengono usati per un'operazione commerciale non rispettando le indicazioni necessarie. 

2. Come è composto il patrimonio netto di una società?

Il patrimonio netto di una società deriva dalla differenza tra le attività e le passività che risultano a bilancio. Sono tre gli elementi che idealmente possono essere identificati: il capitale sociale, le riserve e gli utili (se la situazione è positiva; se la situazione è negativa, non ci sono utili ma perdite). Il capitale sociale è costituito dal valore nominale delle quote o delle azioni che sono state sottoscritte dai soci. Le riserve possono essere classificate in funzione della destinazione o in funzione dell'origine: nel primo caso si distingue tra riserve disponibili e riserve indisponibili; nel secondo caso si distingue tra riserve di utili e riserve di capitale. Le riserve di utili sono così chiamate poiché hanno origine dal risparmio di utili dell'esercizio, mentre le riserve di capitale possono essere generate in altro modo, ma in ogni caso derivano da elementi patrimoniali che non corrispondono agli utili netti (per esempio, sono frutto di donazioni).
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