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Spa: operazioni sul capitale

del 26/01/2011
CHE COS'È?

Spa operazioni sul capitale: definizione

Per operazione sul capitale di una società per azioni si intende ogni operazione volta ad accrescere o a diminuire, per diverse ragioni, l’ammontare del capitale sociale. Le operazioni possibili sono:
1) Aumento del capitale sociale
L’aumento del capitale sociale si distingue in aumento reale e aumento nominale.
Nel primo senso, all’aumento dell’ammontare del capitale sociale corrisponde l’emissione di nuove azioni che devono essere sottoscritte e liberate mediante nuovi conferimenti: in altri termini, si verifica un vero e proprio ingresso in società di nuovi capitali e di nuovo capitale sociale.
Per quanto attiene invece l’aumento nominale, occorre rilevare che si tratta di un’operazione che non comporta, in realtà, apporti di nuovo capitale in società: in questo caso, infatti, gli utili e le riserve disponibili già presenti in seno alla compagine sociale vengono semplicemente imputati a capitale sociale.
2) Riduzione del capitale sociale
L’operazione opposta a quella appena descritta è la riduzione del capitale sociale, ed in merito occorre operare una distinzione fra riduzione del capitale sociale volontaria (reale) e riduzione per perdite (nominale).
Nel primo caso la società per azioni opera volontariamente una riduzione del capitale senza che ricorrano particolari cause pre-determinate: ad esempio l’operazione in esame può essere deliberata quando il capitale risulti eccessivo rispetto alle esigenze ed all’attività della compagine sociale.
Diversa è, invece, l’operazione di riduzione del capitale sociale per perdite: in tal caso, infatti, le perdite accumulate dalla società hanno via via intaccato il patrimonio netto (o capitale reale), erodendo tutte le riserve, così che il valore del patrimonio netto è sceso al di sotto di quello del capitale sociale nominale.
Conseguentemente, la riduzione è meramente nominale.
Laddove tuttavia la perdita del capitale sociale non sia superiore ad un terzo del suo valore (a titolo di esempio: capitale sociale pari a 300, patrimonio netto pari 201), la riduzione è facoltativa; qualora invece le perdite abbiano inciso per più di un terzo (nel solco del precedente esempio: capitale sociale pari a 300, patrimonio netto ridotto in conseguenza delle perdite a 190) gli amministratori devono senza ritardo convocare l’assemblea straordinaria e sono previste particolari procedure a seconda che il capitale sia sceso o meno sotto il minimo legale.

Avv. Giovanni Trapanese
Ordine degli Avvocati di Ancona
Andreano Studio Legale S.t.P.


COME SI FA

1) Aumento del capitale sociale
L’aumento di capitale a pagamento prevede, come detto, l’emissione di nuove azioni che devono essere sottoscritte e liberate mediante nuovi conferimenti.
L’aumento in questione è, di norma, inscindibile: non si realizza, cioè, quando venga sottoscritta soltanto una parte del capitale deliberato.
Tuttavia, il principio appena descritto è derogabile: la delibera che prevede l’aumento può infatti sancire la scindibilità dell’aumento e in tal caso, a fronte di una sottoscrizione parziale, il capitale sarà aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte.
Le azioni così sottoscritte possono essere liberate mediante conferimenti in denaro (ed in tale ipotesi si applica il principio del versamento minimo al 25%) o mediante conferimenti in natura.
A fronte di quest’ultima circostanza, peraltro, trova applicazione la medesima normativa dettata in tema di conferimenti in natura in sede di costituzione per la società, ivi inclusa quella introdotta dal D. Lgs. 142/2008, con l’unica differenza che i soci che rappresentano 1/20 del capitale sociale possono richiedere la presentazione di una nuova valutazione del conferimento.
In ordine a tale forma di aumento del capitale sono inoltre opportune due notazioni.
Anzitutto, esso è possibile soltanto laddove il capitale sociale pre-esistente risulti integralmente liberato.
In secondo luogo, a fronte dell’emissione delle nuove azioni viene riconosciuto ai soci ed ai titolari di obbligazioni convertibili in azioni il cosiddetto. diritto di opzione: in sintesi essi hanno diritto, entro un termine indicato nella delibera di aumento del capitale e comunque non inferiore a 30 giorni, di sottoscrivere una quantità di azioni di nuova emissione proporzionale alla partecipazione già detenuta.
La funzione è evidente: garantendo ai soci il diritto di essere preferiti a coloro che intendano entrare in società in conseguenza dell’aumento di capitale, si concede loro l’opportunità di non veder annacquata la propria partecipazione.
Una volta però che sia scaduto il termine per esercitare l’opzione e che siano residuate azioni inoptate, occorrerà distinguere fra società non quotate e società quotate in mercati regolamentati.
Per le prime è previsto il meccanismo della cosiddetta prelazione: già all’atto dell’esercizio del diritto di opzione i soci hanno facoltà di dichiarare di voler esercitare sulle (eventuali) azioni inoptate il diritto di prelazione, accrescendo di conseguenza la propria partecipazione.
Per le seconde, invece, è previsto che il diritto di opzione venga immesso sul mercato per 5 sedute consecutive.
Va altresì rilevato che il diritto di opzione può essere escluso in casi tassativamente previsti.
Diversa è l’ipotesi dell’aumento di capitale sociale gratuito: in questo caso la società può, in alternativa, aumentare in proporzione il valore nominale di tutte le azioni già emesse (qualora, va da sé, le azioni siano state emesse con valore nominale) oppure emettere nuove azioni che vengono distribuite ai soci gratuitamente, in proporzione alla partecipazione già detenuta.
2) Riduzione del capitale sociale
Le modalità attraverso le quali viene materialmente esperita la riduzione volontaria del capitale sociale sono varie: può prevedersi la liberazione dei soci dai conferimenti ancora dovuti, può procedersi al rimborso agli azionisti del capitale, può essere previsto l’acquisto da parte della società di azioni proprie ed il successivo annullamento delle stesse, o, infine, possono essere estratti a sorte taluni soci, le cui azioni vengono annullate e rimborsate integralmente al valore nominale.
In cambio i soci sorteggiati percepiscono le c.d. azioni di godimento, che non garantiscono diritti amministrativi ma esclusivamente patrimoniali che, tra l’altro, risultano parzialmente subordinati al soddisfacimento dei diritti patrimoniali dei detentori di azioni ordinarie.
E’ tuttavia necessario che, in ogni caso, vengano rispettati alcuni requisiti essenziali: anzitutto il capitale non può scendere al di sotto del minimo legale (pari, come noto, a 120.000 Euro), inoltre la deliberazione deve motivare adeguatamente l’operazione e – infine – essa può essere eseguita soltanto dopo 90 giorni dall’iscrizione della delibera presso il Registro delle Imprese: entro tale termine, infatti, i creditori sociali possono interporre opposizione presso il Tribunale competente.
L’opposizione sospende l’esecuzione della delibera.
Quando si tratti invece di riduzione del capitale sociale per perdite e queste non abbiano inciso per più di un terzo del capitale sociale la riduzione è facoltativa e segue le medesime regole dettate in tema di modificazione dell’atto costitutivo.
E’ evidente che, pur non registrandosi l’obbligo di provvedere alla riduzione, essa diventa indispensabile laddove si intendano distribuire gli utili conseguiti: la distribuzione di utili, infatti, è vietata in assenza di delibera di riduzione.
Qualora invece le perdite abbiano inciso sul capitale sociale per più di un terzo ma il capitale sociale sia ancora al di sopra del minimo legale (ovvero, 120.000 Euro) gli amministratori devono senza ritardo convocare l’assemblea straordinaria e presentare un bilancio infra-annuale.
L’assemblea straordinaria ha due scelte: o riduce immediatamente il capitale sociale, oppure prende i provvedimenti che ritiene più opportuni nel tentativo di ricostituire l’integrità del capitale stesso.
Laddove tuttavia tali operazioni non si rivelino utili e la perdita non venga ripianata entro l’esercizio successivo, l’assemblea straordinaria è obbligata a deliberare la riduzione del capitale sociale.
In mancanza, la riduzione è deliberata d’ufficio dal Tribunale.
Diversa è, infine, l’ipotesi a fronte di perdite che abbiano inciso sul capitale sociale per più di un terzo ed a fronte di un capitale ridotto al di sotto del minimo legale: in tal caso gli amministratori devono convocare senza ritardo l’assemblea straordinaria affinché questa assuma immediatamente le opportune delibere.
In particolare, essa potrà provvedere a ridurre al minimo legale il capitale (se in precedenza maggiore) e, contemporaneamente, ad aumentarlo, o, in alternativa, potrà deliberare la trasformazione della società.
La giurisprudenza di merito ha peraltro chiarito che “in caso di diminuzione del capitale sociale di oltre un terzo in conseguenza di perdite, non è possibile procedere all’aumento di capitale sociale senza averlo prima ridotto in misura corrispondente alla perdita o aver eliminato quest’ultima con operazioni di effettivo ripiamanamento” (Trib. Ancona, 13.1.2009, in Vita not. 2009, II, 961)
In assenza di dette operazioni la società si scioglie ed entra ex lege in stato di liquidazione.


CHI

1) Aumento di capitale
Per quanto attiene l’aumento di capitale la competenza appartiene, di norma, all’assemblea straordinaria dei soci secondo i relativi quorum.
Tuttavia è possibile (e nella prassi, molto frequente) che tale competenza sia convenzionalmente attribuita al Consiglio di Amministrazione o, più in generale, all’organo gestorio.
Tale delega, tuttavia, deve prevedere la misura massima dell’aumento consentito e non può essere concessa per più di 5 anni (rinnovabili).
La delega può altresì prevedere che gli amministratori deliberino l’aumento escludendo o limitando il diritto di opzione, ma in tal caso lo statuto deve determinare i criteri di tale esclusione, e qualora tale facoltà sia attribuita modificando lo statuto, occorre una decisione dell’assemblea dei soci assunta con maggioranza rafforzata.
2) Riduzione di capitale
La competenza appartiene sempre all’assemblea straordinaria dei soci, secondo i relativi quorum.
Tuttavia, in caso di riduzione per perdite con capitale sociale non sceso al di sotto del minimo legale, laddove le azioni siano emesse senza valore nominale, lo statuto può riservare al consiglio di amministrazione la competenza in ordine alla delibera di riduzione.


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