Impresa commerciale: definizione
L'impresa commerciale è disciplinata
dall'articolo 2195 del codice civile, in cui viene definito imprenditore
commerciale chi, a livello professionale, esercita un'attività bancaria,
un'attività assicurativa, un'attività intermediaria nella circolazione dei
beni, un'attività industriale finalizzata alla produzione di servizi o di beni,
un'attività di trasporto per aria, per acqua o per terra o un'attività
ausiliaria a una delle precedenti. Un'impresa commerciale, quindi, può
essere quella di un rivenditore, ma anche quella di un importatore o di un
distributore: l'elenco comprende, tra l'altro, i grossisti, i supermercati, i
negozi e le imprese che non producono ma acquistano e vendono.
Quali sono gli aspetti normativi da tenere in considerazione per un'impresa commerciale?
La registrazione nella sezione ordinaria del
registro delle imprese include gli enti pubblici che hanno un'attività
commerciale per oggetto principale o esclusivo, gli imprenditori individuali
commerciali non piccoli, le società estere che hanno l'oggetto principale della
propria attività o la sede di amministrazione in Italia, i consorzi tra
imprenditori con attività esterna, tutte le società ad esclusione delle società
semplici e i gruppi europei di interesse economico la cui sede sia in Italia.
1. Quali sono le conseguenze della registrazione di un'impresa commerciale nel registro delle imprese?
Nel momento in cui un'impresa viene iscritta nella
sezione ordinaria, tale registrazione ha efficacia dichiarativa,
normativa o costitutiva, essendo a tutti gli effetti foriera di pubblicità
legale. L'efficacia dichiarativa consiste nel fatto che gli atti iscritti
possono essere opposti a chiunque a partire da quando avviene la registrazione.
L'efficacia costitutiva implica che l'atto sia in grado di produrre effetti nei
confronti di terzi (e in questo caso si parla di efficacia costitutiva
parziale) o nei confronti di terzi e tra le parti (e in questo caso si parla di
efficacia costitutiva totale). L'efficacia normativa, infine, vuol dire che in
seguito all'iscrizione può essere applicato un regime giuridico ben preciso.
2. In cosa consiste l'obbligo di tenuta delle scritture contabili?
Le imprese commerciali non piccole
devono rispettare l'obbligo di tenuta delle scritture contabili, così come le
società commerciali (anche nel caso in cui l'attività che esercitano non sia di
tipo commerciale) e gli enti sociali. Gli imprenditori, secondo l'articolo 2214
del codice civile, devono tenere tutte le scritture contabili richieste dalle
dimensioni e dalla natura della loro impresa: in qualunque caso è obbligatorio
tenere il libro degli inventari, che include il conto economico e lo stato
patrimoniale, e il libro giornale, che consiste in un registro analitico e
cronologico. Nel caso in cui le scritture contabili non rispettino le regole
sostanziali e formali previste, esse non possono avere efficacia probatoria.
Inoltre, esse possono essere impiegati da terzi contro gli imprenditori che le
tengono, come prova.
3. Qual è la nozione tributaria di impresa commerciale?
L'impresa commerciale viene definita dall'articolo
55 del Tuir, che specifica che i redditi d'impresa sono quelli che provengono
dall'esercizio di imprese commerciali. A qualificare queste imprese
dal punto di vista fiscale è l'esercizio per professione abituale, anche in
modo non esclusiva, delle attività che sono riportate dall'articolo 2195 del
codice civile.
4. Che cos'è la rappresentanza commerciale?
Gli imprenditori commerciali hanno la
possibilità di usufruire della collaborazione di soggetti che agiscono per loro
conto e in loro nome: si parla, in questo caso, di rappresentanza, che è
disciplinata dagli articoli 1387 e seguenti del codice civile (e dagli articoli
2203 e seguenti per ciò che riguarda le imprese commerciali).