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Lavoro: permessi per motivi familiari

del 24/01/2012
CHE COS'È?

Lavoro permessi per motivi familiari: definizione

L’articolo 4 della legge 8/3/2000 n. 53, prevede la concessione per cause particolari di due tipologie di permessi e congedi utilizzabili dalla generalità dei lavoratori con le modalità di accesso e di fruizione previste dal decreto ministeriale n. 278 del 21/7/2000.

Permessi retribuiti per il decesso o grave infermità di un familiare
Il lavoratore può fruire di permessi retribuiti nella misura massima di tre giorni all’anno in caso di documentata grave infermità o di decesso del coniuge (anche legalmente separato), di un parente entro il secondo grado (anche non convivente) o di un convivente (se la stabile convivenza risulta da certificazione anagrafica).

Congedi non retribuiti per gravi motivi familiari
Il lavoratore può richiedere un periodo di congedo non retribuito per un periodo non superiore a due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, per gravi motivi relativi alla propria situazione personale, oppure a quella del convivente (se la convivenza risulta da certificazione anagrafica), dei disabili, parenti o affini entro il 3° grado (anche non conviventi) e dei soggetti elencati all’articolo 433 del codice civile (coniuge, figli, genitori, adottanti, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli e sorelle - anche non conviventi).
Per gravi motivi si intendono:
  • le necessità derivanti dal decesso di un familiare;
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell'assistenza di familiari;
  • situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo. 
Sono inoltre considerate "gravi motivi" le situazioni, escluse quelle che riguardano direttamente il lavoratore richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:
  1. patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  2. patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  3. patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
  4. patologie dell'infanzia e dell'età evolutiva per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richieda il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.
Durante la fruizione dei suddetti permessi/congedi i lavoratori conservano il posto di lavoro e al termine del periodo hanno il diritto, salvo rinuncia espressa, di rientrare nella medesima unità produttiva o altra ubicata nello stesso comune e di essere adibiti alle mansioni precedentemente svolte o a mansioni equivalenti.

Rag. Bruno Bertocchi
Consulente del Lavoro - Associato
Studio Galaverni Consulenza del Lavoro Amministrativa e Tributaria

COME SI FA
Permessi retribuiti per il decesso o grave infermità di un familiare
Nel conteggio dei giorni di permesso non vanno considerati i giorni festivi o non lavorativi e i permessi sono cumulabili con quelli concessi ai sensi dell'articolo 33 della legge 104/1992 (lavoratori disabili e familiari di persone con handicap grave).
I giorni di permesso devono essere utilizzati entro sette giorni dal decesso o dall'insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti interventi terapeutici.
È possibile concordare con il datore di lavoro la fruizione dei tre giorni di permesso in modo articolato o frazionato anche mediante una riduzione dell'orario lavorativo.
Per ottenere questi permessi è necessario presentare, per la grave infermità, documentazione rilasciata da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato, dal medico di medicina generale oppure dal pediatra di libera scelta; la documentazione va presentata entro cinque giorni dalla ripresa del lavoro.
Il datore di lavoro può richiedere periodicamente la verifica dell'effettiva gravità della patologia. Per il decesso va presentata la relativa certificazione oppure una dichiarazione sostitutiva.
I tre giorni all'anno sono relativi al lavoratore e non ai familiari cui si riferisce il permesso, pertanto, ad esempio, se nel corso dello stesso anno un lavoratore si trova a dover affrontare due situazioni di grave infermità di due diversi parenti, avrà comunque diritto a tre sole giornate di permesso.

Congedi non retribuiti per gravi motivi familiari
Il congedo può essere utilizzato anche in modo frazionato e può essere richiesto anche per il decesso di un familiare nel caso in cui il lavoratore non abbia la possibilità di usufruire dei permessi di tre giorni in quell'anno (per esempio perché ne ha già usufruito).
La documentazione relativa alle patologie viene rilasciata da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato, dal medico di medicina generale (medico di famiglia) oppure dal pediatra di libera scelta. La documentazione va presentata contestualmente alla richiesta di congedo.
Entro 10 giorni dalla richiesta del congedo, il datore di lavoro è tenuto a esprimersi sulla stessa e a comunicarne l'esito al dipendente.
L'eventuale diniego o la proposta di rinvio a un periodo successivo e determinato o la concessione parziale del congedo devono essere motivati in relazione alle condizioni previste dal decreto ministeriale 278/2000 e da ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente. Su richiesta del dipendente la domanda deve essere riesaminata nei successivi 20 giorni.
Il decreto prevede che i singoli contratti collettivi nazionali di lavoro disciplinino i procedimenti di richiesta e di concessione dei permessi.
Il lavoratore può rientrare anche anticipatamente al lavoro dandone preventiva comunicazione all'azienda.

CHI
Per consulenze relative ai permessi/congedi per motivi familiari i datori di lavoro si devono rivolgere a un consulente del lavoro, mentre i lavoratori dipendenti, oltre a un consulente del lavoro, possono rivolgersi a un sindacato di rappresentanza a cui intendono aderire o a un patronato.

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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

CLAUDIA

08/08/2012 00:12:49

Buongiorno,
sul certificato di ricovero di mio marito il dott. ha sottoscritto : "il signor...... necessita di assistenza postoperatoria".
E' suffuciente per aver diritto ai PR per grave infermita'?
Grazie.

daniela

19/07/2013 18:40:11

SALVE,
LAVORO DA CIRCA 11 ANNI IN UN`IMPRESA EDILE. I ROL DI CUI NON HO USUFRUITO¸ MATURATI OGNI ANNO¸ MI SONO SEMPRE STATI RICONOSCIUTI NELLA MISURA DI 88 H ALL`ANNO¸ COME DA CONTRATTO. RECENTEMENTE E` SALTATO FUORI CHE IL CONSULENTE¸ O CHI PER LUI¸ IN TUTTI QUESTI ANNI HA SBAGLIATO NEL CONTEGGIO DEI ROL¸ IN QUANTO MI SONO STATE RICONOSCIUTE OLTRE AGLI STESSI ROL ANCHE LE H32 RELATIVE ALLE 4 FESTIVITA` SOPPRESSE. SICCOME ASSERISCONO CHE IL MONTE ORE TOTALE E` DI 88 H IN QUANTO LE FESTIVITA` SONO STATE «ASSORBITE» DAI ROL ????¸ E QUINDI A MIO PARERE LE ORE ROL CONTRATTUALI SONO DIMINUITE IN QUANTO DIVENTATE 56 (????? QUINDI RETRIBUENDOMI LE 88 H DI ROL TRA QUELLI USUFRUITI E QUELLI RICONOSCIUTI¸ E LE FESTIVITA` SOPPRESSE OGNI ANNO MI HANNO RICONOSCIUTO 120 H)¸ VOGLIONO REGOLARIZZARE IL MONTE ORE NEGATIVO CHE AVREI ACCUMULATO NEGLI ANNI DALL`ASSUNZIONE. IO MI SONO RESA DISPONIBILE A REGOLARIZZARE LA SITUAZIONE DEGLI ULTIMI CINQUE ANNI: VISTO CHE TUTTO E` DIPESO DA UN ERRORE DEL CONSULENTE¸ VORREI SAPERE SE E` LECITO ADDEBITARE A ME TALE ERRORE E SOPRATTUTTO SE POSSONO CONSIDERARE TUTTI GLI 11 ANNI CHE SONO IN FORZA NELLA DITTA OVVIAMENTE DI TUTTO QUELLO RICONOSCIUTO IN BUSTA PAGA IO NE HO PAGATO LA MIA PARTE DI CONTRIBUTI!!!! CONFIDO IN UNA VOSTRA SOLLECITA RISPOSTA.
RINGRAZIO E SALUTO

risposta del Professionista

23/07/2013 17:37:01

Si conferma che il CCNL Edilizia Imprese Industriali prevede permessi per un monte ore complessivo di 88 coerente con quanto specificato nel quesito.

Con riferimento alle questioni poste ci limitiamo ad affrontare i seguenti aspetti:
- requisiti di fondatezza della richiesta di restituzione;
- natura e misura della somma da restituire;
- prescrizione del diritto del datore di lavoro.

Il solo fatto di aver corrisposto al dipendente una retribuzione eccedente quella prevista dal contratto collettivo non costituisce per l'azienda titolo per ottenerne la restituzione.
Ove il datore di lavoro richieda la restituzione delle somme erogate in eccesso rispetto alle retribuzioni previste dal contratto collettivo, non puo' limitarsi a provare che il detto contratto preveda, per le prestazioni svolte, retribuzioni inferiori, ma deve dimostrare che la maggiore retribuzione erogata e' stata frutto di un errore essenziale e riconoscibile dall'altro contraente, ossia di un errore che presenti i requisiti ex artt. 1429 e 1431 cod. civ..

La Cassazione con la sentenza 1464 del 2/2/2012 ha definitivamente stabilito che la restituzione di somme indebitamente corrisposte dal datore di lavoro al lavoratore, va effettuata al netto.
A parere di chi scrive la somma netta dovrà essere integrata da interessi.

L’art. 2934 del Codice Civile, dispone testualmente:
“ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge”.
“La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere” (art. 2935 Cod. Civ.)
Salva diversa disposizione di legge, i diritti si prescrivono in dieci anni (art. 2946 Cod. Civ.).
“Si prescrivono in cinque anni gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi; le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro” (art. 2948 Cod. Civ).
Con riguardo all’applicabilità, alla fattispecie in esame, della disposizione di cui al sopra citato art. 2948 Cod. Civ., la giurisprudenza ha precisato che:
“La prescrizione breve, prevista per i crediti periodici, riguarda non solo il credito per la retribuzione ordinaria, ma, in considerazione della evidente accessorietà rispetto a esso, anche il compenso per il lavoro straordinario, a prescindere dalla periodicità della prestazione lavorativa straordinaria, nonché le retribuzioni per le festività nazionali coincidenti con la domenica e ogni altro credito di lavoro avente origine e titolo nel rapporto di lavoro; ne restano escluse soltanto le erogazioni originate da cause autonome, rispetto allo stesso rapporto, ovvero da responsabilità del datore di lavoro” (Cass. Civ., Sez. Lavoro, 10/11/2004, n. 21377).
Sono dunque soggetti alla disciplina della prescrizione quinquennale tutti i crediti di lavoro certi, liquidi ed esigibili.
Il datore di lavoro ha dunque diritto a chiedere e
ad ottenere la restituzione delle somme erroneamente corrisposte, a patto che il diritto non si sia prescritto.
Si ritiene pertanto che nel caso in esame la richiesta di restituzione della retribuzione relativa a permessi per "ex festività soppresse" sia soggetta alla prescrizione quinquennale.
occorre infine tenere presente che la prescrizione deve essere eccepita da colui che ne ha interesse, quindi è il dipendente che deve verificare la richiesta del datore ed eccepire l'eventuale intervenuta prescrizione del diritto.

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