Il Professionista su misura per te
o richiedi una
Chiedi una Consulenza o Preventivo Gratuito

Lavoratori comunitari

del 23/05/2012
CHE COS'È?

Lavoratori comunitari: definizione

Le regole della libera circolazione all'interno della Comunità europea consentono ai cittadini comunitari, inclusi quelli provenienti dai Paesi di nuova adesione all'Ue, di stabilirsi per motivi di lavoro in Italia senza particolari formalità. 
Dal 1° gennaio 2007 l'Unione europea si compone di 27 Stati membri. Ai 25 Stati già membri dell’Unione europea (Italia, Germania, Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Estonia. Lettonia, Lituania, Malta e Cipro), si sono, infatti, aggiunti la Romania e la Bulgaria
Tutti i cittadini dell’Unione europea hanno diritto di libera circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati membri, salvo le limitazioni derivanti dalle disposizioni in materia penale ed a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza interna. 
A decorrere dal 1° gennaio 2007 sono quindi cessati gli effetti dei provvedimenti di espulsione adottati nei confronti dei cittadini rumeni e bulgari, salvo appunto quelli motivati per ragioni di ordine e sicurezza pubblica o di sanità pubblica (circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell'Interno n. 2 del 28 dicembre 2006).
Nei confronti dei cittadini comunitari non si applicano le disposizioni del Testo unico sull’immigrazione, ma trovano applicazione le norme contenute nel decreto legislativo n. 30 del 6 febbraio 2007 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27.03.2007), con cui è stata data attuazione alla Direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Disposizioni attuative del nuovo decreto sono state impartite con la circolare del Ministero dell'Interno n. 19 del 6 aprile 2007. Con successive circolari congiunte il Ministero dell'Interno e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (circolari congiunte n. 1 del 4 gennaio 2008, n. 1 del 14 gennaio 2009 e n. 2 del 20 gennaio 2010) l'Italia ha deciso di continuare di avvalersi del regime transitorio in vista della completa liberalizzazione del lavoro subordinato, che ha previsto l'apertura immediata al mercato del lavoro per i cittadini rumeni e bulgari appartenenti ai seguenti settori produttivi: agricolo; turistico alberghiero; lavoro domestico e di assistenza alla persona; edilizio; metalmeccanico; dirigenziale e altamente qualificato.
Ugualmente è stata prevista l'apertura immediata per il lavoro stagionale ed in tutti i casi originariamente previsti dall'articolo 27 del Testo Unico sull'Immigrazione. Come chiarito già dalla circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell'Interno n. 3 del 3 gennaio 2007 in tutti i predetti settori le richieste di nulla osta al lavoro già presentate nell'ambito dei decreti di programmazione dei flussi di ingresso per lavoratori extracomunitari per l'anno 2006 si intendono archiviate.
I datori di lavoro che intendevano, in tali settori, procedere all'assunzione di lavoratori rumeni o bulgari hanno dovuto, pertanto, rispettare solo gli ordinari adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di lavoro, effettuando le ordinarie comunicazioni ai Centri per l'impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali. Per tutti i restanti settori produttivi per l'assunzione dei lavoratori rumeni e bulgari è stata richiesta una procedura semplificata che prevede la presentazione, mediante spedizione postale (raccomandata a/r), da parte del datore di lavoro allo Sportello Unico per l'Immigrazione competente, di una richiesta di nulla osta utilizzando l'apposita modulistica.  
Dopo il suddetto regime transitorio, durante il quale i lavoratori provenienti dai suddetti Paesi sono stati soggetti ad alcune limitazioni, il Governo italiano ha deciso di rinunciare a tale regime, acconsentendo la libera circolazione dei lavoratori subordinati neocomunitari. Ne consegue che oggi i cittadini necomunitari, che intendono esercitare in Italia un'attività di lavoro subordinato, non devono richiedere il visto d'ingresso nè il nulla osta al lavoro.
I cittadini neocomunitari che intendono svolgere in Italia un'attività autonoma, continuano a godere, come durante il regime di transizione, della libera circolazione e non è prevista nessuna limitazione numerica.

COME SI FA
Soggiorno per un periodo fino a tre mesi 
Tutti cittadini dell’Unione europea (compresi quelli provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria) possono entrare e soggiornare in Italia fino a tre mesi senza alcuna formalità. Per tali soggetti non è necessario alcun visto di ingresso, ma è sufficiente che dispongano di un documento di identificazione valido almeno all'atto dell'ingresso nel territorio dello Stato.
Il diritto alla libera circolazione è riconosciuto anche al familiare extracomunitario del cittadino dell’Unione che accompagni o raggiunga lo stesso in Italia, purché in possesso di un passaporto valido e, nei casi in cui è richiesto, di un visto di ingresso (in tal caso il visto è rilasciato gratuitamente e con priorità rispetto alle altre richieste). Il visto non è necessario qualora il familiare straniero sia già in possesso di una carta di soggiorno per familiare di cittadino comunitario. Per periodi di soggiorno inferiori a tre mesi nessun altra formalità è richiesta al familiare extracomunitario del cittadino dell’Unione.
Ai fini del godimento dei diritti in materia di ingresso e soggiorno, sono considerati " familiari " del cittadino dell’Unione: il coniuge (o il partner, qualora la legislazione italiana equiparasse al matrimonio le unioni registrate); i discendenti del cittadino o del coniuge di età inferiore a 21 anni o a carico; gli ascendenti diretti a carico del cittadino o del coniuge.  
Il decreto legislativo. n. 30/2007 prevede, in ogni caso, la possibilità di agevolare l’ingresso anche di altri familiari a carico o conviventi con il cittadino dell’Unione nel paese di provenienza, oppure che per ragioni di salute debbano essere assistiti personalmente dal cittadino dell'Unione. Viene, altresì, agevolato l’ingresso del partner che abbia una relazione stabile con il cittadino dell'Unione debitamente attestata dallo Stato membro di appartenenza.
In tutti questi casi l'eventuale rifiuto all’ingresso e soggiorno deve essere motivato dopo aver compiuto un'accurata analisi della situazione personale del richiedente.

Soggiorno per un periodo superiore a tre mesi 
Il cittadino comunitario ha diritto di soggiorno in Italia per periodi di durata superiore a tre mesi quando svolge un’attività lavorativa subordinata o autonomo nel territorio dello Stato; dispone, per se e per i suoi familiari, di risorse economiche che gli consentano di non diventare un onere per l'assistenza sociale durante il periodo di soggiorno e di un'assicurazione sanitaria, o titolo equivalente, che copra tutti i rischi in materia di salute nel territorio nazionale; è iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguire un corso di studi o di formazione professionale e dispone di risorse sufficienti (da attestare mediante dichiarazione o altra documentazione idonea) e di un'assicurazione sanitaria, o titolo equivalente, che copra tutti i rischi in materia di salute nel territorio nazionale; è un familiare che accompagna o raggiunge un cittadino dell’Unione che ha diritto di soggiornare per periodi superiore a tre mesi.
Il cittadino dell’Unione che intende soggiornare in Italia per un periodo superiore ai tre mesi deve chiedere l’iscrizione anagrafica al comune. Per l’iscrizione, oltre all’ordinaria documentazione prevista dalla normativa vigente per i cittadini italiani (legge n. 1228/54 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 223/89) è anche richiesta una documentazione specifica a seconda delle condizioni cui è collegato il diritto di soggiorno, ovvero, nell’ipotesi di soggiorno per motivi di lavoro, documentazione attestante l’attività lavorativa esercitata. I cittadini della Romania e della Bulgaria, per l’esercizio delle attività lavorative per le quali è richiesto il nulla osta al lavoro, dovranno anche esibire il nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione; nel caso, invece, di mero soggiorno senza svolgere attività lavorativa o per motivi di studio o formazione, occorre dimostrare la disponibilità di risorse economiche sufficienti al soggiorno per sé ed, eventualmente, per i propri familiari. Per la quantificazione delle risorse economiche sufficienti si utilizza il parametro dell’importo dell’assegno sociale. La disponibilità di risorse può essere dimostrata anche mediante autocertificazione. In aggiunta al requisito reddituale occorre produrre anche la documentazione attestante la titolarità di una polizza di assicurazione sanitaria che copra le spese sanitarie e, in caso di soggiorno per motivi di studio, la documentazione attestante l’iscrizione presso un istituto pubblico o privato riconosciuto.
Nel caso di familiare del cittadino dell’Unione avente la cittadinanza di uno Stato membro, ma non un autonomo diritto al soggiorno, ai fini dell’iscrizione anagrafica è necessario un documento che attesti la qualità di familiare o familiare a carico (qualità quest’ultima che può essere anche autocertificata). I familiari extracomunitari dei cittadini dell’Unione, per soggiorni superiori a tre mesi, devono invece richiedere “la carta di soggiorno di un familiare cittadino dell’Unione", presentando domanda presso la questura del luogo di dimora o inoltrandola tramite le poste. 
Solo dopo aver ottenuto la carta di soggiorno sarà possibile perfezionare l’iscrizione anagrafica. La carta di soggiorno ha una validità di cinque anni dalla data del rilascio.

Diritto al soggiorno permanente 
Il cittadino dell’Unione che ha soggiornato legalmente e in via continuativa, per cinque anni, nel territorio nazionale acquisisce un diritto di soggiorno permanente.
Tale titolo esonera l’interessato dalla conservazione dei requisiti previsti dal decreto legislativo per il riconoscimento del diritto di soggiorno. L’assenza dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi comporta la perdita del diritto.
L’attestazione di soggiorno permanente è rilasciata dal Comune di residenza entro 30 giorni dalla richiesta dell’interessato (corredata dalla documentazione atta a dimostrare la sussistenza delle condizioni previste per la maturazione del diritto). Non pregiudicano la continuità del soggiorno le assenze che non superino complessivamente sei mesi l’anno, ovvero le assenze di durata superiore giustificate dall’assolvimento di obblighi militari ovvero fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti (per esempio: gravidanza, maternità, malattia gravi, eccetera).
Anche il familiare extracomunitario del cittadino dell’Unione acquisisce il diritto al soggiorno permanente qualora abbia soggiornato sul territorio nazionale per cinque anni, legalmente ed in via continuativa, unitamente al cittadino dell’Unione. In tal caso la richiesta di carta di soggiorno permanente deve essere presentata (prima della scadenza della carta di soggiorno) alla questura del luogo di residenza. 
In alcuni casi (pensionamento, sopravvenuta incapacità lavorativa, eccetera) e a determinate condizioni, è prevista l’acquisizione anticipata (rispetto al termine ordinario di cinque anni) del diritto al soggiorno permanente del cittadino dell’Unione e dei suoi familiari.

CHI
Dal 1° gennaio 2007 l'Unione europea si compone di 27 Stati membri. Ai 25 Stati già membri dell’Unione europea (Italia, Germania, Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Estonia. Lettonia, Lituania, Malta e Cipro), si sono, infatti, aggiunti la Romania e la Bulgaria. Nei confronti dei cittadini comunitari non si applicano le disposizioni del Testo Unico sull’Immigrazione, ma trovano applicazione le norme contenute nel Decreto Legislativo n. 30 del 6 febbraio 2007 (pubblicato sulla GU n. 72 del 27.03.2007) e relative disposizioni di attuazione (si veda nel paragrafo “Che cosa”).

FAQ

I cittadini comunitari devono stipulare il contratto di soggiorno?

No, tale adempimento non è richiesto quando si assume un cittadino comunitario, neanche qualora si assuma un cittadino rumeno o bulgaro in un settore nel quale non è stata disposta l'immediata apertura, ma è necessario il nulla osta al lavoro.Nei confronti dei cittadini comunitari non si applicano, infatti, le disposizioni del Testo unico sull'immigrazione, ma trovano applicazione le norme contenute nel decreto legislativo n. 30/2007.

Quale procedura occorre seguire per assumere un cittadino comunitario?

Un cittadino proveniente da uno dei 25 dei 27 Stati membri dell'Ue (Germania, Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Estonia. Lettonia, Lituania, Malta e Cipro) può essere regolarmente assunto in Italia senza che sia necessario richiedere allo Sportello Unico per l'immigrazione alcun nulla osta al lavoro.Per l'assunzione di tali lavoratori sono quindi richiesti solo gli ordinari adempimenti previsti per l'assunzione di lavoratori italiani (comunicazione di assunzione ai centri per l'impiego almeno il giorno prima dell'instaurazione del rapporto di lavoro così come ora previsto dalla legge n. 296/2006, apertura posizione previdenziale ed assicurativa presso i competenti Enti previdenziali ed assistenziali). Analogamente nessuna particolare formalità rispetto a quelle previste per i cittadini italiani è richiesta per assumere un cittadino proveniente dalla Romania o dalla Bulgaria, qualora venga assunto in uno dei seguenti settori: agricolo; turistico alberghiero; lavoro domestico e di assistenza alla persona; edilizio; metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato.

Quale procedura deve seguire un cittadino comunitario che intenda fare ingresso in Italia per motivi di lavoro autonomo?

Un cittadino comunitario può fare ingresso in Italia per svolgere un'attività lavorativa di tipo autonomo senza particolari restrizioni.

Cosa occorre fare se per l'assunzione di un cittadino rumeno o bulgaro in uno dei settori ora liberalizzati era stata già presentata una domanda di nulla osta al lavoro?

Come chiarito dalla circolare congiunta del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell'Interno n. 3 del 3 gennaio 2007, in tutti i settori per i quali è stata disposta l'apertura immediata le richieste di nulla osta al lavoro già presentate nell'ambito dei decreti di programmazione dei flussi di ingresso per lavoratori extracomunitari per l'anno 2006 si intendono archiviate. Il datore di lavoro non dovrà, pertanto, attendere l'esito della procedura già avviata, ma potrà direttamente procedere all'assunzione del lavoratore come farebbe per qualsiasi altro lavoratore italiano.

Quale procedura occorre seguire per assumere un cittadino rumeno o bulgaro in uno dei settori per i quali non è stata disposta l'apertura immediata?

Per assumere un cittadino rumeno o bulgaro in uno dei settori per i quali non è stata disposta l'apertura immediata, era necessario che il datore di lavoro presentasse, mediante spedizione postale (raccomandata a/r), allo Sportello Unico per l'Immigrazione competente una richiesta di nulla osta al lavoro utilizzando l'apposita modulistica disponibile sui siti internet del Ministero della Solidarietà Sociale e del Ministero dell'Interno. Non erano previste quote numeriche per il rilascio del nulla osta.Tutte le domande regolarmente presentate, pertanto, ove in possesso dei requisiti previsti dalla legge, potevano essere accolte.

Quale procedura occorre seguire per assumere un cittadino rumeno o bulgaro in uno dei settori per i quali non è stata disposta l'apertura immediata, qualora lo stesso fosse già in Italia con regolare permesso di soggiorno prima del 1° gennaio 2007?

L'assunzione dei cittadini bulgari e rumeni, già in possesso di regolare permesso di soggiorno prima del 1° gennaio 2007, è ammessa anche per quelle tipologie che non rientrano nei settori di libero accesso al lavoro, senza necessità di attivare la procedura semplificata di richiesta di nulla osta al lavoro indicata nelle circolari congiunte del Ministero dell'Interno e del Ministero della Solidarietà n. 2 e 3, rispettivamente del 28 dicembre 2006 e 3 gennaio 2007.Pertanto, valgono in questi casi le medesime procedure previste per i lavoratori italiani (comunicazione al Centro per l'Impiego ed ai competenti Enti previdenziali ed assistenziali).  I lavoratori rumeni e bulgari già in possesso del permesso di soggiorno, dovranno richiedere, qualora non ancora in possesso della carta di soggiorno, l’iscrizione anagrafica al Comune, allegando la documentazione richiesta dal decreto legislativo n. 30/2007.
vota  

Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c

LAVORO ESTERO E IMMIGRAZIONE: VOCI CORRELATE

Assunzione del lavoratore extracomunitario

di Sig. Giorgio Saffirio del 23/05/2012

Per l'assunzione di lavoratori extracomunitari si devono seguire varie procedure...

Lavoratori extracomunitari

di Avv. Cristina Rastelli del 23/05/2012

Sono tanti gli extracomunitari che lavorano in Italia.L’ingresso e il rapporto di lavoro dei cittadi..

Assunzione del lavoratore comunitario

di del 17/11/2015

L'assunzione di un lavoratore comunitario deve seguire gli stessi adempimenti ordinari che sono prev..