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Contratto collettivo

del 15/07/2016
CHE COS'È?

Contratto collettivo: definizione

Le fonti del diritto del lavoro sono: la Costituzione, le fonti internazionali, le fonti comunitarie, la legge, il codice civile, i contratti collettivi, i contratti individuali di lavoro, gli usi e la prassi aziendale. 
Il contratto collettivo nazionale di lavoro, che ha per contraenti le associazioni sindacali di lavoratori e i datori di lavoro, ha la funzione di stabilire minimi di trattamento economico e normativo migliorativi rispetto a quelli fissati dalla legge e non derogabili da parte del contratto individuale di lavoro. 

Le clausole del contratto collettivo, infatti, si sostituiscono automaticamente a quelle del contratto individuale, a meno che queste ultime non contengano condizioni più favorevoli, secondo quanto previsto espressamente dall'articolo 2077 codice civile. 
Il contratto collettivo nazionale di lavoro e le norme italiane si coordinano le une con le altre in base al principio di “gerarchia sovraordinata della fonte” e cioè la regola per cui la fonte inferiore può abrogare a quella superiore solo in senso più favorevole per i lavoratori e mai il contrario. 

La contrattazione collettiva si svolge su diversi livelli: interconfederale, nazionale, territoriale e aziendale. 
Il ruolo centrale è storicamente svolto dal contratto collettivo nazionale di categoria, che disciplina il rapporto di lavoro di una determinata categoria di lavoratori, e dagli accordi interconfederali, stipulati tra le confederazioni nazionali rappresentative di interi rami delle attività economiche e concernenti istituti di generale applicazione.


COME SI FA

Com'è strutturato il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL)?

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) è il contratto stipulato a livello nazionale con cui le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro (o un singolo datore) predeterminano congiuntamente la disciplina dei rapporti individuali di lavoro (cosiddetta parte normativa) e alcuni aspetti dei loro rapporti reciproci (cosiddetta parte obbligatoria). 

Nel settore del pubblico impiego è stipulato tra le rappresentanze sindacali dei lavoratori e l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN), che rappresenta per legge l'Amministrazione Pubblica nella contrattazione collettiva. La banca dati ufficiale è tenuta dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), che gestisce tra l'altro un archivio elettronico di tutti i CCNL (correnti e passati) liberamente scaricabili in formato. 

La durata del contratto è fissata dalle parti stipulanti. Il contratto collettivo nazionale di categoria ha in genere una durata di quattro anni per la parte normativa e di due anni per quella attinente alla retribuzione. Alla scadenza del termine, conformemente ai principi generali, il CCNL cessa di produrre effetti e non è più vincolante. Anche dopo la scadenza del contratto, in ogni caso, conservano la loro efficacia le clausole attinenti alla retribuzione, atteso il rilievo costituzionale della prestazione contrattualmente dovuta al lavoratore. 

La procedura di rinnovo del contratto è avviata tre mesi prima della scadenza dello stesso, con la presentazione delle cosiddette "piattaforme rivendicative". Negli ultimi tre mesi di vigenza del contratto e nel mese successivo le parti collettive hanno l'obbligo di non intraprendere iniziative di lotta sindacale. Se il contratto scade senza che le parti collettive trovino un accordo per il rinnovo, ai lavoratori è dovuta la cosiddetta indennità di vacanza contrattuale, cioè un importo addizionale che ha la funzione di preservare la retribuzione (quantomeno in parte) dagli effetti dell'inflazione.

CHI
La legge italiana non obbliga le parti sociali a sedersi intorno a un tavolo e a giungere a un nuovo accordo entro tempi prestabiliti dopo la scadenza del CCNL: la concertazione non è riconosciuta nell'ordinamento giuridico come una fonte "obbligata" del diritto del lavoro, che ha competenza esclusiva su certi temi. 
In sede di rinnovo, se vi sono evidenti difficoltà delle parti sociali a pervenire ad un accordo, il Ministro del lavoro può decidere di passare ai cosiddetti "lodi governativi", in cui le condizioni del nuovo contratto sono dettate dalla Pubblica Autorità, che vincola le parti sociali a sottoscriverlo, ovvero le impone per decreto. 
Con decreto del Governo o del Presidente della Repubblica possono essere riprese parti del CCNL, che ricevono forza di legge erga omnes, per tutti i lavoratori appartenenti a una determinata categoria.

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