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Matrimonio canonico: vizi del consenso

del 12/04/2012
CHE COS'È?

Matrimonio canonico vizi del consenso: definizione

Il consenso validamente espresso da persone capaci giuridicamente costituisce la radice stessa del matrimonio; da esso scaturisce il vincolo matrimoniale.
Laddove il consenso sia viziato gravemente, il matrimonio è nullo.
I primi vizi del consenso del matrimonio canonico, che incontriamo nel Codice di Diritto Canonico, si riferiscono a problematiche psichiche o comunque su alterazioni o dell’intelletto o della volontà, che devono sussistere al momento della celebrazione del matrimonio.
In estrema sintesi possiamo dire: è invalido il consenso prestato da chi, al momento delle nozze, non ha sufficiente uso di ragione (per esempio il malato psichico grave; chi è in stato di grave ubriachezza, oppure intossicato da sostanze stupefacenti); è pure invalido quello prestato da chi, per grave difetto di discrezione di giudizio, non comprende quali siano gli obblighi matrimoniali essenziali (prole, fedeltà, indissolubilità); si tratta, in questo caso, di persone le problematiche psicologiche delle quali non sono così gravi da renderle prive dell’uso di ragione; le problematiche devono comunque avere un certo peso, essere capaci cioè di non far comprendere che cosa il matrimonio sia e comporti; può anche essere il caso di una perturbazione dell’animo grave (lutto, incidente, alterazione psichica, eccetera) ma passeggera, purché presente al momento delle nozze.
Si parla anche – impropriamente – di “immaturità”, che però deve essere grave, non essendo sufficiente ad invalidare il matrimonio la generica immaturità, propria della giovane età. E’ invalido infine il consenso di chi, pur rendendosi astrattamente conto di questi obblighi matrimoniali essenziali, pur volendo non è capace, per cause di natura psichica, di assumerli (e quindi sostanzialmente di adempierli, per semplificare). E’ per esempio il caso di chi sia omosessuale, del narcisista, della ninfomane, del geloso patologico.
Vi sono poi altri vizi del consenso: l’ignoranza (non si sa che cosa è il matrimonio, inteso come unione permanente tra uomo e donna, ordinata alla prole attraverso una qualche cooperazione sessuale; tale conoscenza si presume acquisita con la pubertà; un esempio, molto antico, è quello di chi pensava che i figli nascessero per la semplice vicinanza nel talamo nuziale); l’errore può essere sia di persona (voglio sposare Tizio ma sposo Caio, magari il suo gemello), sia cadere su quelle qualità essenziali della persona, che io pretendo in modo così tassativo da subordinare il matrimonio alla loro esistenza (es.: voglio sposare solamente ed esclusivamente un medico, e tale penso sia Caio; se Caio non è medico, vi è errore invalidante); il dolo (vengo ingannato su una qualità dell’altro, che può alterare gravemente la vita coniugale; per es. mi si nasconde, per sposarmi, una grave malattia contagiosa oppure la sterilità); la violenza (fisica) od il timore proveniente dall’esterno, anche non intenzionalmente (es. si viene costretti a sposarsi dal fidanzato, dai genitori o dai futuri suoceri); la condizione futura: ti sposo “a condizione che”. La condizione è un avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi è subordinato il consenso matrimoniale.
Infine vi sono i casi, più noti, di simulazione o esclusione. La parte giura solennemente davanti al celebrante di accettare tutte le caratteristiche del matrimonio cristiano (indissolubilità, fedeltà, e figli) ma in realtà rifiuta tutte o alcune di queste caratteristiche. I casi sono: il non volere figli (esclusione della prole), il non volere rimanere sposati con una persona per sempre (esclusione dell’indissolubilità), il non volere essere fedele al coniuge o il riservarsi di sposare anche altri (esclusione della fedeltà e dell’unità). Vi è anche una categoria su cui vi è un certo dibattito in dottrina e giurisprudenza, costituita dal non volere il cosiddetto “bonum coniugum”, ovvero non si intende costituire quel minimo anche affettivo, di condivisione e comunione che costituisce il matrimonio. Analogo è infine il caso dell’esclusione totale: il matrimonio è una farsa, realizzata per altri scopi, quali per esempio l’acquisire la cittadinanza.


COME SI FA

Nel caso si verifichi l’esistenza un vizio del consenso tra quelli descritti vi sono i presupposti perché si possa chiedere la dichiarazione di  nullità del matrimonio canonico.


CHI

Gli avvocati ecclesiastici devono essere iscritti negli appositi albi tenuti dagli stessi tribunali. Tra gli avvocati ecclesiastici gli avvocati rotali sono coloro che, avendo conseguito il diploma di avvocato rotale, ed essendo iscritti in un albo tenuto dalla Sacra Rota, possono patrocinare davanti a tutti i tribunali ecclesiastici del mondo, ivi compresa la Sacra Rota, in qualsiasi grado di giudizio.



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