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Bollino blu per gli Organismi di mediazione

del 05/04/2012

Bollino blu per gli Organismi di mediazione
Dal 20 marzo 2011, a seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 28/2010 che ha introdotto l’istituto della mediazione obbligatoria nel nostro sistema normativo, si è assistito al nascere di nuove e molteplici realtà economico sociali, quali gli enti e/o organismi di mediazione, la cui natura era, di fatto, nota ai pochi operatori del settore.
Il diffondersi di queste figure è essenzialmente dovuto alla nascita di un nuovo scenario di mercato, la mediazione obbligatoria, che pare promettere un forte sviluppo, soprattutto alla luce dell’obbligatorietà della mediazione in tema di R.C. auto e in materia condominiale di recente introduzione (20.3.2012).
Ma chi, o cosa, sono questi organismi di mediazione?
Innanzitutto esistono essenzialmente 3 tipologie di enti o organismi di mediazione, divisi in base alla loro provenienza e alla loro struttura:

  1. gli ordini professionali;
  2. le camere commercio ed enti pubblici;
  3. gli organismi privati.
Per quanto riguarda le prime due tipologie, si deve osservare come queste realtà debbano rispettare, per ottenere l’accreditamento presso il ministero, condicio sine qua non l’ente di mediazione possa legittimamente operare, dettami organizzativi meno stringenti dei terzi: per esempio possono avere la sede in un'unica provincia e/o regione: possono, di fatto, sfruttare delle strutture organizzative preesistenti e già “rodate”(dipendenti e/o funzionari) per reimpiegarle a nella nuova attività dell’ente di mediazione.
Per quanto concerne gli organismi di mediazione privati, d’altro canto, vi sono maglie un po’ più stringenti per ottenere il bene placito del ministero: sostanzialmente l’organismo deve avere, oltre ai requisiti validi anche per camere di commercio ed ordini professionali, la propria sede almeno in due regioni diverse o in due differenti province della stessa regione, e deve inoltre dimostrare una stabilità economica e organizzativa al pari delle altre due realtà.
Palese come lo sforzo economico degli enti privati di nuova nascita, non avendo alle spalle una struttura preordinata e radicata nel sistema di stampo istituzionale, sia ben più marcato degli altri due. Tutti, come appare scontato, devono contare su un numero minimo (5) di mediatori che prestano la loro opera intellettuale per non più di 5 enti di mediazione.
Spesso, occorre ricordarlo, gli ordini professionali accettano come mediatori solo i propri iscritti (notai, avvocati, eccetera), mentre gli altri organismi tendono, forse per loro natura, a diversificare, arruolando tra le proprie file di mediatori diverse figure professionali.
La differenza tra gli organismi? 
Quelli privati avranno il chiaro interesse a fornire un servizio sempre migliore, per vincere la concorrenza delle altre due realtà e dare, così, impulso alla propria, mentre gli altri dovranno cercare di essere “sempre al passo”, cercando di adeguarsi con velocità e flessibilità alle nuove esigenze della normativa della media-zione e alle nuove casistiche che si presenteranno.
Ed ecco che mi aggancio al discorso sulla “qualità degli organismi di mediazione”, affrontato dal ministero qualche tempo addietro, dalla Dott. ssa Augusta Iannini, Capo dell'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia. Quali possono essere, dunque, i criteri, quali i paletti per determinare se un organismo di mediazione sia, o meno, qualitativamente idoneo a dare un servizio di mediazione valido? Ebbene, ad oggi non esistono dei parametri ministeriali predeterminati o standard qualitativi da rispettare: si lascia il giudizio finale all’utente e questo, mi sia consentito, per espressa previsione normativa. Tanto è vero che ogni organismo accreditato deve sottoporre ad ogni soggetto, a seguito di ogni mediazione, un modello, una scheda di valutazione appunto, in cui l’utente dia un voto al servizio, esprima un giudizio, compresi i reclami
Tali modelli, si ricorda, sono e rimangono presso ogni organismo e a disposizione del Ministero per ogni eventuale consultazione. Altra e diversa via per ottenere uno standard qualitativo ottimale, ritengo, sia quello suggerito dal ministero, ovvero che l’organismo di mediazione si doti di un proprio codice interno di qualità professionale, di un modello organizzativo insomma, che parta da quei requisiti minimi stabiliti dal legislatore per poi trovare la propria dimensione operativa. Infine, chiude bene la Dott. ssa Iannini nel Suo intervento, affermando che «la vera sfida è quella della vo-lontarietà del soggetto che intraprende un percorso virtuoso grazie alla professionalità del mediatore». 
A prescindere dalle percentuali, ad oggi comunque incoraggianti (circa 1 caso su 4 si chiude in mediazione), è pacifico come l’istituto della mediazione sia ancora da raffinare, soprattutto alla luce della sua recentissi-ma operatività. 
Ed ecco perché, a parere di chi scrive, è utile investire per promuovere lo strumento ed ampliarne la portata, anche se sarà poi l’utente finale, sia esso un privato, un’associazione di categoria o un professionista, a decidere se e come l’organismo di mediazione prescelto avrà fornito un servizio che rispetti i propri standard qualitativi.
Tengo a sottolineare una cosa: si noti bene che tale aspetto non comporta, come ha sollevato qualcuno, una “mercanteggio” della giustizia, poiché il mediatore, l’organismo di mediazione, non giudicano la controversia, non stabiliscono chi ha ragione o chi ha torto (non decidono della controversia), ma aiutando le parti a trovare una soluzione. 
Semplicemente, penso che tale istituto premierà chi fornirà un servizio migliore: velocità e serietà con cui un organismo di mediazione andrà a scegliere il proprio mediatore/professionista competente per ogni controversia sarà determinante.

Dott. Luca Bertolini
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COMMENTI

Caterina Rinaldi

19/11/2018 15:19:04

Egregio dott. Bertolini,
concordo appieno con le sue riflessioni in merito alla qualità degli operatori della mediazione, primi tra tutti i mediatori. Io credo che con il tempo, la scelta dell’Organismo di mediazione non sarà dettata solo da ragioni logistiche, di efficienza dei suoi uffici o di competitività delle sue tariffe ma per la competenza e la qualità dei mediatori che vi operano. del mediatore emerge come questi debba essere una figura professionale con una grande preparazione e di elevata qualità. L'Associazione Mediatori Professionisti Italiani sta lavorando alla definizione di standard di qualità dei mediatori. La nostra Associazione, che nasce dal profondo convincimento che la mediazione sia una formidabile occasione di crescita per il nostro Paese, opera per il riconoscimento del ruolo centrale del mediatore. Crediamo infatti che questi debba essere uno dei protagonisti indiscussi di questo cambiamento epocale nella nostra cultura.
Ma affinché questo accada occorre fornire alta qualità.
Cordialmente.
Caterina Rinaldi

dott. Caterina Rinaldi
Presidente
Associazione Mediatori Professionisti Italiani

www.pro-mediazione.org

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