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Le novità del decreto semplificazioni in materia di lavoro

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di Avv. Luca Failla del 08/03/2012
Le novità del decreto semplificazioni in materia di lavoro
Obiettivo principale delle riforme legislative in atto rimane sempre la crescita del nostro paese.
Proprio a tal fine, il governo ha ritenuto urgente predisporre un piano di intervento adeguato per riportare il Paese a livelli di competività sostenibili.
E’ questa, in sintesi, la finalità del decreto legge 9 febbraio 2012 n. 5, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo (GU 9 febbraio 2012 n. 33), entrato in vigore lo scorso 10 febbraio. Il provvedimento, infatti, è stato emanato a causa dell’eccezionale situazione di crisi internazionale e nel rispetto del principio di equità, con l’obiettivo principale di alleviare gli eccessivi oneri amministrativi per i cittadini e le imprese, cercando, allo stesso tempo, di migliorare il sistema produttivo del nostro Paese. 
Tra le misure introdotte dal governo, ve ne sono alcune che interessano direttamente la materia del lavoro. Infatti, la seconda sezione del capo III del decreto è dedicata alle misure di semplificazione in materia di lavoro
In particolare, al fine di rendere più celere la procedura, viene previsto che, a decorrere dal 1° aprile 2012, la competenza al rilascio dell’autorizzazione per l’astensione anticipata dal lavoro per maternità viene ripartita tra ASL e Direzione territoriale del Lavoro (articolo 15 decreto legge n. 5/2012: sul punto vedasi anche Circ. Min. lav. 2946/2012). In pratica, l’ASL provvederà a rilasciare l’autorizzazione, secondo le modalità definite nell’ambito della Conferenza Stato – Regioni, per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza. La Direzione Territoriale del Lavoro procederà, invece, qualora esistano condizioni di lavoro od ambientali ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino o qualora la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo la previsione contenuta negli articoli 7 e 12 decreto legislativo 151/2001. 
Novità rilevanti vengono apportate anche in materia di assunzione dei lavoratori extra UE (articolo 17 decreto legge n. 5/2012). Al fine di agevolare l’assunzione di tali lavoratori, in linea con quanto previsto recentemente da altri interventi legislativi e ministeriali (vedasi, articolo 40, comma 3, decreto legge. n. 201/2011 e Nota Min. Lav. 28 novembre 2011 n. 4773: sul punto, si rimanda al precedente articolo mensile di gennaio 2012), viene stabilito che attraverso la comunicazione obbligatoria anticipata al centro per l’impiego ex articolo 9-bis, comma 2 della legge n. 608/1996, il datore di lavoro assolve anche a tutti gli obblighi di comunicazione della stipula del contratto di soggiorno. Pertanto, il datore di lavoro non ha più l’onere di effettuare una doppia comunicazione, ovverosia quella relativa al permesso di soggiorno e quella relativa all’assunzione dell’extracomunitario, in quanto la prima comprende la seconda. Ulteriori agevolazioni sono previste nel caso in cui il lavoratore extra UE sia assunto per lo svolgimento di un lavoro stagionale. In particolare, viene stabilito che nel caso in cui siano trascorsi venti giorni dalla presentazione dell’istanza per l’ingresso di un lavoratore extra-UE per lavoro stagionale e lo sportello unico per l’immigrazione non abbia espresso il proprio diniego, la domanda si intende accolta in virtù del principio del silenzio-assenso, qualora sussistano due precise condizioni (nuovo comma 2bis dell’articolo 24 Testo Unico sull’immigrazione): 

  • a) la richiesta riguardi un lavoratore già autorizzato nell’anno precedente a prestare la propria attività lavorativa presso lo stesso datore di lavoro richiedente;
  • b) il lavoratore stagionale nell’anno precedente sia stato effettivamente assunto dal datore di lavoro ed abbia rispettato tutte le condizioni inserite nel permesso di soggiorno.
Fermo restando il periodo massimo di nove mesi del permesso di lavoro stagionale, l’autorizzazione si intende prorogata ed il permesso di soggiorno può essere rinnovato nel caso in cui si presenti una nuova opportunità di lavoro stagionale offerta dallo stesso o da altro datore di lavoro.
L’autorizzazione al lavoro stagionale può essere concessa a più datori di lavoro, oltre al primo, che utilizzano lo stesso lavoratore stagionale in periodi successivi, ed è rilasciata a ciascuno di essi pur se il lavoratore si trovi, legittimamente nel nostro Paese, a causa dell’avvenuta instaurazione del primo rapporto di lavoro stagionale: in tal caso, il lavoratore è esonerato dall’obbligo di rientro nel proprio Paese per il visto consolare d’ingresso ed il permesso è rinnovato fino alla scadenza del nuovo rapporto stagionale, nel rispetto del limite massimo (nove mesi).
La richiesta di assunzione per gli anni successivi al primo, può essere effettuata da un datore di lavoro diverso da quello che ha ottenuto il nulla osta triennale al lavoro stagionale.
Il decreto ha previsto anche misure di semplificazione in materia di assunzione e di collocamento obbligatorio (articolo 18 decreto legge n. 5/2012: sul punto vedasi anche Circ. Min. lav. 2946/2012). In particolare, viene stabilito che anche il personale extra del settore del turismo e dei pubblici servizi è soggetto agli obblighi di comunicazione generalmente previsti (articolo 9 bis, comma 2 legge n. 510/1996). Pertanto, per tutte le assunzioni del settore turistico e dei pubblici esercizi, la comunicazione va effettuata prima dell’instaurazione del rapporto: qualora il datore di lavoro non abbia tutti i dati è sufficiente inviare, in via preventiva, al centro per l’impiego, con le modalità usuali, i soli dati essenziali del lavoratore e del datore di lavoro, fermo restando l’obbligo della integrazione entro il terzo giorno successivo all’instaurazione del rapporto di lavoro. E’ importante sottolineare che questa comunicazione sintetica, per tali settori, prescinde dall’esistenza di ragioni di “urgenza connessa ad esigenze produttive” e va integrata entro tre giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro, pena l’applicazione della sanzione amministrativa di cui all’articolo 19, comma 3, decreto legislativo n. 276/2003. Le aziende interessate sono quelle che, indipendentemente dall’applicazione del CCNL di riferimento, sono iscritte alla Camera di Commercio con il codice ATECO 2007, così come indicate nella Nota Min. lav. 16 febbraio 2012 n. 2369.
Inoltre, in materia di collocamento obbligatorio, l’articolo 18 ha introdotto alcune modifiche in merito alla richiesta di sospensione degli obblighi occupazionali (articolo 4 decreto del Presidente della Repubblica n. 333/2000) che si ha nei casi di ricorso alla cassa integrazione guadagni straordinaria o a contratti di solidarietà ovvero in in presenza di una procedura di mobilità. La novità più importante è rappresentata dal fatto che l’istanza di sospensione, allorquando riguardi imprese con unità produttive ubicate in più province, va inviata oltreché al servizio della Provincia ove esiste la sede legale, anche al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Precisazioni sono state fornite anche in materia di libro unico del lavoro (articolo 19 decreto legge. n. 5/2012: sul punto vedasi anche Circ. Min. lav. 2946/2012): in particolare, dopo le novità introdotte dall’articolo 40, comma 4 del decreto Monti, decreto legge n. 201/2011, che ha spostato il termine di compilazione del LUL alla fine del mese successivo a quello di riferimento, il presente decreto ha fornito chiarimenti sulle nozioni di omessa ed infedele registrazione dei dati e sull’applicazione del relativo regime sanzionatorio (articolo 39, comma 7, legge n. 133/2008). In pratica, in conformità con quanto già chiarito dal Ministero del Lavoro, con Risp. Interp. Min. Lav. n. 47/2011, per omessa registrazione occorre far riferimento alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione: ciò significa che sotto l’aspetto sanzionatorio va considerata un’unica violazione che fa riferimento a tutte quelle che sono tra loro connesse. Diverso è, invece, il concetto di infedele registrazione da cui emerga una volontà commissiva del trasgressore finalizzata, il più delle volte, ad una evasione di natura contributiva e fiscale. Per la punibilità delle infedeli registrazioni, occorre verificare che i dati riportati sul LUL siano quantitativamente o qualitativamente diversi da quella che è stata l’effettiva prestazione resa o l’effettiva retribuzione corrisposta. In pratica, in via semplificativa, così come sottolineato dalla Nota Min. lav. n. 2369/2012, la sanzione prevista dal citato art. 39, sarà applicabile nelle ipotesi dei c.d. fuori busta o di una indicazione delle ore di lavoro quantitativamente diversa da quelle effettivamente prestate. In questo caso vanno applicate tante sanzioni quante sono le registrazioni infedeli (più violazioni determinatesi anche attraverso una pluralità di azioni, pur se riferibili ad un unico disegno).
Novità rilevante è anche quella contenuta nell’articolo 21 del decreto legge in materia di responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore (articolo 29 decreto legislativo n. 276/2003). In particolare, dalla nuova formulazione normativa si evince che la solidarietà, quanto al profilo retributivo, comprende “le quote di TFR, nonchè i contributi previdenziali ed i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto”: pertanto non viene addebitato al responsabile in solido l’intero ammontare del TFR dovuto al lavoratore dell’appaltatore/subappaltatore che, durante il periodo di svolgimento dell’appalto, abbia maturato il diritto al relativo trattamento.  
Inoltre, viene espressamente escluso dall’ambito della responsabilità solidale “qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento”, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero del lavoro, con la Risp. Interp. n. 3/2010, il quale ha ritenuto sussistere la solidarietà per tali sanzioni in quanto aventi natura risarcitoria.
Altre novità riguarda la razionalizzazione della disciplina del trattamento dei dati personali allo scopo di rafforzare l’azione di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminali, particolarmente di criminalità organizzata e l’abolizione dell’obbligo di predisporre e aggiornare il documento programmatico sulla sicurezza (DPS) che, oltre a non essere previsto tra le misure di sicurezza richieste dalla Direttiva 95/46/CE, rappresenta, come affermato nelle relazione illustrativa del decreto in questione, un adempimento meramente superfluo che, peraltro, non realizza un’effettiva tutela della sicurezza dei dati e dei sistemi informatici (articolo 45 decreto legge n. 5/2012). 
Inoltre, il decreto ha previsto un miglioramento del sistema dei controlli sulle imprese, in modo da garantire semplicità e proporzionalità al rischio e favorirne lo svolgimento in un clima più “amichevole” e collaborativo tra amministrazioni statali, regionali e locali. A tal fine, il Governo è delegato ad emanare appositi regolamenti di delegificazione che prevedano il coordinamento e la programmazione dei controlli stessi da parte delle amministrazioni per evitare duplicazioni e sovrapposizioni che possano recare intralcio al normale esercizio delle attività imprenditoriali (articolo 14 decreto legge n. 5/2012).
Infine, da sottolineare è anche l’articolo 16 che prevede la semplificazione e la razionalizzazione dello scambio di dati tra amministrazioni in modo da migliorare il monitoraggio, la programmazione e la gestione delle politiche sociali degli enti erogatori di interventi e servizi sociali mediante convergenza di tutte le informazioni possedute all’Inps, il quale viene, pertanto, ad acquisire una posizione centrale di controllo in una serie di attività. Inoltre, al fine di favorire la modernizzazione e l’efficienza degli strumenti di pagamento, viene previsto che a decorrere dal 1° maggio 2012 tutti i pagamenti effettuati presso le sedi dell’Inps siano effettuati esclusivamente con strumenti di pagamento elettronici bancari o postali.

Avv. Luca Failla

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