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Lavoro e stranieri: le ultime novità

del 02/01/2012

Lavoro e stranieri: le ultime novità
Con diversi provvedimenti sia di matrice nazionale sia di matrice comunitaria il lavoro degli stranieri è stato fatto oggetto, di recente, di specifica previsione normativa e regolamentare.
Al fine di fornire un quadro sintetico e quanto più possibile completo delle più recenti novità in materia si ritiene utile riportarne qui di seguito, in sintesi, i principali contenuti ed i relativi riferimenti normativi.
  1. Dal 6 dicembre 2011 è entrato in vigore l’articolo 40, comma 3 del cosiddetto decreto Monti, decreto legge. n. 201/2011 convertito con modificazioni in legge n. 214/2011 il quale, allo scopo di facilitare l’iter di assunzione, ha previsto che, anche qualora non venga rispettato il termine di venti giorni per il rilascio, rinnovo o conversione del permesso di soggiorno, il lavoratore straniero possa legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente l’attività lavorativa fino ad eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, recante l’indicazione dell’esistenza dei motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno (nuovo comma 9-bis dell’articolo 5 del Testo unico sull’Immigrazione ex decreto legislativo. n. 286/1998). La richiesta del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro deve essere stata effettuata dal lavoratore straniero all’atto della stipula del contratto di soggiorno, secondo le modalità previste nel regolamento d’attuazione, ovvero, nel caso di rinnovo, presentata prima della scadenza del permesso o entro sessanta giorni dalla scadenza dello stesso. Inoltre, il nuovo comma ha previsto che deve essere stata rilasciata dal competente ufficio la ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso. 
  2. Dallo scorso 15 novembre 2011, è venuto meno l’obbligo, per tutti i datori di lavoro che assumono un lavoratore non comunitario soggiornante regolarmente in Italia, di compilare il modello Q, recante la proposta di contratto di soggiorno e indicante la sistemazione alloggiativa dello straniero con impegno al pagamento delle spese per il rientro nel paese di provenienza dello stesso. Da detta data, ai fini dell’assunzione dello straniero, basta inviare al competente Centro per l’Impiego il modello “Unificato Lav”, entro le 24 ore del giorno antecedente l’inizio del rapporto di lavoro. Tale semplificazione si applica anche ai rapporti “speciali”, per i quali la legislazione di riferimento prevede tempi diversi ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di comunicazione, ossia: quelli che riguardano le Pubbliche Amministrazioni (comunicati entro il 20 del mese successivo); quelli relativi a rapporti di lavoro che si svolgono a bordo delle navi (comunicati, entro il 20 del mese successivo, attraverso il modello Unimare); i rapporti di lavoro domestico per i quali la comunicazione viene fatta all’Inps; quelli in regime di somministrazione di lavoro (comunicati entro il 20 del mese successivo mediante il modello UniSOMM); infine per le variazioni del rapporto di lavoro conseguente ad una modifica aziendale che vanno comunicati entro 5 giorni. Resta salvo, in ogni caso, l’obbligo di esibire la comunicazione compilata agli organi di vigilanza e controllo (Nota Min. Lav. 28 novembre 2011 n. 4773). 
  3. Con l’approvazione da parte del Parlamento Europeo, in data 13 dicembre 2011, della direttiva sul “permesso unico” (Dir. 2011/98/CE), i lavoratori extracomunitari potranno ottenere il permesso di lavoro e quello di residenza attraverso un’unica procedura. I diritti garantiti dalla direttiva comprendono l’accesso alla formazione professionale, alla sicurezza sociale (compresi i sussidi di disoccupazione e i trasferimenti dei diritti pensionistici), parità di condizioni di lavoro e il diritto alla rappresentanza sindacale. A beneficiare della misura non potranno essere i rifugiati, i lavoratori stagionali e quelli distaccati e i lavoratori in trasferimento all’interno di società multinazionali. Sono previsti due anni, dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea, affinché gli Stati membri possano trasporre le nuove misure nelle legislazioni nazionali. 
  4. Con decreto ministeriale 11 maggio 2011 (Gazzetta Ufficiale 1° dicembre 2011), il Ministero degli Affari esteri ha ridefinito le diverse tipologie dei visti d’ingresso, nonché i requisiti e le condizioni per averne diritto (Allegato A al decreto). In particolare, le tipologie dei visti corrispondenti ai diversi motivi d'ingresso in territorio nazionale sono: Adozione, Affari, Cure Mediche, Diplomatico, Gara Sportiva, Invito, Lavoro Autonomo, Lavoro Subordinato, Missione, Motivi Familiari, Motivi Religiosi, Reingresso, Residenza Elettiva, Ricerca, Studio, Transito Aeroportuale, Transito, Trasporto, Turismo, Vacanze-lavoro, Volontariato. L'ingresso in territorio nazionale di minori stranieri in possesso dei requisiti previsti per ciascuna delle tipologie di visto è subordinato all'acquisizione, da parte della rappresentanza diplomatico-consolare, anche dell'atto di assenso all'espatrio sottoscritto da ciascuno degli esercenti la potestà genitoriale che non accompagnino il minore nel viaggio, o in loro assenza dal tutore legale. L'assenso all'espatrio viene fornito secondo le norme vigenti nel paese di residenza del minore. L'ingresso di minori stranieri nell'ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea e' subordinato all'esplicita autorizzazione espressa da parte del Comitato per i Minori stranieri, di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 286/1998 e successive modifiche ed integrazioni.
  5. A decorrere dal 10 marzo 2012, entrerà in vigore il decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011 n. 179 (GU 11 novembre 2011 n, 263) che, in attuazione dell’articolo 4-bis, comma 2, del Testo unico sull’Immigrazione, regolamenta i criteri e le modalità dell’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, la cui sottoscrizione diventa requisito indispensabile per il regolare soggiorno sul territorio italiano. In pratica, il cittadino extracomunitario con più di 16 anni di età che fa ingresso in Italia per la prima volta, in sede di presentazione dell’istanza per il rilascio del permesso di soggiorno, presso lo Sportello unico per l’Immigrazione, della durata non inferiore ad un anno, sarà tenuto a stipulare l’accordo di integrazione: quest’ultimo, inteso come processo finalizzato a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio nazionale, nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana, si fonda sul reciproco impegno a partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società. In particolare, per gli stranieri integrarsi in Italia presuppone, attraverso l’acquisizione di un certo numero di crediti, l’apprendimento della lingua italiana e richiede il rispetto, l’adesione e la promozione dei valori democratici di libertà, di eguaglianza e di solidarietà posti a fondamento della Repubblica italiana.
  6. Con l’articolo 21 della Legge comunitaria 2010, definitivamente approvata il 30 novembre 2011 il Governo dovrà adottare specifici decreti legislativi per l’attuazione delle direttive 2009/50/CE del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati (cosiddetta direttiva sulla “Carta blu UE”), e 2009/52/CE del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. La "Carta blu UE", valida per un periodo che va da 1 a 4 anni, è l'autorizzazione che consente al suo titolare di soggiornare e lavorare legalmente nel territorio di uno Stato membro e di spostarsi in un altro Stato membro per svolgervi un lavoro altamente qualificato, nonché di godere del ricongiungimento familiare. Per ottenerla, il candidato dovrà presentare: un contratto di lavoro o un’offerta di lavoro vincolante con uno stipendio il cui ammontare corrisponda ad almeno una volta e mezza lo stipendio medio nello Stato membro interessato (gli Stati membri possono abbassare la soglia salariale a 1,2 volte, per talune professioni che necessitano in particolare di lavoratori cittadini di Paesi terzi); un documento di viaggio valido e un permesso di soggiorno valido o un visto a lungo termine; la prova che beneficia di un’assicurazione contro le malattie; la documentazione che attesti il possesso delle qualifiche professionali superiori. Scopo della direttiva è aumentare la capacità della UE di attrarre cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati, facilitare e semplificare la procedura di ammissione di tali cittadini, armonizzandone le condizioni del loro ingresso e soggiorno nell’Unione europea; migliorare lo status giuridico di coloro che sono già presenti sul territorio degli Stati membri. Tutto ciò in modo che l’immigrazione legale contribuisca maggiormente alla competitività dell’economia comunitaria. La seconda direttiva, invece, posta per contrastare il fenomeno del lavoro sommerso, prevede, tra le altre cose, che i datori di lavoro siano tenuti a: chiedere ai cittadini di Paesi terzi di presentare il permesso di soggiorno o un’altra autorizzazione di soggiorno prima di assumere l’impiego; conservare copia dei permessi di soggiorno, almeno per la durata dell’impiego, ai fini di un’eventuale ispezione delle autorità nazionali; dichiarare, entro un termine fissato da ciascuno Stato membro, l’impiego di un cittadino di un Paese terzo. Sul fronte delle garanzie a favore dei lavoratori irregolari, il decreto legislativo di attuazione della direttiva dovrà stabilire norme per consentire ai lavoratori di sporgere denuncia contro i loro datori di lavoro, sia direttamente sia attraverso terzi designati. Coloro che hanno lavorato in condizioni di particolare sfruttamento potranno ricevere, caso per caso, permessi di soggiorno per la durata dei relativi procedimenti nazionali. Quanto alle sanzioni, è previsto che queste siano rapportate al numero di immigrati assunti illegalmente e che il datore sia responsabile anche del pagamento degli arretrati, inclusi i costi derivanti dal trasferimento del lavoratore al suo paese di origine.
  7. La Commissione Europea, lo scorso 19 dicembre, ha adottato una proposta di revisione della direttiva 2005/36/CE, sulle qualifiche professionali: direttiva essenziale per consentire agli operatori di avviare una nuova attività o di trovare un posto di lavoro in un altro stato membro nel quale sia richiesta una qualifica specifica per poter esercitare una determinata attività professionale. La proposta è volta a semplificare le regole per la mobilità dei professionisti all’interno della UE, introducendo una tessera professionale europea per tutte le professioni interessate che consenta un riconoscimento più facile e rapido delle qualifiche.
  8. Da ultimo, si segnala che con sentenza del 12 dicembre 2011 n. 331, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo12, comma 4-bis, decreto legislativo. n. 286/1998, laddove non ammette, in relazione ai reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che il giudice, in presenza di specifici elementi, possa disporre misure cautelari diverse dalla custodia in carcere.

Avv. Luca Failla
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