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La riforma dell'apprendistato

del 07/11/2011

La riforma dell'apprendistato
E’ in vigore dallo scorso 25 ottobre il decreto legislativo del 15 settembre 2011 n. 167 recante il Testo Unico per la riforma del contratto di apprendistato, emanato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 1, comma 30, della legge n. 247/2007 e nell’articolo 46 della legge n. 183/2010, cosiddetto "Collegato Lavoro".
Il provvedimento, attraverso la codificazione in un Testo Unico dei principi guida e della disciplina in materia, ha quindi provveduto, in un’ottica di semplificazione, all'unificazione della relativa disciplina con applicazione a tutti i settori pubblici e privati.
A tal fine il Testo Unico, ferma restando la disciplina di regolazione dei contratti di apprendistato già in essere, ha previsto, a partire dalla sua entrata in vigore, l’abrogazione della normativa previgente e, per le Regioni ed i settori ove la nuova disciplina non è immediatamente operativa, un periodo transitorio di sei mesi durante i quali è possibile continuare ad applicare le regole vigenti.
Inoltre, con riferimento all’apprendistato professionalizzante, in assenza di offerta formativa pubblica quale strumento per l’integrazione della formazione aziendale, trovano immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti per i settori che abbiano regolato l’istituto. 
Tra le principali novità introdotte dal decreto spicca sicuramente la definizione del contratto di apprendistato quale contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani.
E’ possibile stipulare il contratto di apprendistato professionalizzante anche da parte delle imprese che svolgano la propria attività in “cicli stagionali”. In questo caso, la contrattazione collettiva può prevedere specifiche modalità di svolgimento del contratto, anche a tempo determinato.  
Altra innovazione rispetto al passato è data dalla valorizzazione del ruolo della contrattazione collettiva alla quale è demandata la disciplina degli standard professionali per l’assunzione con contratto di apprendistato professionalizzante. Spetta, inoltre, alla contrattazione collettiva il compito di determinare la durata del contratto in ragione dell’età dell’apprendista e del tipo di qualificazione professionale da conseguire. Durata che non può eccedere, in ogni caso, i tre anni (cinque anni per i profili professionali del settore artigianato al quale si applica la disciplina di cui al decreto legislativo n. 443/85 e, come chiarito recentemente dal Ministero del lavoro con Risp. Interp. n. 40 del 26 ottobre 2011, anche per quelli “equipollenti ad esso, anche se appartenenti a settori merceologici differenti”).
Viene, quindi, in parte ridimensionato il ruolo delle Regioni nella materia, soprattutto per quanto riguarda l’apprendistato professionalizzante per il quale è stabilito che la formazione svolta sotto la responsabilità dell’azienda è integrata dall’offerta formativa pubblica. Con riguardo, invece alle altre due tipologie di apprendistato il ruolo delle Regioni è demandato a definire gli standard formativi e di certificazione necessari per il conseguimento del titolo o livello di istruzione al quale lo stesso è demandato. 
Le tipologie di apprendistato ora previste dal Testo Unico, le quali sostituiscono quelle introdotte dalla Legge Biagi (articoli da 47 a 53 decreto legislativo n. 276/2003) sono:

  • apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale per coloro che abbiano compiuto i 15 anni di età e fino al compimento del 25° anno di età, finalizzato a conseguire un titolo di studio in ambiente di lavoro;
  • apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere per i giovani tra i 18 e i 29 anni di età (o, meglio, 29 anni e 364 gg), finalizzato ad apprendere un mestiere o a conseguire una qualifica professionale;
  • apprendistato di alta formazione e ricerca, anch’esso per i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni di età finalizzato conseguire titoli di studio specialistici, universitari e post-universitari e per la formazione dei ricercatori nonché per il praticantato funzionale all’accesso alle professioni ordinistiche. 
E’ inoltre prevista la possibilità di stipulare contratti di apprendistato anche a favore dei lavoratori in mobilità, a prescindere dall’età, al fine di fornire loro una qualificazione o riqualificazione professionale.
Per quanto riguarda la retribuzione dell’apprendista, viene specificato che i due sistemi previsti (sottoinquadramento o percentualizzazione) devono intendersi alternativi tra loro.
Altro elemento di novità è rappresento dalla possibilità per i datori di lavoro che hanno sedi in più Regioni di fare riferimento al percorso formativo della Regione dove è ubicata la sede legale e di accentrare le comunicazioni obbligatorie presso il servizio per l’impiego del luogo dove è ubicata tale sede.
Il Testo Unico, inoltre, ha stabilito il mantenimento dei benefici contributivi per il primo anno successivo al completamento del percorso in apprendistato con consolidamento del rapporto a tempo indeterminato con l’eccezione dei lavoratori in mobilità assunti con rapporto di apprendistato per i quali valgono i benefici contributivi specifici previsti dalla legge (articolo 25, comma 9, legge n. 223/91 e articolo 8, comma 4, legge n. 223/1991).
Infine, per evitare un uso distorto del contratto di apprendistato, il decreto ha previsto un rafforzamento dell’apparato ispettivo e sanzionatorio (articolo 7, comma 1 e 2, decreto legislativo n. 167/2011).

Avv. Luca Failla
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